Il funerale di "Ago" e la violenza contro i poliziotti: "Sbirri, ridateci i botti o vi ammazziamo"

I retroscena dell'inchiesta sugli scontri avvenuti alla Noce il 23 giugno e nati dal sequestro di diverse batterie di fuochi di artificio: "Ci avete rovinato tutto, dovete morire". Ecco i nomi delle 8 persone per le quali la Procura aveva chiesto l'arresto, coinvolto anche un minorenne

Uno momento dei funerali di Agostino Cardovino

"Se entro stasera non ci portate i botti che ci avete sequestrato vi ammazziamo", "cornuti e sbirri", "dovete morire, dovete buttare il sangue, se non ci andate a prendere i fuochi e ce li date, vi ammazziamo sbirri di merda", "ca un vi vuliemu, siti pi ghiccari, itivinni". Queste sono alcune delle frasi che sarebbero state pronunciate contro i poliziotti del commissariato Zisa-Borgo Nuovo, durante il funerale di Agostino Cardovino, morto ad appena 17 anni in seguito ad un incidente stradale. Parole pesanti, minacce di morte e persino schiaffi, calci e pugni agli agenti che hanno portato il procuratore aggiunto Ennio Petrigni ed il sostituto Giorgia Spiri a chiedere l'arresto di otto persone.

I nomi degli otto indagati, coinvolto anche un minorenne

Il gip ha però accolto soltanto la richiesta per Giovanni Rosselli, 24 anni, che si trova ai domiciliari, e ad altri due indagati, Nicolò Di Michele, 29 anni, e Salvatore Incontrera, di 23, ha deciso di applicare invece l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Respinti invece gli arresti per Alessandro Bono, 24 anni, Benedetto Di Cara, 30 anni, Riccardo Orlando, 32 anni, Cristian D'India, 19 anni, e Carmelo Sansone, 23 anni. Nell'inchiesta è coinvolto anche un minorenne, per il quale procede la Procura competente.

Il blocco stradale e 250 persone assembrate

A fare le spese della violenza dei partecipanti al funerale del giovane erano stati soprattutto 11 poliziotti, una parte dei quali era stata sequestrata almeno per un quarto d'ora all'interno della scuola De Amicis, mentre due agenti avevano rimediato contusioni alle gambe giudicate guaribili in sei giorni. Per il funerale, il 23 giugno scorso, la questura aveva predisposto un particolare servizio, volto anche ad assicurare il rispetto delle norme anti Covid. Ma già dalle 9 sarebbe stato chiaro che la situazione sarebbe poi degenerata. A quell'ora, infatti, sotto casa di Cardovino, in via Luigi Eredia, alla Noce, i poliziotti si sarebbero trovati davanti circa 250 persone, oltre a numerosi scooter posteggiati all'angolo con la via Ruggerone da Palermo, per bloccare la strada. Per evitare problemi, erano stati contattati uno zio del ragazzo morto e i titolari dell'agenzia di pompe funebri perché il corteo seguisse il percorso più breve per raggiungere 
la chiesa Sacro Cuore di Gesù. 

I fuochi d'artificio

Nel frattempo un altro gruppo di poliziotti, in via Fondo La Manna, rilevava la presenza di due cassonetti che bloccavano il traffico in via Pippo Rizzo. Mentre il feretro usciva dall'abitazione di Cardovino, in un parcheggio privato venivano fatti esplodere dei fuochi di artificio. La polizia vedeva uscire dal parcheggio tre persone che scappavano: una sarebbe stata riconosciuta con certezza dagli inquirenti, Cristian D'India. Nell'androne di una piccola palazzina di via Eredia, gli agenti si accorgevano della presenza di altre persone, tra cui il minorenne e in una sacca di tela blu con la scritta "Barilla" trovavano una scatola di cartone con 4 batterie di fuochi d'artificio che venivano sequestrate. Sarebbe stato proprio questo provvedimento che avrebbe scatenato la violenza della folla.

"Ci avete rovinato il funerale"

Rosselli, accompagnato da circa un centinaio di persone, secondo la, Procura, urlava il nome di uno degli ispettori e si avvicinava anche agli altri poliziotti, accusandoli di aver "rovinato" il funerale: "I fuochi mi livastivu a mmia", avrebbe affermato, mentre altri spintonavano e gridavano: "Vi n'aviti a ghiri... coinnuti, sbirri infami", "cca un vi vuliemu, siti pi ghiccari na munnizza". Sarebbero volati anche calci e pugnie e, in via Morici, Sansone avrebbe colpito un digente, ribadendo "tinn'ha ghiri".

"Sbirri, dovete morire: ridateci i botti!"

Una parte dei poliziotti a quel punto sarebbe riuscita ad allontanarsi verso via Rosso di San Secondo, mentre altri sarebbero stati raggiunti dalla folla sempre più inferocita nel cortile della scuola De Amicis: "Dovete morire, buttare il sangue, se non ci date i fuochi vi ammazziamo, andate a prenderli e dateceli, sbirri di merda, cose inutili", così avrebbero minacciato gli indagati. Rosselli, inoltre, avrebbe strappato gli occhiali da vista che il funzionario portava al collo, rompendoli in più pezzi e gettandoli a terra con disprezzo.

Il sequestro nella scuola: "Cornuto, ti ammazzo!"

Mente i poliziotti sarebbero stati sequestrati nella scuola, Rosselli si sarebbe tolto una catenina dal collo con la foto di un parente defunto e avrebbe detto al funzionario: "Te lo giuro sulla mia famiglia, se tu entro stasera non mi riporti i botti che ci hai sequestrato io ti ammazzo, ti ammazzo te lo giuro... E devi essere tu a ridarmeli stasera, altrimenti ti ammazzo, al commissariato Zisa comandi tu". Un altro indagato, Di Michele, avrebbe rincarato: "A pruossima vuota chi passiate per un contruollo a via Littara vi fazzu abbiriri io", mentre Incontrera avrebbe mimato con le mani le corna e detto al funzionari: "Tu sei un coinnuto" e Rosselli avrebbe aggiunto: "Tu sei il chiù coinnuto e sbirro di tutti". Gli indagati si sarebbero allontanati solo dopo aver sentito le sirene delle volanti del reparto mobile, giunte in soccorso dei colleghi.
 

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