Il prete della gente ucciso 18 anni fa Palermo ricorda Padre Puglisi

Il parroco di Brancaccio fu ammazzato dalla mafia per il suo impegno verso i giovani. Ieri sera una fiaccolata, oggi alle 18 una messa in cattedrale. "Per noi è come se fosse ancora vivo"

Padre Puglisi, ucciso dalla mafia 18 anni fa

Padre Pino Puglisi fu ucciso nel giorno in cui compiva 56 anni: era la sera del 15 settembre 1993. Oggi avrebbe compiuto 74 anni, ma verrà ricordato per il il diciottesimo anniversario dalla sua uccisione, avvenuta davanti al portone di casa sua in piazza Anita Garibaldi, e sentenziata dalla mafia che temeva l'azione educativa di questo pastore mite e sapiente: don Puglisi rappresentava più di un semplice parroco di quartiere ed era solito parlare con i giovani di Brancaccio perché non si rassegnassero a una vita ai margini della legalità.
 
Ieri sera una fiaccolata dalla chiesa di San Gaetano a piazza Anita Garibaldi ha voluto tenere accesa la luce sulla notte di Palermo. "Per noi padre Puglisi è vivo e vorremmo che queste fiamme della presenza e dell'impegno della gente di Brancaccio restassero accese tutto l'anno", dice Maurizio Artale del Centro Padre nostro. Oggi alle 10 la proiezione film "Alla luce del Sole" nel carcere Pagliarelli, presente Roberto Faenza, regista del film. Alle 18, in cattedrale, ci sarà una solenne concelebrazione eucaristica, celebrata dal cardinale Paolo Romeo. Alle 21 il concerto dell'Orchestra sinfonica siciliana che eseguirà un brano teatrale su padre Puglisi di Salvo Piparo. Alla stessa ora, nella chiesa San Francesco Saverio, in scena "Oratorio per don Giuseppe", testo di Franco Scaldati.
 
Intanto procede la causa per il riconoscimento del martirio di don Puglisi presso la Congregazione per le Cause dei Santi in Vaticano. "Un religioso austero e rigoroso, calato nel sociale, immerso nella difficile realtà del quartiere", scrivevano di padre Puglisi i giudici nelle motivazioni della sentenza di condanna dei killer. Insomma, era il prete della gente. Emblema di quel sacerdozio missionario capace di "donarsi e spendersi quotidianamente per condurre tutti nell'unico gregge del Signore", ricordava il cardinale Camillo Ruini; figura al centro anche della visita del Papa a Palermo lo scorso ottobre. Aveva fondato il centro Padre nostro, realtà pensata per sostenere il percorso di 'liberazione' di Brancaccio, costantemente oggetto di raid vandalici. "Non sono un biblista - diceva di sè il parroco - non sono un teologo, né un sociologo, sono soltanto uno che ha cercato di lavorare per il Regno di Dio". Un terreno di impegno nel quale coinvolgere tutti: "E se ognuno fa qualcosa", era il senso della sua sfida.
 

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