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Firme false del M5S, vertice in Procura: al vaglio le dichiarazioni dei testimoni

Il caso è stato riaperto dalla trasmissione televisiva "Le Iene". Negli ultimi giorni si è presentato anche un attivista "pentito" che avrebbe ammesso gli illeciti. Nelle prossime settimane sono previsti nuovi interrogatori

Proseguono le indagini sul caso delle presunte firme false apposte dal Movimento Cinque Stelle alle liste elettorali presentate alle comunali del 2012. Ieri sera in Procura si è tenuto un vertice per fare il punto sulle indagini tra il procuratore Francesco Lo Voi, l'aggiunto Dino Petralia e il pm Claudia Ferrari. Dopo avere analizzato le informazioni fornite da alcuni testimoni e avere sentito i due attivisti che avrebbero ammesso i falsi, nella prossima settimana dovrebbero tenersi gli altri interrogatori.

L'inchiesta, riaperta dopo un servizio della trasmissione televisiva Le Iene, era inizialmente era a carico di ignoti. Solo negli ultimi giorni c'è stata l'iscrizione di alcuni nomi nel registro degli indagati. In poche ore i pentastellati palermitani avrebbero raccolto 1.200 firme per presentare la lista alle elezioni. Firme che però risulterebbero - come emerge dai servizi della trasmissione Mediaset - essere state autenticate a marzo. La parlamentare regionale Claudia La Rocca si è presentata spontaneamente davanti ai magistrati raccontando la propria versione dei fatti. Una "mossa" concordata con il gruppo parlamentare. L'esponente M5S è assistita dall'avvocato Valerio D'Antoni.

La Procura ipotizza il reato previsto dall'articolo 90, secondo comma, del Testo Unico 570 del 1960 che punisce con la reclusione da due a cinque anni, tra l'altro, "chiunque forma falsamente, in tutto o in parte, liste di elettori o di candidati od altri atti dal Testo Unico destinati alle operazioni elettorali, o altera uno di tali atti veri oppure sostituisce, sopprime o distrugge in tutto o in parte uno degli atti medesimi". "Chiunque fa uso di uno dei detti atti falsificato, alterato o sostituito, - recita la legge - è punito con la stessa pena, ancorché non abbia concorso nella consumazione del fatto". 

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