"Amministriamo il 60% dei processi ma veniamo ignorati": nuovo flash mob dei magistrati onorari

Prosegue la protesta iniziata con lo sciopero della fame di inizio dicembre. Anche questa mattina un gruppo tra giudici di pace, giudici e procuratori "volontari" è tornato a protestare davanti al palazzo di giustizia

Il flash mob di questa mattina

Sono tornati davanti al palazzo di giustizia per lottare contro quella che considerano un'ingiustizia: "Non essere riconosciuti come lavoratori ma come volontari". Prosegue - dopo lo sciopero della fame avviato il primo dicembre - la protesta di giudici di pace, giudici onorari del tribunale e procuratori onorari che questa mattina si sono raccolti in piazza Vittorio Emanuele Orlando per un flash mob, portando con loro toghe, codici e rose rosse.

"La nostra professionalità - spiega oggi il gruppo di manfiestanti - ci è riconosciuta unanimemente anche dalla Corte di giustizia europea con la decisione del 16 luglio scorso. Ciò malgrado, sino ad oggi, il governo italiano è rimasto sordo alle legittime istanze della magistratura onoraria che da tempo amministra oltre il 60% del contenzioso civile e penale in Italia. Abbiamo rilevato la gradita presenza di un rappresentante della Camera penale di Palermo, l'avvocato Giovanni Di Trapani, ed apprezziamo la vicinanza mostrata".

"Lavoriamo in nero per lo Stato" | VIDEO

Ai giudici Vincenza Gagliardotto e Sabrina Argiolas, poco meno di una settimana dopo si è unito allo sciopero della fame un altro magistrato onorario, l’avvocato Giulia Bentley, che ha deciso di digiunare per rivendicare i diritti della categoria, sfruttata e sottopagata dallo Stato. Una scelta particolarmente forte, la sua, visto che recentemente ha avuto gravi problemi di salute.

La nostra categoria "non ha diritti né tutele. Non vengono riconosciuti - aveva dichiarato il viceprocuratore onorario Nunzia Mangiapane - diritti che qualunque carta costituzionale in tutto il mondo riconosce ai lavoratori: previdenza, malattia, maternità. Non ci viene riconosciuto nessuno di questi diritti. Con il Covid è scoppiato questo bubbone tutto italiano: oggi un giudice onorario non può permettersi di ammalarsi, nonostante nella maggioranza dei casi non si possa parlare di temporaneità dell'esercizio delle funzioni".

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