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La giornalista francese Marcelle Padovani durante "Capaci, non dimenticare"

La giornalista francese Marcelle Padovani durante "Capaci, non dimenticare"

Anniversario Falcone, la giornalista Padovani: "Le 'menti raffinatissime'? So a chi pensava"

La giornalista francese Marcelle Padovani, corrispondente de Le Nouvel Observateur e autrice del libro Cose di Cosa nostra scritto con il giudice, ricorda una conversazione avuta con lui dopo il fallito attentato dell'Addaura e offre una nuova ricostruzione delle vicenda

Domani ricorre il 28esimo anniversario della strage di Capaci in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta e da giorni si susseguono manifestazioni e incontri - sul web per l'epidemia Covid-19 -  in loro memoria. Da più parti si ricorda il periodo tra fine anni '80 e inizio anni '90, si evocano episodi, si cerca di fare luce su dinamiche dove magistratura, politica, malaffare non hanno sempe confini e limiti ben definiti. Uno degli episodi di cui si dibatte ancora è il fallito attentato all'Addaura nel 1989. 

Nel corso della trasmissione Atlandide, su La 7, il giornalista Saverio Lodato ha fatto esplicito riferimento all'ex 007 Bruno Contrada (che ha annunciato querela ndr) , la giornalista francese Marcelle Padovani durante "Capaci, non dimenticare", conversazione in streaming organizzata dall'associazione "Strada degli Scrittori", offre invece un'altra visione: "In merito al fallito attentato dell'Addaura "Giovanni Falcone parlò nel 1989 di 'menti raffinatissime' e indicò Domenico Sica".  

Fallito attentato all'Addaura, la rivelazione: "Ecco chi tradì Giovanni Falcone"

Rispondendo a una domanda del giornalista Felice Cavallaro, la corrispondente de Le Nouvel Observateur, autrice del libro Cose di Cosa nostra scritto con Falcone e allora in continuo contatto con il giudice, ha raccontato: "Non avevamo i telefonini all'epoca, quindi passarono due o tre giorni dal fatto e ricevetti una chiamata da Giovanni Falcone che mi disse: 'Tu sai benissimo che la prima persona che ti chiama è responsabile del guaio che ti è successo... Indovina chi mi ha chiamato per primo'. Io risposi facendo un nome: 'Andreotti?'. E lui 'No, Domenico Sica', cioè l'alto commissario antimafia di quella stagione carica di veleni. Si tratta di una cosa vera rispetto alla quale non ho alcun supporto, ma la dico per mostrare come la sua mente su questa vicenda andasse in tutte le direzioni perchè non ha mai pensato che si trattasse di un attentato mafioso".

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