Cronaca

Quando la casa diventa un lusso, a Palermo cinque sfratti ogni giorno

Nel 2013 (ultimi dati disponibili forniti dal ministero dell'Interno) nella sola città di Palermo sono stati emessi 1.721 provvedimenti, mentre le richieste di esecuzione con intervento dell'ufficiale giudiziario sono state 1.570

foto archivio

C'è chi ha perso il lavoro e non può più pagare i conti, chi ha dovuto sostenere spese impreviste e adesso non riesce ad arrivare alla fine del mese. Ci sono single, persone disabili, anziani che vivono con un pensione con pochi zeri. C'è chi è tornato a vivere con i genitori, c'è chi aspetta una casa popolare che non arriva. Ma c'è anche chi si rifugia in soluzioni "estreme" come le occupazioni abusive. Tante storie, tutte diverse, ma accomunate da una sola parola: sfratto.

Negli ultimi anni sempre più persone hanno dovuto fare i conti con la perdita della casa e nei tribunali i fascicoli aperti per richiesta di rilascio immobile si sono moltiplicati. "Nel lungo periodo - si legge nella relazione del Viminale - il rapporto tra i provvedimenti di sfratto emessi e il numero delle famiglie residenti in Italia mostra un significativo peggioramento passando da uno sfratto ogni 539 famiglie nel 2001 a uno ogni 353 nel 2013".

Nel 2013 (ultimi dati disponibili forniti dal ministero dell'Interno) nella sola città di Palermo sono stati emessi 1.721 provvedimenti, mentre le richieste di esecuzione con intervento dell'ufficiale giudiziario sono state 1.570, quelli concretamente eseguiti sono 639. A cambiare sensibilmente sono le cause per le quali chi possiede una casa decide di riappropriarsene. Nel 2012 per esempio i casi di sfratto per "necessità del locatore" sono stati 36, nell'anno successivo si è passati a 1.371.

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Questi però sono i numeri ufficiali, quelli forniti dai Tribunali. C'è una fetta di popolazione che non si rivolge agli avvocati, anche per i costi di una procedura, e cerca di risolvere la vicenda privatamente avviando una sorta di "contrattazione" con l'affittuario. Capitolo a parte gli affitti "in nero" che, per definizione, sfuggono a ogni statistica. "Stando ai numeri ufficiali, nella sola città di Palermo la media è di cinque sfratti al giorno, due con l'intervento dell'ufficiale giudiziario", spiega a Palermo Today Orazio Rosalia, segretario provinciale dell'Unione inquilini . "Il problema sfratti esiste - sottolinea - ma rappresenta un tassello di un quadro più ampio: siamo davanti a un disagio abitativo cronico e strutturale che si può risolvere solamente con l'avvio di serie politiche strutturali e programmatiche".

"Da anni lo Stato centrale ha smesso di investire in edilizia residenziale pubblica - spiega Rosalia - si è preferito lasciare agire il mercato e dare dei contributi seguendo il principio 'non realizzo case ma ti offro un contributo'. quando però la crisi ha iniziato a farsi sentire, i contributi si sono ridotti ed è iniziato a delinearsi il problema. Era una politica sbagliata alla quale si è associata una politica di dismissioni del patrimonio immobiliare: insomma una bomba a orologeria pronta a esplodere. Cresce la crisi, le persone perdono il lavoro, lo Stato riduce i contributi ed ecco aumentare gli sfratti".

La causa principale per l'avvio delle procedure di sfratto è la morosità dell'inquilino: cioè il mancato pagamento delle mensiilità. "Esiste però - sottolinea Rosalia - la morosità incolpevole. Comune, Regione, Prefettura non hanno proceduto con il censimento dei casi. Se ne parla da poco, da quando è cambiata la normativa". Ancora pochi invece i casi per "finita locazione". "Spesso in passato i proprietari - sottolinea Rosalia - non procedevano anche per il timore di imbattersi nel cosiddetto 'blocco degli sfratti'. Adesso questa fattispecie è venuta meno, quindi è possibile prevedere un nuovo incremento di queste procedure".

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Ma cosa succede a chi perde la casa? Nella maggior parte dei casi chi deve fare i bagagli chiede ospitalità ai parenti, alcuni lasciano proprio la città. Altri ancora chiedono di entrare in possesso di una casa popolare, ma si imbattono in lunghe liste di attesa. Altre volte ancora la reazione sfocia nell'illegalità con occupazioni abusive di immobili pubblici e privati. "La lista dell'emergenza abitativa che censisce i nuclei senza dimora o in coabitazione o sgomberati - sottolinea Rosalia -  viene aggiornata ogni quattro mesi  e si aggira sempre intorno ai 1400 'senza casa', tra cui diverse centinaia di casi ormai cronicizzati anche da 10/12 anni. L'ultima graduatoria per le case popolari (anno 2004) riconosceva il diritto a circa 10.000 famiglie".

Per l'Unione Inquilini la soluzione all'emergenza sfratti è da ricercare in un "cambio di passo". "Serve - spiega Rosalia - un piano nazionale e regionale per le abitazioni. Questo non significa costruire nuove case, ma mettere a disposizione gli immobili che già esistono, destinandolo a edilizia pubblica, sociale e non". Nell'immediato invece per gli inquilini la soluzione potrebbe essere "la totale defiscalizzazione per un alcuni anni degli affitti a canone intermedio. Diciamo ai proprietari: 'affittate gli immobili a un canone medio e non paghi le tasse sull'entrata che incassi". Una cifra cioè che sia una via di mezzo tra il canone sociale (concesso per le case popolari e proporzionale al reddito, destinato ai cittadini con grave disagio economico, familiare e abitativo. Per poter presentare domanda di alloggio è necessario avere un reddito che rientra nella fascia prevista e possedere i requisiti previsti dalle normative regionali.) e quelli concordati (previsto per i contratti di affitto che, in alternativa ai contratti cosiddetti liberi di mercato, deve rispettare criteri definiti a livello nazionale e recepiti in accordi a livello locale).

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