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Cronaca Zen

Sparatoria tra le strade dello Zen, fermati due fratelli per tentato omicidio

Si tratta di Letterio e Pietro Maranzano, di 35 e 21 anni, che hanno passato la notte al Pagliarelli. Contestata anche l’aggravante del metodo mafioso. Sono almeno 10 i colpi esplosi contro Giuseppe Colombo e il figlio Antonino. All'agguato, ricostruisce la Questura, ha preso parte un commando armato composto da una decina di persone

Individuati due presunti autori della sparatoria allo Zen di ieri pomeriggio. I fratelli Letterio e Pietro Maranzano, di 35 e 21 anni, sono stati fermati dalla squadra mobile della polizia per tentato omicidio con l’aggravante del metodo mafioso e sono stati accompagnati nella notte in una cella del carcere Pagliarelli. Sarebbero stati loro due, stando a quanto ricostruito dagli investigatori, ad aver teso un agguato e sparato contro Giuseppe Colombo di 57 anni e il figlio Antonino di 35, all’angolo tra via Patti e via De Gobbis. Ma i fratelli Maranzano potrebbero essere solo due dei componenti di un commando sanguinario entrato in azione ieri pomeriggio.

Si torna a sparare tra le strade dello Zen, feriti padre e figlio
Zen, le immagini dei rilievi dopo la sparatoria | Video

Il provvedimento è stato firmato dopo ore di indagni dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia al termine delle indagini. Secondo una prima ricostruzione i fratelli Maranzano avrebbero dato appuntamento ai Colombo con i quali avrebbero avuto un’accesa discussione la mattina stessa o il giorno precedente. All’incontro però, voluto forse con la scusa di ottenere un chiarimento, avrebbero preso parte più persone e la situazione sarebbe presto degenerata. "Il commando armato - spiegano dalla Questura - che i Maranzano avevano allestito ha raggiunto i Colombo a bordo di più auto di grossa cilindrata, 'scortate' da moto e scooter, da cui scendevano una decina di persone che, armi in pugno, hanno inseguito gli obiettivi e sparato contro di loro ad altezza d’uomo per poi dileguarsi". Almeno una decina i colpi esplosi e i bossoli trovati sull'asfalto.

Il figlio è stato colpito a una natica ma si sarebbe accorto solo dopo di avere un proiettile conficcato nella carne. Il padre invece è stato colpito a una caviglia, a una gamba e in un punto tra fianco e spalla. I due, feriti e sanguinanti, sono stati caricati a bordo di un’auto e accompagnati da alcuni cononoscenti al pronto soccorso di Villa Sofia, lo stesso dove poco dopo è andato anche Letterio Maranzano per un taglio alla nuca, forse una ferita inferta con un coltello, e altre escoriazioni agli arti inferiori. Dai risultati delle prime indagini, investigatori e inquirenti avrebbero inquadrato la vicenda come un fatto legato ai delicati equilibri nel quartiere e ad alcuni personaggi coinvolti in altre inchieste. "Letterio - aggiungono infatti dalla Questura - non è nuovo alle forze dell’ordine, vicino alle famiglie mafiose dello Zen e già gravato da precedenti, tra gli altri, per associazione a delinquere di stampo mafioso".

Spari allo Zen, feriti padre e figlio - Foto

Cinque giorni fa invece è arrivata la condanna in primo grado emessa dal tribunale per Giovanni Colombo (26 anni), imputato per il duplice omicidio di Antonino e Giacomo Lupo, freddati sotto una raffica di proiettili esplosa in via Rocky Marciano, quartiere Zen, nel marzo del 2019. I giudici hanno inflitto al giovane una pena di 20 anni con il rito abbreviato escludendo la premeditazione, i futili motivi e la crudeltà.

Risale al 9 marzo scorso, sempre allo Zen, il ferimento a colpi di pistola di un 32enne, Emanuele Cipriano, colpito all'addome mentre si trovava sotto casa sua. In 24 ore la polizia è riuscita a rintracciare Giacomo Cusimano, coetaneo della vittima. L'uomo è stato fermato con l'accusa di avere sparato al giovane meccanico. Secondo quanto ricostruito i due si conoscevano da tempo e nei giorni precedenti al tentato omicidio avevano anche trascorso del tempo insieme. Il rapporto si sarebbe però incrinato per una discussione fra i due e un debito di 10 euro, ma il movente è ancora tutto da accertare.

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