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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

Il fallimento del Palermo e le false comunicazioni alla Covisoc, assolto in appello Giovanni Giammarva

La sentenza ribalta il verdetto di primo grado, emesso con il rito abbreviato, con cui nel 2020 l'ex presidente della società sportiva era stato condannato a 8 anni e 10 mesi

Assolto "perché il fatto non sussiste" l'ex presidente del Palermo Calcio, Giovanni Giammarva. La decisione è della seconda sezione della Corte d'Appello, presieduta da Alfonsa Maria Ferraro, che ha ribaltato la sentenza emessa in primo grado con il rito abbreviato, il 30 giugno del 2020, con la quale l'imputato era stato condannato a 8 mesi e 10 giorni per le presunte false comunicazioni alla Covisoc, la commissione di vigilanza sulle società di calcio professionistiche.

I giudici hanno accolto le tesi dell'avvocato Toni Gattuso, che difende Giammarva, respingendo invece quelle del sostituto procuratore generale Giuseppina Motisi, che aveva chiesto la conferma della condanna.

Il processo è uno stralcio di quello principale, nato dopo il fallimento del Palermo, nell'ottobre del 2019, in cui era imputato tra gli altri l'ex patron del club rosanero, Maurizio Zamparini, nel frattempo deceduto. Il dibattimento è in corso e la sentenza emessa oggi in appello potrebbe avere delle ripercussioni.

In base alla ricostruzione dell'accusa, il crac del Palermo sarebbe avvenuto per una serie di operazioni irregolari legate alle società Mepal-Alyssa e nel tentativo di far figurare nei bilanci un credito inesistente di circa 40 milioni. Giammarva, commercialista e anche consulente della Procura e del tribunale, nella fase in cui fu presidente, tra il 2017 ed il 2018, non avrebbe potuto non capire i presunti trucchi di Zamparini, per i pm.

In appello i giudici hanno ritenuto del tutto insussitenti le accuse ed hanno scagionato pienamente Giammarva. In primo grado - e la sentenza è ormai definitiva - erano già stati assolti anche due ex membri del collegio sindacale della società sportiva, che erano accusati di falsi nel bilancio del 2016, Andrea Favatella e Michele Vendrame. 
 

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