Martedì, 16 Luglio 2024
Cronaca

Palermo si commuove per Biagio Conte: "Era un mite e potente lottatore, ora tocca a noi portare la croce"

Le lacrime dei genitori che baciano la bara di legno grezzo, l'omelia dell'arcivescovo Lorefice, il ricordo di don Vitrano: il funerale del missionario laico in una Cattedrale gremita. E il sindaco Lagalla annuncia l'intitolazione di una strada

Nell'ultimo saluto a Biagio Conte, il missionario laico morto giovedì scorso, le lacrime si mescolano con un silenzio che sa di profondo rispetto. Vero, sincero, partecipato. Un silenzio - prima, durante e dopo i funerali - che quasi non ci si crede, tanta era la gente dentro e fuori la Cattedrale.

Palermo saluta Biagio Conte: in 10 mila per i funerali | Video

Palermo si commuove. Le lacrime non si contano. Come quelle versate dai genitori di fratel Biagio, Giuseppe e Maria, che s’inginocchiano e baciano la bara di legno grezzo, sigillata con la ceralacca, e il Vangelo di Matteo poggiato di sopra. Come quelle di don Pino Vitrano, che del "mio fratellino Biagio" - così lo chiama - ricorda quel suo essere "testimone di pace e d'accoglienza". Come quelle dell’arcivescovo Corrado Lorefice, che durante l’omelia si emoziona e con la voce rotta invoca "una Palermo nuova, per la quale dobbiamo lottare con la stessa temerarietà e la stessa follia di Biagio". Come quelle delle migliaia di fedeli, che hanno gremito la Cattedrale. La novena recitata prima del funerale si sente già nel sagrato.

I funerali di Biagio Conte in Cattedrale - le foto

La chiesa è già piena sino all’inverosimile quando arrivano alla spicciolata le autorità civili, militari e religiose. C'è il cardinale Paolo Romeo, ex arcivescovo, che entra accompagnato a braccetto e si regge su un bastone; ma anche l'Imam di Palermo, lo sceicco Badri Al Madani, che si ferma subito in preghiera laddove giace il feretro di fratel Biagio. Prima di lui è l’ex sindaco Leoluca Orlando, capo chino, a rendergli omaggio.

La cattedrale è un caleidoscopio di colori: il bianco e il viola di presbiteri e vescovi; il rosso dei baschi, dei gilet e delle pettorine del Corpo Italiano di Soccorso dell'Ordine di Malta (Cisom), incaricato del servizio d’ordine; il giallo fosforescente degli altri volontari; le fasce tricolori del sindaco Roberto Lagalla e degli altri primi cittadini presenti. Tra gli altri rappresentanti istituzionali c’è anche il governatore Renato Schifani. I gonfaloni di Regione, Comune e Provincia vengono sorretti da dipendenti in uniforme ai lati dell’altare, che si danno il cambio a ritmi cadenzati. L'odore d'incenso si spande in tutta la chiesa. Pochi minuti prima delle 10,30 parte la processione dal palazzo arcivescovile: don Corrado entra in Cattedrale, percorre la navata centrale e si ferma ad abbracciare i familiari di Biagio Conte. Iniziano le esequie. Il momento dell’omelia cristallizza il ricordo del missionario laico giunto in città nel lontano 1990 dopo un pellegrinaggio ad Assisi.

folla cattedrale funerali biagio conte

"Un uomo - scandisce Lorefice - che ha fatto della preghiera fiduciosa nel suo Dio la bussola, l’asse portante, la stella polare della sua esistenza". Don Corrado ringrazia il Signore per "il dono che hai fatto alla città di Palermo, alla Chiesa e al mondo: il dono di un cristiano. Il dono di un fratello che ha creduto alla tua Parola fino alla fine e fino in fondo. Noi stamattina ti ringraziamo o Padre perché lo abbiamo incontrato, perché ce lo hai fatto incontrare".

Già l’incontro. All’inizio fu la stazione centrale, a scaldare corpo e cuore di vagabondi e clochard: quel ragazzo benestante che si è spogliato di tutto per stare al fianco degli ultimi, con "quei suoi occhi pieni di cielo", dice Lorefice prendendo a prestito le parole di San Francesco, "camminava lungo le nostre strade e continuerà ancora a farlo per donarci la certezza del tuo sorriso, della tua accoglienza, della tua giustizia, della tua preferenza per i poveri. Laudato si mi Signore per fratel Biagio".

"Viveva da povero, con i poveri, per i poveri. Tutti lo sentivano vicino", aggiunge l'arcivescovo, rammentando "il sorriso di Biagio: sommesso e splendente, chiaro e profondo, intimo e aperto" e concedendosi un fuori programma rispetto all’omelia preparata. Lo spunto glielo dà l’arresto di Matteo Messina Denaro: "Il male mafioso non avrà l'ultima parola".

Bene e male a confronto, in un attimo. Da un lato la fine della corsa per il boss della mafia dopo 30 anni di latitanza; dall’altro quel piccolo grande uomo che "lottava con l’arma del digiuno per tendere al massimo la sua forza umile e non violenta". "Un mite, potente lottatore”, lo definisce Lorefice, con “una dolcezza nel suo essere che veniva da un Altrove".

"Il nostro fratel Biagio ha amato la sua Palermo, si è coinvolto nelle sue sofferenze e contraddizioni come il nostro don Pino Puglisi", emblema dei preti antimafia. Don Corrado si commuove e tutta la cattedrale applaude, lui conclude con la voce rotta dall’emozione: "Sarà questo, o Padre, il vero sinodo, il sinodo di una Chiesa nuova, di una Palermo nuova che non finiamo di sperare, ma per la quale dobbiamo continuare a lottare, con l’intemerata spudoratezza dei tuoi ‘santi folli’, dei tuoi giullari, la stessa temerarietà, la stessa follia di Biagio che da oggi è nelle tue mani e che pure tu ci lasci accanto come seme del Regno a Palermo e nel mondo".

Dal fondo della Cattedrale si leva un grido: "Santo subito!". Per Michelangelo Balistreri, fondatore del museo dell'acciuga di Aspra, nei fatti già lo è. E rispolvera l'album dei ricordi: "Dal 1994 ad oggi, ogni anno si è svolta una manifestazione che si chiama 'Aspra incontra Biagio Conte' per raccogliere beni di prima necessità. Nel cantiere allestito nei locali della parrocchia c'erano una serie di barche in costruzione. Prima del suo arrivo nessuno aveva donato nulla. Lui mi disse: '‘Ci penserà la Provvidenza'’. Il tempo di andarlo a prendere a Palermo e tornare ad Aspra e le barche erano stracolme".

Nel frattempo sull’altare salgono le nipoti di fratel Biagio. Leggono una lettera. Non esitano a definire "egoista e conservatrice la società che costringe i giovani ad emigrare". L’opposto dell’esempio lasciato dal missionario laico, persona che ha saputo rompere gli schemi: "Ci hai insegnato ad amare il prossimo. Di fronte a te non c'erano poveri ma Gesù. Ti sentiamo qui ancora in mezzo a noi". "Una profezia per il mondo di oggi", come sottolineato nei messaggi di cordoglio inviati dalla Santa Sede, dalla Cei e dal presidente della Repubblica.

Prende la parola don Vitrano, il prete con cui Biagio Conte ha tirato su la missione Speranza e Carità. Anzi, le missioni Speranza e Carità. "Ci ha insegnato a riconoscere Dio per strada, non solo quando entriamo in chiesa. Anche io sono stato accolto da lui: ci siamo incontrati alla stazione, io ero a Santa Chiara e cercavo un giovane che si era smarrito. Ho trovato lui. Aveva una semplicità e una spiritualità potente, che andava oltre i suoi limiti umani. Lui accoglieva tutti, senza dare giudizi. Adesso - conclude padre Vitrano - tocca a noi portare la croce e seguirti. La mafia si può vincere con la santità della vita".

La bara di legno viene alzata da un gruppo di volontari e percorre in processione, assieme a laici e religiosi, la strada che separa la Cattedrale dal palazzo arcivescovile. Da lì l’ultimo viaggio in carro funebre prima di essere seppellito nella chiesa della missione Speranza e Carità di via Decollati, la "Casa di preghiera per tutti i popoli". A pochi passi dalla missione, annuncia il sindaco Lagalla, una strada verrà intitolata a Biagio Conte: "Un primo gesto affinché resti sempre vivo il suo ricordo". Palermo saluta fratel Biagio ma non è un addio: il silenzio e le lacrime lasciano il posto agli applausi e alla speranza.  

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