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Errore sull'età dell'imputata, dopo 10 anni di processo tutto da rifare

La storia di una ragazza nigeriana accusata dal 2010 di rapina e tentata estorsione. Gli agenti avevano indicato il 1983 come anno di nascita, ma ora si scopre che è invece il 1992 e che era minorenne all'epoca dei fatti. Oggi è stata riconosciuta vittima di tratta, vive a Udine e sta crescendo un figlio disabile

Un processo durato già dieci anni senza essere arrivato neanche a una sentenza di primo grado e che ora dovrà pure ripartire da zero. Il motivo? Un errore sull'età dell'imputata che - come ha dimostrato il suo avvocato, Giuseppe Avarello (nella foto) - era minorenne l'8 giugno 2010, quando secondo la Procura avrebbe messo a segno una rapina e un tentativo di estorsione. Come ha stabilito adesso la quarta sezione del tribunale (collegio presieduto da Bruno Fasciana), il tribunale competente avrebbe dovuto essere appunto quello dei minori. Ed è lì che saranno trasmessi gli atti e che tutto il procedimento dovrà ricominciare da capo.

Giuseppe-Avarello-avvocato-2La donna, che ha sempre respinto le accuse, rischiava fino a 12 anni di carcere e, essendo trascorso così tanto tempo dai fatti, oggi ha pure completamente cambiato vita. Ed è una vita quella di D. J., nigeriana arrivata in Sicilia su un barcone e costretta a porstituirsi tra i viali della Favorita, anche sotto la minaccia di riti voodoo, davvero travagliata. Tanto che, nelle more del processo, è stata riconosciuta vittima di tratta. Lavora e studia a Udine, dove è ospitata in un centro dell'arcidiocesi, e sta anche crescendo un figlio con gravi problemi di salute, nato peraltro proprio da un rapporto sessuale a pagamento.

L'imputata era stata identificata l'8 giugno del 2010 dalla polizia proprio alla Favorita, assieme ad altre sue connazionali, tutte costrette a vendere i loro corpi per strada. Gli investigatori erano intervenuti dopo una lite e una delle ragazze aveva raccontato di essere stata vittima di una rapina e di un tentativo di estorsione. D. J., senza documenti, era stata così portata all'ufficio immigrazione. Dai dati messi nero su bianco dagli agenti emerge che il suo anno di nascita sarebbe il 1983.

Proprio sulla scorta di questa data, la donna era stata rinviata a giudizio davanti al tribunale ordinario. Per molto tempo è rimasta però irreperibile e il processo si è impantanato, finché, l'anno scorso, non è stata rintracciata nel centro dell'arcidiocesi di Udine. Ed è solo a questo punto che emerge che risulta essere nata non nel 1983, ma il 10 novembre del 1992. Un dato per nulla secondario perché significa appunto che all'epoca dei fatti era minorenne, aveva 17 anni e 8 mesi. L'avvocato si è subito attivato ed è riuscito ad ottenere tutti i documenti dalla Nigeria che dimostrano che l'imputata non è nata nel 1983, ma nel 1992.

Questo ha consentito alla difesa di sollevare il difetto di giurisdizione, rimarcando che la donna avrebbe dovuto essere processata dal tribunale dei minori e non da quello ordinario. Un'eccezione accolta dal collegio che ha dichiarato la sua incompetenza, azzerando di fatto tutto il procedimento. E lasciando anche una speranza a D. J. di poter proseguire il suo percorso di integrazione e di non doversi separare dal figlio disabile.

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