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Sabato, 27 Novembre 2021
Cronaca

Ex Pip espulsi perché pregiudicati, la Regione ora dovrà pagare oltre un milione di salari arretrati

La decisione della Corte d'Appello per 31 lavoratori di Emergenza Palermo, allontanati nel 2013 dopo la legge voluta da Crocetta. Per i giudici non solo fu illegittima l'esclusione, visto che gli illeciti erano stati commessi prima del 2013, ma spettano a tutti gli stipendi non percepiti fino alla reintegra, nel 2017. Circa 35 mila euro a testa

Erano stati espulsi dal bacino Emergenza Palermo in virtù di una legge regionale voluta dall'ex presidente della Regione, Rosario Crocetta, nel 2013, perché avevano commesso dei reati. Poi, però, erano stati reinseriti perché - dato lapalissiano - quel bacino era stato creato proprio per dare una possibilità a persone con precedenti penali, relativi quindi a fatti commessi ben prima del 2013. Adesso una sentenza della Corte d'Appello non solo ha sancito l'illegittimità dell'esclusione di 31 lavoratori ex Pip, che nel frattempo erano rimasti senza impiego e senza sussidio, ma ha pure stabilito che ciascuno di loro debba ricevere gli stipendi arretrati dalla data dell'allontanamento a quella della concreta reintegra, cioè dal 2013 al 2017. Mediamente si tratta di circa 35 mila euro a testa, per un totale di oltre un milione di euro, che dovrà essere sborsato dalla Regione.

I giudici della sezione Lavoro (collegio presieduto da Michele De Maria, relatore Caterina Greco, consigliere Donatella Draetta) hanno accolto le tesi dell'avvocato Vincenzo Inglima (nella foto), che assiste i 31 ex Pip: l'assessorato regionale alla Famiglia, alle Politiche sociali e al Lavoro è stato anche condannato a pagare oltre 20 mila euro per le spese del doppio grado di giudizio. Alla fine, quindi, la norma di Crocetta, che aveva l'obiettivo di fare "pulizia" tra i precari, si sta rivelando sempre di più un boomerang per le casse regionali.

avvocato-vincenzo-inglimaI 31 ex Pip avevano fatto ricorso al giudice del Lavoro il 14 giugno del 2018. Il tribunale, il 23 luglio dell'anno scorso, aveva sì dato ragione ai lavoratori riconoscendo l'illegittimità della loro esclusione, ma aveva disposto il pagamento dei salari soltanto dal 13 maggio del 2017 all'effettiva data di reinserimento, avvenuta per tutti lo stesso anno (dunque a somme molto inferiori). Inoltre aveva deciso di dividere le spese di giudizio tra gli ex Pip e l'assessorato.

In appello è stata cassata proprio questa seconda parte della sentenza di primo grado, consentendo così ai lavoratori di recuperare tutte le indennità relative all'intero periodo in cui di fatto erano rimasti senza lavoro e senza stipendi.

I giudici hanno confermato l'illegittimità dell'esclusione dal bacino. La legge del 2013 prevedeva infatti che "l'assegno di sostegno al reddito non è erogato nelle ipotesi in cui i soggetti si rendano responsabili di azioni contrarie all'ordine pubblico e/o al patrimonio e/o alle persone". Secondo i giudici però "i 'comportamenti illeciti' vanno ricondotti, secondo quanto è emerso dalla produzione in atti, a condanne riportate prima dell'entrata in vigore della legge del 2013, sebbene in epoca successiva al loro inserimento nel bacino Emergenza Palermo". La Corte ritiene quindi che "la norma debba essere interpretata nel senso che essa dispone soltanto per l'avvenire così da colpire con l'esclusione dal bacino quei soli soggetti che, successivamente alla sua entrata in vigore, si siano macchiati delle condotte di cui alla citata disposizione".

La norma in questione è stata poi peraltro modificata dalla stessa Regione con l'aggiunta proprio delle parole "commesse successivamente alla data di entrata in vigore della regionale numero 9 del 2013".

I giudici rimarcano infine come per "tutti i ricorrenti trattasi di fatti commessi anteriormente all'entrata in vigore della norma e deve escludersi la sussistenza dei presupposti per l'esclusione dal bacino e dai corrispondenti benefici". Da qui la condanna per l'assessorato a pagare l'assegno assistenziale "con decorrenza dalla data di esclusione dal suddetto elenco fino alla data del rispettivo reinserimento, oltre agli interessi", nonché le spese per i due gradi di giudizio.

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