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Sabato, 4 Dicembre 2021
Cronaca Tribunali-Castellammare / Via Maqueda

Finanza, colpo al mercato del falso Sequestrati 54 mila prodotti

Si tratta di capi d'abbigliamento, ma anche componenti elettrici e articoli per l'infanzia, molto richiesti in questo periodo di feste. Avrebbero fruttato mezzo milione di euro

L’aumento della domanda di generi di consumo, articoli per l’infanzia e abbigliamento in vista delle festività natalizie, alimenta anche il mercato del falso e i finanzieri di Palermo intensificano il controllo del territorio rivolto a contrastarlo. I Baschi verdi del Gruppo Pronto Impiego hanno messo a segno, infatti, un altro consistente colpo, individuando un ulteriore canale di rifornimento del mercato clandestino cittadino che faceva capo a una cinese di 54 anni risultata priva del permesso di soggiorno nei cui confronti, oltre alla denuncia per commercio di prodotti contraffatti e ricettazione, sono scattate anche le procedure per l’espulsione.

I finanzieri sono risaliti a lei mettendo sotto osservazione i movimenti di alcuni extracomunitari conosciuti come abituali ambulanti abusivi, giungendo ad individuare un box anonimo in via Maqueda nella disponibilità della denunciata, dal quale gli ambulanti venivano notati uscire con al seguito bustoni e scatole di cartone.

Dopo il controllo di uno di questi soggetti, scoperto in possesso di accessori per abbigliamento falsi pronti ad essere messi in vendita lungo le strade del centro cittadino, in questi giorni affollato per gli acquisiti di regali, i militari hanno sottoposto a perquisizione il locale, rinvenendovi all’interno un vero e proprio deposito di prodotti contraffatti di vario genere.

In particolare, sono stati scoperti e posti sotto sequestro 2.695 borsette, 1.119 cinture, 5.569 altri accessori per abbigliamento, 1.380 lampadine, 3.007 zaini, 1.396 portacellulari, 658 portachiavi, 565 orologi, 11.500 cappelli, 24.676 giocattoli, 1.050 accendini, 871 contenitori, tutti recanti i loghi contraffatti di diverse case di produzione, per un complesso di 54.486 “pezzi”che avrebbero fruttato all’atto della vendita poco meno di mezzo milione di euro. Tutti prodotti sono stati acquistati "in nero", non essendo stata rinvenuta alcuna documentazione comprovante la provenienza o la regolare fatturazione.

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