Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Il ruolo di Giammarva sotto la lente: "Amicizia e favori col giudice che salvò il Palermo"

Giuseppe Sidoti, chiamato a decidere le sorti del club, in cambio avrebbe ricevuto il via libera per fare lavorare una donna legata a lui nell'organismo di vigilanza del club. Emerge tutto questo dall'indagine della Procura di Caltanissetta

Giovanni Giammarva in tribunale

"Uno scambio di favori che ha portato al salvataggio del Palermo". Così il club rosanero si sarebbe salvato dal fallimento. Con l'aiuto di un giudice compiacente, che in cambio ha ricevuto il via libera per fare lavorare una donna legata a lui nell'organismo di vigilanza del club. Emerge tutto questo dall'indagine della Procura di Caltanissetta che oggi ha reso noti i contorni di una vicenda che potrebbe ingarburgliare il futuro del Palermo e di Zamparini. In mattinata la guardia di finanza ha effettuato delle perquisizioni nella sede di viale del Fante.

Tutto ruota attorno alla figura di Giuseppe Sidoti, giudice del Tribunale di Palermo, che è stato sospeso per un anno. Anche per l’ex presidente del Palermo calcio Giovanni Giammarva è scattata una misura interdittiva dallo svolgere la sua attività di amministratore giudiziario e ausiliario del giudice nei procedimenti civili, penali e amministrativi, oltre al divieto di esercitare l’attività professionale di commercialista e di ricoprire incarichi direttivi all’interno di persone giuridiche e imprese, per la durata di un anno.

"Il Palermo doveva fallire, sentenza pilotata": giudice sospeso

Le indagini sono state avviate dopo l'intercettazione telefonica tra l'avvocato della società rosanero, Francesco Paolo Di Trapani e il aptron Maurizio Zamparini, nella quale il legale riferiva il contenuto di una conversazione avuta con Giuseppe Sidoti, giudice delegato nell’ambito del procedimento riguardante l’istanza di fallimento presentata dalla Procura nei confronti del Palermo. "Nel corso della conversazione - spiegano dalla guardia di finanza - Sidoti avrebbe anticipato a Di Trapani che verosimilmente il procedimento si sarebbe concluso con un esito favorevole al Palermo. Le indagini conseguentemente avviate, hanno consentito di appurare che: Sidoti, pur essendo legato da un pregresso rapporto di conoscenza e di estrema confidenza con Giammarva, aveva omesso di astenersi dall’incarico di giudice relatore nell’ambito della procedura prefallimentare".

In parole povere Giammarva e Sidoti erano molto amici. Il collegio chiamato a decidere sull’istanza di fallimento (composto, tra gli altri, da Sidoti) aveva nominato insieme ad altri esperti, come consulente, Daniele Santoro, che è risultato a sua volta, legato da rapporti professionali pluriennali con Giammarva. "Nel corso delle interlocuzioni fra Sidoti e Santoro - dicono dalla Finanza - è apparsa la volontà del giudice di orientare l’esito del procedimento in senso favorevole al Palermo. In particolare Sidoti ha impartito al consulente una serie di direttive finalizzate a non far emergere nell’elaborato peritale delle criticità delle quali entrambi erano a conoscenza, con riguardo in particolare alla fittizietà dell’operazione di cessione da parte del Palermo ad Alyssa S.A. (società di diritto lussemburghese riconducibile sempre a Zamparini) delle quote di Mepal s.p.a. (società detentrice del marchio del Palermo) per 40 milioni di euro e alla solvibilità della stessa Alyssa e di Gasda (holding del gruppo Zamparini, fideiussore del credito di Alyssa)".

Le criticità via via riscontrate dai consulenti tecnici - da quello che emerge - sono state puntualmente riferite da Sidoti a Di Trapani per consentire al Palermo di atturare accorgimenti strumentali a scongiurare la dichiarazione di fallimento. "Sidoti - svela la guardia di finanza - inoltre ha invitato Santoro a effettuare nell’elaborato peritale simulazioni in ordine alla integrale svalutazione del credito di 40 milioni vantato dal Palermo ma solo bilanciando l’eventualità con quella della ipotetica promozione in serie A (peraltro non realizzatasi). Sidoti ha quindi rigettato l’istanza di fallimento, un atto da considerarsi contrario ai doveri di ufficio, in quanto adottato in violazione dei doveri di imparzialità".

A questo punto la guardia di finanza rivela che "in base a quanto accertato questa condotta di Sidoti è stata “remunerata” da Giammarva con una serie di 'utilità', tra le quali il conferimento di un incarico nell’organismo di vigilanza del Palermo in favore di un avvocato palermitano, Vincenza Palazzolo, legata al giudice". Sulla scorta degli elementi investigativi i pm nisseni hanno ravvisato il reato di “corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio”  e il rischio di reiterazione alla luce “della gravità delle condotte poste in essere dagli indagati, […] dalla loro reiterazione nel tempo e dalla particolare pervicacia e spregiudicatezza dimostrativa del loro inserimento in un contesto di scambi di favori”. 

Sidoti risulta indagato anche per abuso d’ufficio per aver conferito, nel corso del 2018, un incarico di curatore fallimentare all’avvocato Vincenza Palazzolo, omettendo di astenersi “per gravi ragioni di convenienza”, alla luce dei legami accennati prima. Sono in corso una serie di perquisizioni ad opera del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Palermo disposte dalla Procura nissena nei confronti oltre che di Sidoti e Giammarva di altre persone indagate che risultano coinvolte nella vicenda.

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