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Martedì, 24 Maggio 2022
Cronaca

Fugge dall'inferno talebano e trova casa a Palermo: nuova vita per la famiglia di Shapoor, cuoco di Moltivolti

Solidarietà e integrazione al centro del progetto di accoglienza finanziato dall’Unione Buddhista Italiana e che vedrà protagonista un nucleo formato da 5 adulti e 2 bambini di sei e quattro anni

La famiglia di Shapoor, composta da un nucleo di 7 persone, è rimasta a lungo bloccata in Afghanistan a seguito della chiusura dello spazio aereo internazionale. Grazie a una raccolta fondi, la famiglia è riuscita a fuggire dai talebani e ha raggiunto Palermo sostenuta dalla rete solidale cittadina e dal supporto dell’amministrazione comunale.

Ora inizia per loro un nuovo percorso di integrazione. Quello messo in campo dall’Unione Buddhista Italiana è un finanziamento diretto, volto a creare un percorso di inserimento sociale, scolastico e lavorativo all’interno del tessuto cittadino di Palermo, città con una lunga tradizione nell’ambito dell’accoglienza. Questo percorso sperimenta una forma di integrazione che ha l’obiettivo di far sentire questa famiglia “a casa” grazie a una rete di interlocutori sul territorio attivi nell’ambito della mediazione interculturale, della progettazione di percorsi di inserimento lavorativo e delle attività di accompagnamento ai percorsi di inclusione sociale e culturale.

La famiglia, formata da 5 adulti e 2 bambini di sei e quattro anni, sarà ospitata all’interno di un appartamento accogliente sito nel centro storico di Palermo individuato da Arci Palermo. Gli spazi sono stati attrezzati cercando di rispondere il più possibile alle necessità di ogni membro della famiglia. L’associazione Send Sicilia sosterrà l’accompagnamento al lavoro degli adulti attraverso azioni di orientamento, di valutazione delle competenze professionali e di ricerca attiva del lavoro. Arci Palermo, di concerto con il Centro Muni Gyana, promuoverà l’inserimento di questa famiglia nell’offerta sociale e culturale del territorio coinvolgendola in iniziative di animazione, come ad esempio attività ludico-sportive, capaci di creare legami solidali e di amicizia. L’impresa sociale Moltivolti promuoverà, in modo progressivo, l’apprendimento della lingua italiana supportando a livello linguistico i beneficiari e mettendo loro a disposizione mediatori professionisti per aiutarli anche nel disbrigo delle pratiche burocratiche.

“Palermo, città dei diritti, ancora una volta - evidenzia Leoluca Orlando - promuove i valori di accoglienza e integrazione. Nel tempo difficile che stiamo vivendo la pace si collega, oggi più che mai, alla vita che costituisce il diritto dei diritti degli esseri umani e che s'intreccia con la mobilità internazionale che non può essere violata da insulse leggi da parte degli Stati. Palermo continua a dare, con azioni concrete, un forte segnale all'Europa, non soltanto accogliendo quanti scappano dai loro paesi, ma soprattutto integrando queste persone nel tessuto sociale della città, offrendo loro un presente e una prospettiva di futuro. Dentro di me porto ancora viva l'emozione del ricongiungimento della famiglia di Shapoor che è riuscita a fuggire dall'inferno talebano e più recentemente del ritorno in città dall'Ucraina di Elena Pastux e delle sue figlie. Questo progetto, per il quale ringrazio l'Unione Buddhista Italiana e tutti i partner che vi stanno collaborando, esprime l'unione di una città che è unita nel riconoscere il valore fondamentale della vita”.

“È fondamentale che la solidarietà non si fermi alle parole ma si trasformi in azioni concrete ed è per questo che abbiamo dato vita a questo progetto. La tragedia umanitaria che travolge le vittime di tutte le guerre ci colpisce tutti e ci richiama alla responsabilità di restituire a queste persone condizioni di vita dignitose e una speranza nel futuro. Non possiamo risolvere da soli un problema che coinvolge il mondo ma, grazie alla collaborazione di questa rete, possiamo cambiare i destini di questi esseri umani e arginare, almeno in parte la loro sofferenza. Questo è il nostro impegno di oggi e di sempre" – sottolinea Stefano Davide Bettera, membro del direttivo di Unione Buddhista Italiana.

“Il centro Muni Gyana continua nel suo impegno cittadino di percorsi condivisi a livello sociale. In questi ultimi due anni abbiamo risposto, secondo le nostre possibilità, al problema legato alla povertà, acuita dalla pandemia da Covid-19, fornendo aiuti umanitari alle associazioni San Giovanni Apostolo, Andala, Zen Insieme. Abbiamo, inoltre, donato circa 5 mila euro per kit didattici dedicati ad alunni provenienti da famiglie in difficoltà. Il progetto di accoglienza e di integrazione di questo gruppo di profughi afghani si inserisce, dunque, perfettamente,nel nostro percorso sociale, che perseguiamo con maggiore forza in un momento in cui, nonostante la guerra, comunque le emergenze e le necessità non si fermano: per noi, non c’è differenza tra un profugo afghano, un ucraino o un siriano; tutti gli esseri umani, se hanno bisogno di essere aiutati, devono essere aiutati” – precisa Marco Farina,direttore del centro Muni Gyana.

"Quella della famiglia di Shapoor è una storia complicata, il loro percorso a Palermo è appena iniziato e sappiamo quanto sia difficile ricreare le condizioni per una vita serena dopo che si è dovuti fuggire dalla propria terra.  Ad accogliere non è mai un centro di accoglienza, ma una comunità di persone: grazie alla nostra rete e all’UBI pensiamo che si possano porre in essere tutte le condizioni perché nei prossimi mesi questa splendida famiglia possa vivere, per quanto possibile, serenamente, consolidare le proprie nuove radici e valorizzare le proprie competenze." – dichiara Fausto Melluso responsabile diritti dei Migranti Arci Sicilia.

“Siamo molto contenti di prendere parte a questa iniziativa dell’UBI a sostegno di una famiglia in fuga dall’Afghanistan. SEND proporrà una specifica attività di orientamento e accompagnamento a lavoro, che partendo dal riconoscimento e dalla valorizzazione delle loro risorse, metterà la famiglia in connessione con le realtà imprenditoriali locali” – spiega Sara Di Rosa Referente progetto per Send.

"Il nostro impegno è stato quello di agire sull'emergenza e ci siamo concentrati sul riuscire a portare in Italia la famiglia di Shapoor, facendola uscire dall' Afghanistan, in modo sicuro e legale. Sapevamo che risolta l'emergenza, avremmo potuto contare su una rete di solidarietà su cui è costruita la nostra comunità. Siamo felicissimi di poter consolidare il nostro rapporto di scambio e di fiducia con la comunità buddhista, con Arci e con Send, consapevoli che un modello che integri soggetti diversi sia un modello di solidarietà e relazioni reali altamente efficace" – conclude Claudio Arestivo co-fondatore Moltivolti.

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