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Cronaca

Malattie rare per il linfedema, in Sicilia quasi 50 mila ne soffrono: il Policlinico Centro di riferimento regionale

E' quanto emerso durante l'ottavo convegno Sif Regione Sicilia sulla flebolinfologia che si è tenuta in città dal 23 al 25 giugno. Tre giorni quasi interamente dedicati alla prevenzione, cura e al trattamento della malattia. Focus su due importanti novità, che riguardano sia l’aspetto burocratico che terapeutico

“Da gennaio 2022 l’Unità operativa di Flebolinfologia del Policlinico ha ottenuto il riconoscimento di centro di riferimento regionale malattie rare per il linfedema". Ad annunciare la notizia è il direttore Mario Bellisi, presidente dell'ottavo convegno Sif Regione sul ramo della medicina che si occupa della patologia del sistema venoso, evento che si è svolto a Palermo dal 23 al 25 giugno. Un riconoscimento, dovuto alla mole di utenza rappresentata dai pazienti linfedemici arrivati anche da varie regioni d’Italia, che fa sì che i pazienti possano avere un’adeguata certificazione della malattia (riconosciuta dall’assessorato regionale alla Salute con il codice Rgg 020), accedendo di conseguenza ai presidi in maniera del tutto convenzionata.  

L'incontro, interamente dedicato alla patologia del linfedema e ai suoi trattamenti, oltre che alla flebologia, ha messo a fuoco due importanti novità che interessano i pazienti affetti dal linfedema, sia sotto l’aspetto burocratico che terapeutico. Una tra tutte, la medicina rigenerativa tramite l’utilizzo di cellule mononucleate. Un trattamento unico e innovativo in tutta Italia, portato avanti dal Policlinico grazie all’intuizione della équipe diretta da Bellisi, che consiste nell’utilizzo di fattori di crescita (prodotti dalle cellule mononucleate), che si ottengono da un particolare processo di filtrazione di una certa quantità del proprio sangue appena prelevato. Le cellule mononucleate vengono poi inoculate nei tessuti affetti dalla patologia, azione che stimolerà la formazione di nuovi vasi linfatici.

“L’importanza che in questi anni viene riconosciuta alla flebologia - spiega Edmondo Palmeri, chirurgo vascolare specializzato in Nutrizione e Salute, e consigliere nazionale Sif - è anche grazie al fatto che ci siamo impegnati nel realizzare, presso l’Ordine dei medici di Palermo e di Messina, una commissione che valuti il curriculum formativo dei medici che praticano la flebologia. È necessario che ci sia un una regolamentazione nella formazione del medico flebologo e che questa venga acquisita anche dagli ordini dei medici delle varie province a garanzia del paziente".

Importante e innovativa anche la scelta di lavorare sulla correzione dello stile di vita e la proposta di un piano nutrizionale corretto e personalizzato che mira a ridurre l’infiammazione generale sistemica, in particolare l’infiammazione dei tessuti. "Nell’ambulatorio di Fleboloinfologia dell’Azienda Policlinico di Palermo - spiega il dottore Edmondo Palmeri - si è dato il giusto spazio all’aspetto della correzione nutrizionale. Oggi, più che mai, la correzione dell’infiammazione di basso grado deve essere corretta modificando soprattutto le abitudini alimentari, in tutte le malattie croniche-degenerative e oncologiche. L’obiettivo è dunque quello di proporre un piano alimentare in grado di ridurre lo stato infiammatorio. Il paziente con linfedema, lipedema, ed in genere con problematiche vascolari, è difatti il primo ad esser coinvolto da problematiche di tipo infiammatorio. Con l’opportuna correzione delle errate abitudini alimentari, possiamo quindi ottenere un’ottima risposta sistematica e locale, sulla qualità dei tessuti, una riduzione di peso ed un maggiore benessere del paziente".

I numeri dellla malattia

“L’1% dei siciliani - spiega Mario Bellisi - è affetto da linfedema, quindi circa cinquantamila persone in Sicilia hanno, nelle varie forme cliniche, un linfedema. Il 4% di loro sicuramente si trova in una situazione di grande sofferenza poiché la malattia, nelle forme gravi, si complica diventando altamente invalidante. Ad oggi, non esistono cure adeguate alla patologia anche perché non ci sono abbastanza centri che si specializzano nel prendere in carico i pazienti".

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