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Zia e nipotina folgorate mentre facevano la doccia in un lido, i titolari rischiano il processo

Chiusa l'inchiesta per l'incidente avvenuto il 15 giugno dell'anno scorso nella struttura di Romagnolo: la donna è tuttora in coma, mentre la bambina aveva riportato solo un'ustione. L'impianto elettrico sarebbe stato completamente fuori norma e non sarebbero stati presenti neppure "salvavita"

Era il 15 giugno dell'anno scorso, zia e nipotina stavano trascorrendo una giornata al mare e stavano facendo la doccia in una cabina del Lido Italia a Romagnolo, quando erano state folgorate da una scarica elettrica. Se la bambina, che oggi ha 5 anni, aveva riportato un'ustione all'orecchio con problemi all'udito ormai risolti, la zia, F. M. di 36 anni, è tuttora ricoverata in coma e con gravissime lesioni. Adesso la rappresentante legale della struttura balneare, Antonina Vernengo, 67 anni, e il gestore, Antonino Lucido, di 65, rischiano il processo, anche per violazioni di norme per la sicurezza sul lavoro: il procuratore aggiunto Ennio Petrigni ed i sostituti Luisa Maria Campanile e Giovanni Antoci hanno infatti appena chiuso le indagini sul caso e si apprestano a chiedere il rinvio a giudizio.

Per le vittime - assistite dagli avvocati Rosalia Zarcone e Beatrice Mendola - quella giornata spensierata al mare si era trasformata in pochi istanti in una tragedia. L'incidente era avvenuto intorno alle 17.30, subito era stato chiamato il 118 e zia e nipote erano state trasportate al Buccheri La Ferla. La Procura aveva aperto un fascicolo e anche disposto il sequestro del lido.

In base alla ricostruzione degli inquirenti, Vernengo e Lucido - a cui è stato notificato l'avviso di conclusione delle indagini - non avrebbero adottato le misure necessarie per tutelare l'integrità fisica dei lavoratori e dei frequentatori della struttura balneare, soprattutto in relazione agli impianti elettrici del lido, privi dei requisiti minimi di sicurezza e di protezione. Mancherebbero tutta una serie di documenti per certificare la regolarità delle opere, come il progetto dell'impianto elettrico di messa a terra, la dichiarazione di conformità, la denuncia di messa a terra con l'invio all'Inail e all'Asp della dichiarazione di conformità di corretta esecuzione dell'impianto elettrico, nonché la verifica periodica dell'impianto elettrico di messa a terra.

Secondo l'accusa, inoltre, al Lido Italia non si sarebbe fatto nulla per evitare che bagnanti e lavoratori entrassero in contatto diretto con l'impianto non a norma: dagli accertamenti compiuti nella struttura, infatti, sarebero saltati fuori conduttori senza guaina, scatole di derivazione e canali portacavi senza chiusure e coperchi, quadri elettrici senza protezione. Inoltre non ci sarebbero stati i così detti "salvavita", proprio per interrompere la tensione elettrica in caso di guasti. Infine, in questo contesto, sarebbero pure stati installati scalda acqua elettrici e prese all'interno dei bagni.

Ed è proprio per queste presunte carenze strutturali, per la Procura, che le due vittime sarebbero stata folgorate mentre facevano la doccia. Agli indagati viene anche contestato di non aver rispettato le norme per la sicurezza sul lavoro, perché non avrebbero fornito un'adeguata informazione ai dipendenti della struttura sui rischi per la salute, ma anche sulle procedure di primo soccorso.
 

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