Eutanasia, il papà di Eluana Englaro a Palermo: "La dolce morte è un diritto"

Sua figlia si spense nel 2009, dopo 17 anni di stato vegetativo e anni di battaglie legali. L'uomo è stato protagonista in un convegno a Palazzo Steri

Beppino Englaro

"Io dico sempre che se ci sono voluti 15 anni e 9 mesi, 5.750 giorni per riconoscere una libertà e un diritto fondamentale come l'autodeterminazione, immaginiamo quanto tempo ci vorrà adesso per venirne a capo, per trasformare l'eutanasia, che al momento è un reato, in una cosa legale, in un diritto". A parlare con l'Adnkronos è Beppino Englaro, il papà di Eluana, la giovane che dopo 17 anni in stato vegetativo, a seguito di un incidente stradale, è morta nel 2009 dopo l'interruzione dell'alimentazione artificiale. Un caso che divise l'Italia e che, a dieci anni dalla sua morte, insieme al recente pronunciamento della Corte Costituzionale sul caso Cappato sono stati al centro di un incontro organizzato questa mattina allo Steri di Palermo.

"L'eutanasia, il suicidio assistito, sono problemi che vanno affrontato e a cui va data risposta - sottolinea Englaro a margine del convegno - Il parlamento deve dare una risposta". Englaro è ben consapevole che si tratta di "temi che spaccano le coscienze e quindi difficili da affrontare. Il tema della vita e della morte - dice - fa paura a tutti, innegabilmente". L'Italia però, dal caso di Eluana, "ha fatto grandi passi avanti. C'è la sentenza della Corte suprema di Cassazione, c'è la sentenza del Consiglio di Stato del 2014 e c'è la legge del 2017 entrata in vigore nel 2018. Le persone che lo vogliono oggi - sottolinea Englaro - possono autodeterminarsi, il problema adesso è l'informazione".

"Adesso ogni persona può mettere nero su bianco quello che vuole o non vuole nel momento in cui dovesse non essere più capace di intendere e volere - osserva -. Nessuno può decidere al posto nostro, né per noi, ma per decidere 'con noi' bisogna che ci sia questo strumento: la propria autodeterminazione, nero su bianco".

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Qualunque scelta, evidenzia, "va rispettata, dipende dalla coscienza personale di ognuno e non c'è altro da dire". "Eluana - ricorda - si era espressa ed era automatico che non avendo più voce fossimo noi genitori a dargliela. Lo abbiamo fatto, ma abbiamo trovato una situazione culturale che non era disposta ad accettare la scelta di Eluana: una scelta molto semplice, un 'no grazie' all'offerta terapeutica e un 'lasciate che la morte accada'".

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