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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

Emergenza rifiuti: il Movimento Più a Partinico per presentare il Modello Peccioli in Sicilia

Incontro con i sindaci dei comuni della costa

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

L’emergenza rifiuti che sta interessando Palermo e la Sicilia è degenerata. Servono risposte concrete e progettualità a medio e lungo termine, non soltanto provvedimenti d’urgenza che nel volgere di poco tempo farebbero precipitare nuovamente la situazione.

Il Movimento Più, in una prospettiva destinata al raggiungimento del risultato “rifiuti zero”, intende promuovere e valorizzare in Sicilia il modello di discarica adottato a Peccioli, comune toscano della provincia di Pisa.
In stretta collaborazione con il sindaco di Partinico, Salvo Lo Biundo, che condivide tali ipotesi di progettualità, è stato fissato un tavolo d’incontro, dal tema “Emergenza rifiuti in Sicilia: una proposta concreta in risposta al disastro ambientale di oggi”, per lunedì 6 maggio, ore 10 a Palazzo dei Carmelitani (Corso dei Mille, Partinico), al quale parteciperanno i sindaci dei comuni della costa, i cittadini e rappresentanze del mondo ambientalista.

La convergenza verso il modello Peccioli nasce da un’esigenza precisa. Secondo il Movimento Più bisogna voltare pagina e dire basta alle discariche come sono oggi concepite, pensarle come un vero impianto industriale, caratterizzato da elevati livelli di sicurezza, da consistenti risultati economici positivi e che si sviluppi su modelli di partecipazione attiva con i cittadini, per realizzare infrastrutture e servizi finalizzati alla comunità.

Bisogna dunque sin da subito guardare a un  modello industriale e aziendale di smaltimento rifiuti che non produca più percolato ma risorse e che accompagni gli obiettivi. Serve far crescere ai livelli europei la raccolta differenziata e le strategie sociali come gli eco punto.

Secondo Giuseppe Valenti, portavoce del Movimento Più: «Occorre creare una commissione di lavoro regionale che si occupi di promuovere, incentivare e controllare la crescita di iniziative rivolte all’obiettivo “rifiuti zero” coinvolgendo le associazioni ambientaliste, chiudere tutte le discariche  e  realizzare alcuni impianti, adottando per il conferimento dei rifiuti un modello che sia  riferimento europeo per esprimere  funzionalità, ricchezza economica, impegno sociale come quello di Peccioli».

Mentre cresce a livello mediatico una sempre maggiore conoscenza e consapevolezza dell’importanza di un simile modello, Peccioli riceve riscontri favorevoli in seno alla società civile. 
Giuseppe De Rita, presidente del Censis, a tale proposito dichiara: «Peccioli è l’esempio di un riformismo molecolare, di una politica che accompagna e non comanda. È un esempio che ci mostra come da una concezione protestataria e di minoritarismo ideologico della questione ambientale sia possibile passare a un modello di “industria verde”, che innesca un meccanismo di creazione di ricchezza attraverso una cultura d’impresa, quasi da “public company” comunitaria».

A beneficio di colleghi e addetti all’informazione che vorrebbero saperne di più in attesa dell’incontro di giorno 6 maggio, vengono allegate di seguito le risposte ad alcune Faq (frequently asked questions). Le risposte sono formulate da massimi dirigenti della Belvedere Spa, la società nata nel 1997 che gestisce l’impianto di smaltimento rifiuti di Peccioli e l’impianto di cogenerazione per produzione di energia.

Cos’è e come funziona il modello Peccioli

1) Quali sono i costi per la realizzazione di una discarica come quella di Peccioli? Quali i costi dovendo partire da zero?

«Senza una localizzazione precisa che tenga conto della morfologia e della geologia del terreno è molto difficile quantificarne i costi, le variabili sono tantissime a cominciare dagli impianti e dalle tecnologie che si vogliono abbinare al trattamento e recupero del biogas e del percolato».

2) Che tipo d’impostazione organizzativa-societaria si può dare alla struttura che gestirebbe la discarica? È pensabile un modello in cui coesistano Regione, comuni e cittadini?

«Sicuramente una Spa tra Regione e Comuni che poi apra all’azionariato diffuso verso i cittadini».

3) In Toscana i comuni possono smaltire autonomamente i propri rifiuti?

«In Toscana i comuni non possono smaltire autonomamente i propri rifiuti ma devono servirsi delle aziende pubblico private provinciali che si occupano della gestione del servizio».

4) Quanto incidono i costi relativi al trasporto su strada dei rifiuti? A lungo termine quello del trasporto dei rifiuti su strada è un costo riducibile? Di conseguenza tale scelta può un domani rivelarsi premiante?

«Prendendo ad esempio il nostro impianto che serve cinque province, con distanze che variano da 80 Km a 20 Km, considerando che i camion che vengono utilizzati per portare i rifiuti presso il nostro impianto non sono gli autocompattatori che fanno la raccolta, ma mezzi grandi volumi che ottimizzano i costi del trasporto, chiaramente ogni provincia ha attrezzato una zona di trasferenza dove gli autocompattatori scaricano i rifiuti che poi sono ricaricati sui mezzi grandi volumi e inviati verso il nostro impianto. Per dare un’idea il costo del trasporto da Firenze al nostro impianto, circa 80 Km, è di €./Tn. 13,50».

 5) Secondo la vostra esperienza una regione come la Sicilia, tenendo conto della vastità del territorio, e della particolare conformazione geografica che alterna aree pianeggianti ad aree montane, di quante discariche sulla scorta del modello Peccioli potrebbe avere bisogno? Due (una in Sicilia occidentale e una in Sicilia orientale) potrebbero bastare? O sarebbe necessaria anche una terza discarica per l’area sud orientale (Ragusa e dintorni)?

«Sicuramente almeno tre grandi impianti, ma la cosa va accuratamente verificata in base ai bacini di utenza».

6) Quanta manodopera richiede il lavoro per la discarica di Peccioli? Quante unità lavorative sono impiegate a Peccioli?

«Per la gestione dell’impianto servono almeno trenta addetti tra tecnici e operai».

7) Come avete coinvolto le associazioni ambientaliste, che sono un soggetto necessario al dialogo in tema di emergenza rifiuti?

«La parola chiave è sempre stata la trasparenza, la partecipazione e la corretta gestione, inoltre il fatto che riteniamo l’impianto una attività industriale come tante altre e che comunque alla fine del periodo di post gestione, il terreno potrà tornare a pascolo e quindi potrà essere riutilizzato, ma in particolare i rifiuti stoccati in maniera corretta possono essere recuperati alla fine della normale digestione, dopo circa 15/20 anni quando ormai il rifiuto si è inertizzato, si possono recuperare metalli, vetro, inerti e materiali da avviare a produzione di energia, quindi nel breve periodo è un sistema che può non avere grandi contraddizioni a patto di gestire correttamente l’impianto».

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