La notte delle firme false e il terremoto a 5 Stelle: processo finito, si aspetta la sentenza

Tutto sarebbe avvenuto, secondo l'accusa, su input di Riccardo Nuti, che all'epoca era candidato sindaco. Per scongiurare il rischio di non presentare la lista, avrebbero deciso di ricopiare le sottoscrizioni in loro possesso, correggendo il vizio. Ecco chi sono gli imputati

Sarà emessa domani, 10 gennaio, la sentenza del processo per le cosiddette "firme false" del Movimento 5 Stelle. Negli scorsi giorni sono state concluse le arringhe difensive. E domani mattina sono previste le eventuali repliche e controrepliche e subito dopo il giudice monocratico Salvatore Flaccovio entrerà in camera di consiglio. Gli imputati sono gli ex deputati nazionali Riccardo Nuti, Giulia di Vita e Claudia Mannino, gli ex deputati regionali Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca, la ex collaboratrice del gruppo all'Assemblea regionale siciliana Samantha Busalacchi, gli attivisti Giuseppe Ippolito, Riccardo Ricciardi, Pietro Salvino, Alice Pantaleone, Antonio Ferrara. 

Il processo sarebbe andato in prescrizione tra meno di un mese. Al termine della requisitoria, il pm Claudia Ferrari aveva chiesto la condanna per tutti gli imputati. La pena più alta, 2 anni e 3 mesi, era stata chiesta per il cancelliere Giovanni Scarpello e l'avvocato Francesco Menallo, mentre un anno e sei mesi, pena più lieve, era stata invocata per l'ex deputata regionale Claudia La Rocca che ha collaborato con gli inquirenti. Per tutti gli altri imputati era stata chiesta la condanna a due anni

L'avvocato Valerio D'Antoni nel corso dell'arringa difensiva del processo per le cosiddette 'firme false' ha detto: "L’ex deputata regionale siciliana del M5S Claudia La Rocca con le sue dichiarazioni al pm ha inserito dei tasselli di verità in un puzzle un po’ confuso, ha scoperto tutte le ombre dell’inchiesta che, le dichiarazioni a macchia di leopardo, avevano determinato e ha permesso di determinare la svolta delle indagini raccontando le dinamiche, il movente e spiegando ogni passaggio".

Secondo la procura, nella notte del 3 aprile 2012, durante la campagna elettorale per le amministrative di Palermo, al comitato del Movimento furono ricopiate migliaia di firme per provare a rimediare a un banale errore su un luogo di nascita di un sottoscrittore. Il timore era quello di non riuscire più a raccogliere le firme necessarie per la presentazione delle candidature. Il legale dell’ex deputata La Rocca ritiene che l’imputata meriti l’assoluzione o, In alternativa, "una pena molto più tenue e i benefici previsti dalla legge" perché "grazie alle sue dichiarazioni è stata fatta luce sia unto avvenuto quella notte".

I reati contestati si prescrivono tutti a febbraio. Tutto sarebbe avvenuto, secondo l'accusa, su input di Riccardo Nuti, che all'epoca era candidato sindaco. Per scongiurare il rischio di non presentare la lista, avrebbero deciso di ricopiare le sottoscrizioni in loro possesso, correggendo il vizio. Il cancelliere avrebbe dichiarato falsamente che le firme erano state apposte in sua presenza. Claudia La Rocca è stata tra le prime ad ammettere che, dopo essersi accolti del vizio nei dati anagrafici di uno dei sottoscrittori, si decise di ricopiare le firme raccolte per evitare, visto che mancavano tre giorni alla scadenza, di far saltare tutto. "Tutti i moduli con le firme rischiavano di essere nulli - aveva spiegato in aula la ex deputata che non si è ricandidata nel 2017 perché sotto inchiesta -. Perciò si decise di ricopiarle. Ma non c'è stata alcuna volontà di commettere un falso ai danni dei nostri sostenitori. Eravamo inesperti, nessuno pensò che potesse essere una cosa tanto grave".

L’avvocato D’Antoni non risparmia attacchi e critiche nei confronti degli altri imputati, tra cui l’ex deputato Riccardo Nuti. O Mannino e Di Vita. E ricorda la querela presentata da Nuti nei confronti di Ugo Forello, ex capogruppo M5S al consiglio comunale di Palermo, accusandolo di "condotta calunniatoria". "Dal punto di vista soggettivo - aggiunge l’avvocato D’Antoni durante l’arringa difensiva - devo dire con una certa sorpresa che il pubblico ministro non valorizza il contributo e la narrazione completa dell’imputata La Rocca". E aggiunge: "Il valore delle dichiarazioni di Claudia La Rocca assume il carattere della decisività". E poi attacca gli altri imputati del processo: "Non ho mai visto un processo in cui il comportamento degli altri imputati delinea comportamenti ancora più gravi dei reati di cui sono accusati. C’è stato un ricorso sistematico alle menzogne e alle mistificazioni della realtà".

Alla fine dell’arringa difensiva l’avvocato D’Antoni ha chiesto l’assoluzione per Claudia La Rocca "perché il fatto non costituisce reato trattandosi di un falso innocuo" o, in subordine, che l’eventuale pena "venga contenuta con tutti i benefici in ragione del contributo fornito dall’imputata". Adesso tocca ai difensori degli altri imputati. Lo stesso legale ha anche chiesto la trasmissione degli atti alla procura per calunnia nei confronti di Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino.

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Fonte: Adnkronos

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