La "fuitina" e la rissa tra consuocere in corso dei Mille: in appello arriva l'assoluzione

La ragazzina - che era anche rimasta incinta - si rifiutava di tornare a vivere con la sua famiglia e si era trasferita dal fidanzato. Scagionata sua madre che aveva tentato di riportarla a casa e scatenato un parapiglia in strada. Le urla e le minacce: "Ti faccio la fossa!". I fatti risalgono al 2011

Corso dei Mille - Google Maps

La storia al centro del processo somiglia tanto a certi testi neomelodici che parlano di "fuitine", di ragazzine che diventano madri troppo presto, di amori osteggiati e di tragici scontri tra famiglie, ed è quella di una madre che - appunto per far tornare la figlia minorenne a casa dopo che si era trasferita dal giovane dal quale aveva avuto un bambino - aveva aggredito verbalmente e fisicamente la "consuocera". Nella zona di corso dei Mille, il 17 giugno 2011, si era scatenato l'inferno e si era sfiorata la rissa, ma - dopo una condanna a 2 mesi in primo grado - adesso la terza sezione della Corte d'Appello ha deciso di assolvere la donna che voleva riportare con sé la ragazzina: le minacce, come "ti faccio la fossa", forse non sono state neppure proferite, secondo i giudici, e lo schiaffo che l'imputata avrebbe dato alla madre del "genero" - visto il clima che si era creato - non era neppure oggetto di contestazione.

A.D'A., 51 anni, difesa dall'avvocato Dario Falzone, è stata scagionata a nove anni dai fatti. Il collegio presieduto da Antonio Napoli ha anche deciso di revocare il risarcimento inzialmente concesso alla parte civile, ovvero la "consuocera" che sarebbe stata minacciata e picchiata.

A scatenare lo scontro tra le due famiglie era stata la relazione della figlia dell'imputata con il figlio della presunta vittima. La ragazzina, rimasta incinta, era andata a vivere a casa del giovane, contro la volontà della madre. In seguito ad un provvedimento del tribunale dei Minori, era stata però costretta a tornare a casa sua. Il 30 aprile del 2011, dopo essere uscita col ragazzo, ancora una volta la minorenne aveva però deciso di non rientrare e di andare a vivere a casa di lui. Ed è proprio per questo che il giorno successivo, nella zona di corso dei Mille, c'era stato un parapiglia ed era intervenuta anche la polizia.

Il primo maggio, infatti, l'imputata era andata a casa del "genero" ed aveva preteso che la figlia tornasse con lei. Dopo una lunga quanto inutile trattativa, la situazione era degenerata: erano arrivati altri parenti, erano volate parole grosse e, secondo l'accusa, A.D'A. avrebbe anche pesantemente minacciato la "consuocera": "Ti faccio la fossa!", così le avrebbe detto, dandole pure uno schiaffo. Da lì la storia d'amore travagliata era andata a finire in tribunale.

Il processo di primo grado era iniziato a cinque anni dalla lite, nel 2016, e si era concluso due anni dopo con la condanna dell'imputata e l'assoluzione (ormai definitiva) del "genero", F.M., 28 anni. La difesa ha impugnato la sentenza, sostenendo che non vi fosse la prova che A.D'A. avesse effettivamente minacciato l'altra donna: i poliziotti chiamati a testimoniare hanno negato la circostanza, mentre hanno confermato che uno schiaffo sarebbe volato. Da qui la decisione dei giudici di ribaltare il verdetto e di assolvere l'imputata.

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