Salgono a 103 i casi di Covid alla Missione Speranza e Carità, riunione in Prefettura

L'incontro si è reso necessario per stabilire le prossime mosse da adottare per i focolai registrati nelle strutture di Biagio Conte, dichiarate "zona rossa" con un'ordinanza del presidente Musumeci

Alcuni ospiti davanti all'ingresso della "Missione" di via Decollati

Sale a 103 il numero dei casi di Coronavirus all'interno delle strutture della Missione Speranza e Carità. È stata convocata questa mattina una riunione in Prefettura dopo l'acquisizione dei risultati degli ultimi tamponi eseguiti tra gli ospiti dei dormitori gestiti da Biagio Conte, dichiarati "zona rossa" con un'ordinanza del presidente della Regione siciliana Nello Musumeci. La situazione, già considerata critica anche per le condizioni igienico-sanitarie delle strutture e per la pericolosa promiscuità al loro interno, rischia di aggravarsi ulteriormente nelle prossime ore.

Oltre ai due missionari ricoverati dopo il risultato dei tamponi, altri quattro ospiti sono stati trasferiti in ospedale per essere seguiti dai medici. Il personale dell'Asp e le forze dell'ordine hanno presidiato la struttura di via Decollati, all'interno della quale ci sono circa 350 persone, per sottoporre ai test gli ultimi ospiti ancora in attesa degli accertamenti sanitari. Molti di quelli risultati già positivi ma asintomatici hanno rifiutato di essere portati al San Paolo Palace Hotel, in via Messina Marine.

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La struttura che presenta al momento reali criticità logistiche è quella di via Decollati. In ciascuna struttura, l'Asp ha garantito la presenza di una Usca (Unità speciale di continuità assistenziale) mentre il Comune ha inviato dei mediatori culturali. Sempre Palazzo delle Aquile, in collaborazione con la Protezione civile e la Caritas, assicura la fornitura dei pasti, oltre che di altri beni primari e secondari. In ciascuna delle quattro sedi della missione è stato creato un presidio logistico-sanitario permanente composto da Asp e Comune, cui si affiancano gli operatori sanitari di Medici senza frontiere e i mediatori culturali, le forze dell'ordine presidiano gli accessi. Mentre prosegue a ritmo serrato lo screening di tutti gli ospiti, si lavora all'ipotesi di creare all'interno degli spazi della Missione delle aree separate dalle altre che favoriscano il mantenimento del distanziamento sociale.

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