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VIDEO | Una rosa rossa e il codice penale in mano, il flash mob dei magistrati onorari: "Lavoriamo in nero per lo Stato" 

Una protesta silenziosa davanti al Tribunale per chiedere di essere tutelati e inquadrati come lavoratori dipendenti. "Chi si è ammalato di Covid è stato fermo senza retribuzione". Due di loro da cinque giorni sono in sciopero della fame. "E' dura ma è l'unico modo per far conoscere la nostra sofferenza"

 

Un flash mob davanti al palazzo di giustizia, è questa l'ultima tappa della protesta dei magistrati onorari che rivendicano i loro diritti: da decenni, infatti, vengono impiegati dal ministero della Giustizia, sostenendo l'accusa ed emettendo sentenze in migliaia di processi, ma senza alcuna tutela assistenziale e previdenziale. Lavoratori dipendenti che però lo Stato (non un'azienda privata) non riconosce, ma sfrutta e sottopaga. Qualche giorno fa due giudici, Vincenza Gagliardotto e Sabrina Argiolas, con un gesto estremo, hanno iniziato uno sciopero della fame.

Stamattina decine di magistrati onorari, assieme ai giudici di pace (tra cui anche Marco D'Alessandro, che ricopre il ruolo da ben 28 anni), si sono riuniti e hanno dato vita allo "sciopero del pane e delle rose", richiamando la storica protesta del 1912 (Bread and Roses) messa in atto dai lavoratori dell'industria tessile di Lawrence. "Non solo il pane ma anche le tutele giuslavoristiche che ci sono dovute, questo simboleggiano le rose", spiega l'avvocato Giulia Bentley. Alla protesta di Palermo si sono uniti anche i colleghi di Milano e Monza.

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