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Cronaca

Falsi vaccini in Fiera, l'infermiera confessa: "L'ho fatto per soldi, per pagare l'università a mio figlio"

Anna Maria Lo Brano, in servizio al Civico ed impiegata all'hub, ammette di aver simulato le inoculazioni e fa i nomi di altri presunti complici. "Sono pentita, ma la mia collega temeva il richiamo con Moderna, i miei vicini di casa di non poter lavorare e studiare...". Si indaga su un giro molto più vasto

L'avrebbe fatto soltanto per soldi, nello specifico per pagare gli studi universitari di suo figlio. E' questa la giustificazione che Anna Maria Lo Brano, l'infermiera del Civico arrestata il 21 dicembre perché avrebbe finto di vaccinare almeno 14 persone - che avrebbero per questo pagato anche 400 euro - all'hub della Fiera (che è estraneo ai fatti). Nell'interrogatorio che l'indagata ha reso il 5 gennaio si dice "pentita" e ammette tutte le contestazioni che le muovono il procuratore aggiunto Sergio Demontis ed il sostituto Felice De Benedittis. Ma fa anche tanti nomi (coperti da omissis, ma quasi certamente ci sarebbero anche una sua collega e un medico), che lasciano intendere che il giro delle finte inoculazioni in cambio di denaro sarebbe molto più vasto. Ed è proprio ciò su cui sta lavorando la Digos, guidata da Giovanni Pampillonia.

"Sono pentita, l'ho fatto solo per soldi"

A dicembre, assieme a Lo Brano (difesa dall'avvocato Riccardo Marretta), erano stati fermati anche il leader no vax Filippo Accetta e Giuseppe Tomasino. "Sono pentita di quanto ho fatto, ho agito così solo per bisogno di denaro, necessario per mantenere mio figlio agli studi universitari, anche perché, quando ho accettato di effettuare i falsi vaccini, sapevo che non avrei percepito, per ragioni fiscali, lo stipendio del mese di novembre", così si giustifica Lo Brano.

Si indaga su un giro molto più vasto

L'infermiera nell'interrogatorio ha comunque confermato soltanto le finte vaccinazioni già individuate dagli inquirenti, in alcuni casi dicendosi "impietosita" dai timori di coloro che si sarebbero rivolti a lei, compresi due suoi vicini di casa e la madre di due ragazze (oltre a un poliziotto in servizio in un commissariato cittadino, un pregiudicato e una collega impiegata nello stesso hub, tra gli altri). L'indagata era impiegata alla Fiera dal 2 novembre e, secondo l'accusa, è molto probabile che possano essere molte di più le persone coinvolte.

Il patto no vax in un negozio di detersivi di corso Pisani

"Ho conosciuto Giuseppe Tomasino - spiega la donna al pubblico ministero - ad una festa ad ottobre: in quell'occasione mi chiedeva di dargli una mano in quanto era un no vax convinto e non voleva assolutamente effettuare il vaccino". Parla poi di un incontro "nel negozio di detersivi di Tomasino, in corso Pisani in cui erano presenti lui, Filippo Accetta e omissis. L'accordo era che io avrei procurato dei falsi certificati di tampone Covid con esito positivo, riguardanti Tomasino, Accetta e due dei suoi figli, in cambio di 50 euro, mentre omissis si sarebbe occupata dell'effettuazione o comunque dell'organizzazione delle false inoculazioni, in cambio di 400 euro per ciascuno".

Il poliziotto, l'infermiera e il pregiudicato: tutti in fila per una falsa dose

"Furono versati 1.800 euro e mi diedero la mia quota di 600"

Lo Brano racconta poi che "il pagamento avvenne in quella sede ed io percepii 200 euro per i tamponi, oltre che altri 400 come ulteriore compenso, quale partecipante all'accordo. Nello specifico i soldi, complessivamente 1.800 euro, venivano consegnati da Tomasino e Accetta nelle mani di omissis che poi, una volta in auto, dopo l'incontro, mi dava la mia quota di 600 euro. L'accordo era stato così concluso in quanto, se fosse infatti risultato che queste persone erano state in passato positive al Covid, sarebbe bastato loro l'effettuazione di una sola dose vaccinale per ottenere il green pass. Successivamente, in seguito alla modifica della normativa, non appariva più utile l'effettuazione dei falsi certificati di tampone e quindi omissis mi disse che mi sarei dovuta occupare io delle false inoculazioni in favore dei suddetti soggetti".

I finti vaccini a Tomasino e Accetta

L'infermiera spiega che "in effetti qualche giorno dopo, il 10 novembre, si presentarono all'hub della Fiera Accetta con i suoi figli e Tomasino (...), in quell'occasione effettuavo la falsa inoculazione del vaccino a Tommasino, Accetta ed uno dei suoi figli, mentre l'altro andò via perché aveva paura. Dopo la falsa vaccinazione fui contattata da Tomasino perché il figlio di Accetta temeva che gli fosse stato effettuato effettivamente il vaccino, io lo rassicurai che non avevo iniettato il siero". Un dato che emerge peraltro chiaramente dalle intercettazioni.

"Per la seconda dose l'accordo non fu concluso"

Per quanto riguarda "la seconda dose degli Accetta e di Tomasino ci siamo sentiti con omissis e Tomasino ma poi non è stato concluso nessun accordo", dice l'indagata, che parla poi di altre finte vaccinazioni: "Qualche giorno prima ero stata contattata da omissis, mi aveva detto che quesi soggetti, con un poliziotto, erano intenzionati ad effettuare anche una falsa vaccinazione, promettendomi del denaro in cambio. Io accettavo". 

"Un'altra volta ricevetti 300 euro"

"Il giorno in cui effettuavo questi finti vaccini, omissis mi chiedeva per telefono di fare una medicazione. Io dicevo che non potevo perché ero al centro vaccinale e omissis mi raggiungeva lì, insieme ad altre persone, ossia proprio i due soggetti di prima, ai quali omissis mi diceva che non avrei dovuto fare il vaccino (ricordo che mi sussurrò all'orecchio che l'avrei dovuta fare falsa). Io, in preda all'agitazione e visto che c'erano altri colleghi che mi guardavano, decidevo di simulare l'inoculazione e ricevetti 300 euro".

"Usavo sempre lo stesso metodo, buttavo il vaccino in una garza"

L'infermiera conferma poi che la modalità sarebbe stata sempre la stessa: "Tutte le false inoculazioni avvenivano alla stessa maniera, come si vede dai video, svuotavo il contenuto della siringa in una garza, infilando poi l'ago nel braccio della persona, senza tuttavia iniettargli nulla". 

La siringa vuota e il vaccino gettato in una garza | video

"Quelle due ragazze avevano paura della puntura..."

Lo Brano ammette poi di aver fatto falsi vaccini anche a due ragazze: "Parlando con la madre di queste ragazze, mi ha riferito che le due ragazze avevano paura di effettuare il vaccino. Io proponevo di simulare la vaccinazione, la madre accettava e quindi prendevo appuntamento con le due ragazze alla Fiera, dove effettuavo la falsa iniezione". Su precisa contestazione della Procura, l'indagata ha confessato di aver vaccinato per finta anche la madre delle due giovani, ma sostiene che "non ho percepito soldi in questi casi".

"La mia collega aveva paura del richiamo con Moderna"

Lo Brano conferma anche di aver fatto "la falsa vaccinazione alla mia collega nell'hub, che aveva fatto regolarmente le prime due dosi con Pfizer, perché aveva paura della terza dose che sarebbe stata effettuata con Moderna. Non ho percepito soldi da lei".

"I miei vicini temevano di non poter più lavorare e studiare"

E aggiunge: "Ho fatto anche la falsa vaccinazione a due miei vicini di casa, che mi avevano manifestato il loro timore per la vaccinazione. Impietosita dal fatto che la ragazza avesse bisogno di lavorare, mentre il fratello, soggetto autistico ed epilettico, frequentava l'università, ho proposto di effettuare una vaccinazione simulata come poi ho fatto". 

"Ho simulato l'inoculazione anche ad un poliziotto"

Infine, l'infermiera ammette di aver "effettuato la falsa vaccinazione anche a un poliziotto. Il giorno prima della falsa inoculazione, si presentavano la mattina presto, prima che andassi al lavoro, a casa mia, omissis e questo poliziotto: in tale occasione concordavamo le modalità dell'effettuazione della falsa vaccinazione, che sarebbe dovuta avvenire il giorno dopo. Non ho poi percepito denaro per quest'attività, ho chiesto qualche giorno dopo notizie in merito alla omissis, la quale mi rispondeva che non sapeva quali fossero gli accordi tra il poliziotto e omissis".
 

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