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Inchiesta sul Palermo calcio, la Cassazione: "Non ci fu corruzione"

Secondo i giudici la decisione di Giuseppe Sidoti di rigettare l'istanza di fallimento della squadra non fu "atto contrario ai doveri d’ufficio". Nelle motivazioni della sentenza depositate ieri si parla di "forzatura interpretativa" e "evidenza assoluta" 

Palermo calcio, non ci fu corruzione. La decisione del giudice Giuseppe Sidoti di rigettare l'istanza di fallimento della squadra, che allora era di Zamparini, non fu "atto contrario ai doveri d’ufficio". A metterlo nero su bianco è la Cassazione. Nelle motizioni del provvedimento - depositate ieri e firmate dal presidente Anna Petruzzellis e dal relatore Andrea Tronci - con cui la Corte ha annullato l'ordinanza del gip di Caltanissetta che aveva portato alla sospensione, per un anno, del giudice della Fallimentare di Palermo, i giudici parlano di "forzatura interpretativa" di "evidenza assoluta". 

Il magistrato che disse no al fallimento della società dunque non andava sospeso. Dopo il ricorso presentato dagli avvocati di Sidoti, il cui fascicolo è finito sulla scrivania della Procura di Caltanissetta e lo scorso 3 aprile furono annullate senza rinvio sia l’ordinanza di custodia cautelare sia quella del Riesame sulla sospensione del giudice Giuseppe Sidoti indagato perchè la Procura riteneva che non avesse accolto la richiesta di fallimento a causa di alcune regalie ottenute grazie a questa decisione, come biglietti per le partite al Renzo Barbera, pass per parcheggio e sala Vip, incarichi e altro ancora. Sidoti era stato intercettato durante un colloquio con uno degli avvocati del Palermo, Francesco Paolo Di Trapani, al quale - secondo l’accusa - avrebbe rivelato come evitare il fallimento.

In primo momento la vicenda è costata al giudice Sidoti una sospensione dalla professione per un periodo di un anno, poi ridotto a sei mesi su decisione del Riesame. Gli avvocati del magistrato, Monica Genovese e Matias Manco, hanno fatto ricorso interpellando la Suprema corte per chiedere l’annullamento totale del provvedimento a carico del loro assistito, contestando l’inutilizzabilità delle intercettazioni che hanno dato il via all’inchiesta. Quella fra Sidoti e Di Trapani sarebbe stata una normale conversazione da cui non sarebbe emerso nulla di anomalo.

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