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L'area del pronto soccorso dell'ospedale Civico

L'area del pronto soccorso dell'ospedale Civico

Focolaio Covid al pronto soccorso del Civico, 14 positivi tra medici e infermieri

Sfiorata la soglia critica del 10% del personale contagiato nell'area d'emergenza dell'ospedale di via Tricomi, dove nei giorni scorsi si sono sfiorati picchi fino 56 pazienti contagiati dal virus. Sotto revisione i percorsi, tamponi di sorveglianza ogni 3-4 giorni

Tanti sono risultati negativi, qualcun altro potrebbe anche positivizzarsi nei prossimi giorni, ma il dato certo è che ci sono 14 casi di Coronavirus tra medici e infermieri del pronto soccorso del Civico. Un focolaio è scoppiato all’interno dell’area d’emergenza dell’ospedale di via Tricomi, da settimane trasformato quasi in un reparto di terapia sub intensiva. Nonostante sia stata sfiorata la soglia considerata critica, pari al 10% dell’intero organico del reparto, la situazione sembra essere sotto controllo.

Già dagli inizi di ottobre il pronto soccorso del Civico è stato convertito in area Covid per fronteggiare la pandemia, con picchi fino a 56 pazienti infetti (contro gli attuali 40 circa). Ognuno con esigenze diverse: per qualcuno è sufficiente una mascherina con l’ossigeno mentre per altri è necessaria la ventilazione meccanica. Il sospetto è che i numeri registrati negli ultimi giorni possano aver influito sulla situazione, saturando l’ambiente nonostante gli impianti di areazione costantemente in funzione.

Per evitare che la situazione possa andare fuori controllo, ipotizzando che altri medici o infermieri possano risultare positivi nei prossimi giorni, è al vaglio una revisione dei percorsi in chiave più restrittiva. Allo stesso tempo verranno intensificati gli accertamenti e verrà ridotto il lasso di tempo che intercorrerà tra un tampone di sorveglianza e un altro, passando da una settimana a 3-4 giorni così da intercettare e lasciare temporaneamente a casa il personale contagiato.

“La situazione al Civico sta diventando complessa e fuori controllo, servono subito dei correttivi”. Lo afferma Enzo Munafò, segretario provinciale della Fials Palermo, in seguito alla notizia del focolaio scoperto al pronto soccorso dell’ospedale Civico di Palermo. “Il pronto soccorso dell'Arnas non può essere utilizzato come reparto di degenza Covid – dice - non è strutturato all'uopo nemmeno per l'impianto di aereazione, e l'impennata di contagi tra i lavoratori ne è la prova. Inoltre emergono delle incongruenze sulle mascherine ffp2 ed ffp3 date in uso ai dipendenti poiché negli scatoloni è scritto che "non sono presidi sanitari".

I lavoratori segnalano inoltre la mancanza di calzari e gambali lunghi e impermeabili, costretti ad usare i sacchi dell'immondizia o i copriscarpa corti che si rompono subito. Ancora si intende risparmiare sulla sanificazione degli ambienti disquisendo se risultano essere opportune o no ma chi decide sulla opportunità”. La Fials segnala quindi che “si sono accesi focolai un po' ovunque, anche in cardiologia, alla stroke unit hanno pazienti positivi che sono ricoverati da un mese. La situazione è fondamentalmente fuori controllo e si cerca solo di mettere pezze. Altro problema le aggressioni. Come è possibile che i parenti arrivino dietro le porte dei padiglioni Covid quando l'intera struttura è interdetta al pubblico? Chi controlla cosa? Per quanto tempo andremo avanti trasformando posti di degenza in emergenza Covid? Che fine ha fatto l'assistenza domiciliare? Serve l'immissione in servizio di nuovo personale infermieristico e Oss per organizzare le Usca territoriali non solo per fare tamponi ma per garantire assistenza territoriale. Servono contratti di lavoro per questi operatori che garantiscano loro la sicurezza Inail indispensabile. Basta partite Iva e cococo".
 

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