Il giudice, Giammarva e la raccomandazione: "Quella classe deve essere in aula bunker il 23 maggio..."

Giuseppe Sidoti, indagato per una vicenda legata al Palermo Calcio, avrebbe fatto pressioni sull'ex presidente del club e genero di Maria Falcone. Dopo le intercettazioni, i controlli della finanza alla Fondazione Falcone

La raccomandazione vale per tutto... anche per un posto "in prima fila" nell'aula bunker del carcere Ucciardone il 23 maggio. Data cruciale per Palermo, perchè da anni ormai nell'anniversario della strage di Capaci il luogo che ha ospitato il maxiprocesso alla mafia diventa il centro della manifestazioni in ricordo delle vittime. E' quanto emerge nelle pieghe dell'indagine sul giudice della sezione Fallimentare Giuseppe Sidoti, accusato di corruzione nei mesi scorsi nell'ambito di una vicenda riguardante il Palermo Calcio. Sidoti avrebbe chiesto con insistenza a Giovanni Giammarva, ex presidente del Palermo e genero di Maria Falcone, di fare accedere una classe di una scuola media in Aula. E oggi la finanza si è presentata nella sede della Fondazione chiedendo gli elenchi delle scuole presenti nel 2018. 

"Ancora ti parli con tua suocera? — dice Sidoti a Giammarva in un'intercettazione riportata da La Repubblica - Che appena ti vede ti assicuta a colpi di ligno direttamente... Senti, non è che sarebbe possibile fare partecipare la classe di... che è in prima media alle celebrazioni all’aula bunker quest’anno?”. Giammarva si mette subito a disposizione "Certo che è possibile, te lo dico già io”. E il giudice scherza: "Giammarva dispone e Maria Falcone esegue. Giusto?. "Dice Giammarva - scherza ancora il giudice - che se non c’è disponibilità mandano a fanculo un’altra classe e mettono quella nostra”. “Informati, picchì sa a fari”, dice poi Giammarva alla moglie, Lucia Di Fresco.

Per il procuratore Amedeo Bertone e la sostituta Claudia Pasciuti la vicenda "apparentemente banale" è "estremamente significativa. Non solo perché evidentemente rileva in sé e per sé quale utilità di carattere morale percepita da Giuseppe Sidoti come remunerazione del servizio prestato alla 'Us Città di Palermo', ma anche in quanto è fortemente indicativa dell’atteggiamento di Giammarva nei confronti di Sidoti”. 

I giudici della Cassazione hanno ridimensionato le accuse a Sidoti, ma l'episodio dell'aula bunker resta aperto. E si riapre il dibattito sulla cosiddetta antimafia, sul valore reale delle celebrazioni. Quanto la memoria è onorata e quanto invece le iniziative diventano una fiera delle vanità?

Dalla Fondazione precisano intanto "che non è stata effettuata alcuna perquisizione. Le fiamme gialle hanno solo chiesto e acquisito gli elenchi delle scuole che, nel 2018, hanno partecipato alla cerimonia organizzata nell’aula bunker del carcere Ucciardone per l’anniversario della strage di Capaci. L’attività rientra in una indagine che non riguarda in nessun modo la Fondazione".

In una nota l'organismo diretto da Maria Falcone ribadisce che "se le condizioni di sicurezza lo consentono, la Fondazione cerca sempre di venire incontro alle richieste di partecipazione alla cerimonia del 23 maggio provenienti da tutte le scuole siciliane, proprio per dare l’opportunità a tutti i ragazzi che lo desiderino di presenziare alla manifestazione. Nella vicenda su cui indaga la magistratura, inoltre, la richiesta veniva da un magistrato palermitano e non esisteva alcuna ragione,  ricorrendone la possibilità logistica, per non darvi seguito. La Fondazione Falcone resta a disposizione degli investigatori per ogni ulteriore chiarimento nel pieno rispetto del lavoro degli inquirenti titolari delle indagini".

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