Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca

Il Palermo non fallirà, i periti: "Il parco giocatori vale più di quanto stimato dalla Procura"

Il club rosanero è salvo. Ecco quello che si legge nel dispositivo della sentenza: la verità sui bilanci della società e sull’acquisizione del marchio, dall’Alyssa alla Mepal

La valutazione della rosa è più alta di quanto risultava dall’istanza di fallimento stimata dalla Procura. Anche per questo il Tribunale oggi ha "salvato" il Palermo. Adesso è ufficiale: il club rosanero non fallirà. Il collegio composto dal presidente Giovanni D’Antoni, dal giudice delegato Giuseppe Sidoti e dal giudice Raffaella Vacca ha comunicato al club rosanero la decisione di rigetto in merito all’istanza di fallimento avanzata dalla Procura.

"Conti in ordine": il Palermo non fallisce

Tantissimi i temi affrontati e poi scongiurati dai tre consulenti di parte nominati dal Tribunale nel lunghissimo dispositivo della sentenza: dal passaggio di soldi ritenuto “fittizio” dalla Procura, al valore reale del parco giocatori del club rosanero fino ad arrivare alla reale distinzione fra stato di crisi e di insolvenza.

“Nessuno stato di insolvenza”

Uno dei punti cardine evidenziati dai consulenti tecnici d’ufficio è stata proprio la differenza concettuale, nell’ambito delle procedure concorsuali, tra stato di crisi e stato di insolvenza. “Mentre l’art. 5 L.F.  – si legge nel dispositivo della sentenza - esordisce affermando che l’imprenditore che si trova in stato di insolvenza è dichiarato fallito l’art. 160 L.F. afferma che l’imprenditore che si trova in stato di crisi può proporre ai creditori un concordato preventivo. Lo stato di insolvenza rappresenta, in altri termini, una parte ampia area dello stato di crisi in cui può venirsi a trovare l’imprenditore, o meglio ancora, lo stato finale della crisi, allorquando quest’ultima manifesti la sua certa irreversibilità. Siccome a differenza dello stato di insolvenza, lo stato di crisi non è stato riempito di adeguato contenuto definitorio dal Legislatore, il termine è stato efficientemente descritto in dottrina come nozione giuridica non qualificata. Dunque chi pur non essendo oggi adempiente potrà comunque tornare ad esserlo in futuro, visto che anche l’impresa più solida può adempiere in ritardo alle obbligazioni contratte, senza per questo manifestare un’incapacità strutturale definitiva, che determinerebbe invece la tracimazione nello stato di insolvenza. Lo stato di crisi dunque è diverso dall’insolvenza, è coincide con un processo evolutivo caratterizzato da una difficoltà economica–finanziaria più o meno grave, tale da richiedere un necessario intervento di ristrutturazione dell’inadempimento e di riorganizzazione dell’impresa. Ne consegue dunque che lo stato di insolvenza dirompe nel momento in cui l’imprenditore, a causa di una situazione di oggettiva impotenza economica, non è più in grado di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni, essendo venute meno le condizioni di liquidità di credito necessaria alla relativa attività. Secondo il tribunale dunque ai fini della pronuncia del fallimento, la valutazione economica diventa irrilevante sino a quando l’imprenditore commerciale dimostra di essere in grado di pagare. In tal caso non potrà mai essere considerato insolvente”.

I bilanci della società: tutta la verità

Nel proseguo dell’esposizione dei motivi in forza dei quali il Tribunale ritiene di non dovere dare corso all’istanza di fallimento, è stato necessario procedere ad una valutazione degli elementi ricavabili dal bilancio della società, dalla situazione finanziaria e dei flussi prospettici che è possibile ricostruire. “I consulenti tecnici d'ufficio  - continua - hanno dunque esaminato tutti gli aspetti rilevanti ai fini della determinazione da assumere in ordine alla decisione sullo stato di insolvenza, hanno puntualmente fornito le ulteriori precisazione imposte dalle osservazioni depositate dalle parti. E' stata dunque svolta un’accurata indagine sui bilanci della società, provvedendo così ad una propria e autonoma valutazione aggiornata, alla luce anche degli elementi e delle deduzioni fornite dalla società. Sono subito emersi rettifiche ed errori di calcoli numeri operati dalla consulenza tecnica di parte (totale del patrimonio netto nel bilancio 2015, con differenze pari ad oltre 2 milioni di euro in meno conteggiati dal consulente. Inoltre nell’impostazione della Procura istante, uno degli elementi di maggiore incidenza è la sorte relativa all’appostamento per 40.000.000.000,00 del credito vantato nei confronti dell’Alyssa s.a. , la cui genesi richiede un’accurata ricostruzione. Nel novembre del 2006 la società Palermo Calcio aveva stipulato un contratto di locazione finanziaria con Unicredit Leasing S.p.A avente come oggetto il marchio denominato U.S Città di Palermo S.pA,(contratto successivamente rinegoziato dalla Mepal srl). Successivamente infatti, in data 1 luglio 2014, il contratto era stato ceduto dalla U.S. Città di Palermo alla Mepal Srl nell’ambito di un’operazione di conferimento d’azienda. Il Consulente Tecnico di parte  della Procura della Repubblica ha prima attribuito al marchio un valore economico netto qualificato di 13.360.000,00 euro in data 30.06.2014 e successivamente di 16.056.000,00 in data del 30.06.2016 a fronte di un valore di stima da parte del Palermo che invece ammontava ad una cifra poco superiore a 17 milioni di euro. I consulenti hanno dunque operato una revisione delle stime del consulente tecnico della Procura e pur convenendo con l’adeguatezza del valore da questi attribuiti al marchio, hanno rimodulato il valore del patrimonio netto della società alla data del 30.06 2016 quantificandolo in 19.739.000,00 rispetto ai 14.404.000,00 attribuiti dal consulente tecnico della Procura”.

L’acquisizione del marchio: dall’Alyssa alla Mepal

"In data 30 giugno 2016 la società U.S Città di Palermo ha ceduto ad Alyssa SA la proprietà dell’intera quota di partecipazione al capitale sociale di Mepal S.r.l per un valore di 40 milioni di euro. Tale operazione ha consentito al club rosanero di realizzare una plusvalenza di circa 21, 9 milioni di euro, ovvero la differenza tra il prezzo di vendita e il patrimonio netto di Mepal S.r.l compresa tra 22,6 e 25,8 milioni di euro”. È proprio qui che alla Procura sorgono dei dubbi sulla sostanziale riconducibilità dell’Alyssa ad altra società riconducibile sempre a Zamparini. E quindi la deliberata quantificazione del prezzo di cessione al fine di incidere sulla tenuta del bilancio del Palermo tramite plusvalenza realizzata. “Tenendo conto di questa e altre considerazioni il consulente della Procura ha rettificato il patrimonio netto della società, svalutando integralmente il credito di 40.000.000 appostato dalla U.S città di Palermo per la prima volta nel bilancio del 30 giungo 2016. A sua volta il Collegio ha avuto modo di constatare che il pegno della quota sociale della Mepal, rilasciato da Alyssa s.a in favore della società, risulta costruito da una scrittura privata non autenticata. Peraltro il pegno non risulta annotato al Registro delle Imprese né sul libro soci della Mepal, il che lo rende certamente inopponibile alla Mepal e ai terzi, ferma restando comunque la validità dell’obbligo di garanzia, privo di diritto reale, di Alyssa verso la Società, ragione per cui un eventuale attività giudiziaria di recupero del credito. Non sarebbe dunque necessaria la sottoscrizione autentica dell’atto costitutivo del pegno, ma sarebbe sufficiente un atto in forma scritta, per cui l’effetto nei confronti della società decorrerebbe dalla notifica. A prescindere da ciò uno dei nodi centrali della Procura, risiede proprio nella garanzia fideiussoria rilasciata da GASDA S.p.A il 29 ottobre 2017 e non registrata per il pagamento del debito contratto dall’Alyssa. La procura ha dunque versato in atti le risultanze investigative sulla situazione patrimoniale della GESDA S.p.A al fine di dimostrare la consequenziale necessità di svalutare interamente il credito vantato dalla società rosanero nei confronti di Alyssa. I consulenti però hanno ritenuto non conducenti, ai fini dell’indagine, i documenti forniti durante le operazioni di consulenza, perché solo parzialmente indicativi della situazione del Gruppo Zamparini. Infine si è potuto constatare come il credito vantato dalla società verso Alyssa si sia ridotto di 11.5000.000 passando da 40.000.000 ad euro 28.500.000”.

Parco giocatori: ecco il valore reale 

Ulteriore elemento centrale ai fini della verifica della consistenza patrimoniale della società, infatti, è costituito dalla stima dei diritti pluriennali alle prestazioni dei giocatori, che, ancor più del marchio, costituisce la voce patrimoniale più importante negli assets di una società calcistica. “La Consulenza tecnica di parte della Procura - si legge - ha operato una propria stima complessivamente di poco superiore a 17 milioni in base anche a quanto riscontrato sul sito Trasnsfermarket che sempre secondo l’assunto dei consulenti rappresenterebbe il sito di riferimento del mercato. Il Palermo invece a sua volta ha prodotto una valutazione ancorata ai parametri di un’altra società di levatura internazionale, giungendo a una valutazione complessiva del parco giocatori di poco superiore alla cifra di 42 milioni di euro. Il valore complessivo, stimato dai consulenti invece si aggira intorno ai 59 milioni di euro, all’interno di una forbice tra un minimo di 27.357.860 e un massimo di 96.337.367. Quindi secondo quanto raccolto dai consulenti tecnici d’ufficio sulla base della corretta applicazione dei principi contabili, il Palermo Calcio presenta patrimoni netti di valore certamente diverso dal bilancio approvato, ma non di deficit patrimoniale, al contrario invece di quanto sostenuto dal consulenti della Procura della Repubblica. Dalla ricostruzione operata da consulenti inoltre a partire dagli esercizi 2013 e 2014 la società si è progressivamente evoluta sino a raggiungere un indice di sicurezza Zscore – indice dell’analisi che serve per determinare con tecniche statistiche le probabilità di fallimento di una società – pari a 2,80 quindi superiore alla soglia di 2,60, oltre il quale il rischio di fallibilità è ritenuto basso. Il confronto con altre società calcistiche inoltre ha evidenziato una collocazione dell’U.S Città di Palermo in prossimità dei valori massimi raggiunti da società come Juventus, Roma e Inter. Il bilancio attualizzato al 31 ottobre 2017 registra un flusso di cassa pari a 10.700 milioni che, tenendo conto dell’entità dei debiti e dei crediti classificati per scadenza, il margine di tesoreria previsto per il 31 ottobre 2018 sembra attestarsi su una cifra pari a 5.900 milioni. Così facendo i flussi di cassa prospettici restano positivi per una cifra superiore a un milione e mezzo di euro”.

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