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Cronaca Tribunali-Castellammare / Piazza Pretoria

Referendum anti-casta, giallo sulla raccolta firme dell'Unione Popolare

La sottoscrizione, partita il 12 maggio, si avvicina al termine. Per via della scarsa informazione, sono solo 50 le sigle raccolte al Comune. Dubbi sull'ammissione da parte della Consulta

Si avvia al termine la raccolta firme per l'indizione del "referendum anti-casta". Un quesito abrogativo il cui proposito è quello di abbassare gli stipendi di deputati e senatori. In tempo di crisi, spending review e tagli d'ogni genere, la questione relativa agli stipendi dei nostri politici, di gran lunga più alti rispetto agli altri paesi europei (vedi allegato sotto), sta diventando un vero tormentone. Ma tra scarsa informazione e poca pubblicità, sono tanti i dubbi sorti.

IL REFERENDUM - L'obiettivo è quello di raccogliere 500mila firme in due mesi, per abrogare l'articolo 2 della legge 1261 del 1965, ossia quello che disciplina le indennità che spettano a membri del Parlamento. Nello specifico, si tratta dei compensi relativi alla diaria e alle spese di soggiorno a Roma. L'iniziativa referendaria è stata promossa dall'Unione Popolare e le sottoscrizioni sono partite il 12 maggio scorso, ma in molti ancora non sono informati. I primi dubbi, ancora non fugati da parte dell'Unione Popolare, riguardano proprio i termini di scadenza della raccolta firme. Nell'immagine sopra, potete vedere come la data indicata sia quella del 26 luglio, la stessa pubblicizzata nel sito dell'Unione Popolare e sulle pagine Facebook create ad hoc. Anche al Comune di Palermo regna la stessa disinformazione e fanno sapere che "La raccolta delle firme terminerà il prossimo 30 luglio". Per chi volesse firmare, sarà possibile farlo presso l'archivio di Palazzo delle Aquile e l'ufficio elettorale di piazza Giulio Cesare 52, esibendo semplicemente un documento identificativo.

DUBBI COSTITUZIONALI - Nella prima fase di promozione del referendum, l'Unione Popolare ha tenuto a precisare che "La scelta di non proporre l'abrogazione dell'art. 1 della legge nasce dall'esigenza di non incorrere nel rischio di incostituzionalità del referendum", dato che l'indennità è garantita dall'art. 96 della Costituzione. Una bella mossa. Nella pagina Facebook di riferimento "UP Firma per abrogare stipendi d'oro dei deputati", però, alcuni internauti hanno sollevato una questione, che aprirebbe la strada alla bocciatura da parte della Consulta, citando l'art. 31 del legge 352 del 1970: "Non può essere depositata richiesta di referendum nell'anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l'elezione di una delle Camere medesime".

Una piccola curiosità: l'unico foglio firme consegnato dal comitato referendario è terminato con l'apposizione della cinquantesima ed ultima firma. Ad oggi, fanno sapere dal comune, non è stato pervenuto alcun altro modulo ed ai contatti del comitato non risponde nessuno. Di fatto, martedì 10 luglio, alle 13.48, sulla pagina Facebook del Comune di Palermo è comparso il post "REFERENDUM abolizione parziale norma su indennità parlamentari. Moduli subito esauriti. Comune sollecita promotori ad inviarne subito altri". (Subito?)

APPROFONDIMENTI:

Clicca qui per vedere la relazione depositata nel 2011 in parlamento dalla commissione presieduta dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini.


Clicca qui per vedere il quadro completo del trattamento economico previsto per deputati e organi parlamentari

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