Lunedì, 22 Luglio 2024
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Le case editrici Kemonia-La Zisa chiudono, gli scrittori si sentono truffati: "Vogliamo indietro i nostri soldi"

Le proteste di chi aveva già pagato e attendeva la pubblicazione del suo libro: "Decine di telefonate e mail, da mesi non risponde più nessuno". Le due società messe in liquidazione, si annuncia una battaglia legale. L'ex amministratore unico Davide Romano: "Abbiamo accumulato più debiti che crediti". Il socio di minoranza: "Estromesso dalle scelte"

Hanno abbandonato la sede, chiuso la pagina Facebook e disattivato sia la linea telefonica fissa che mobile, piantando in asso anche gli autori che avevano già pagato e attendevano la pubblicazione del loro libro. Edizioni Kemonia e Edizioni La Zisa chiudono i battenti anche se all'orizzonte si prevede anche una lunga battaglia legale. Forse più di una. La società Progetto editoriale Sintagma fondata nel 2018 da Davide Romano e Giampiero Tre Re, che aveva acquisito e gestito i marchi, è stata messa in liquidazione all’inizio del nuovo anno. "Avevamo un accordo, avrebbero dovuto pubblicare il mio libro entro i due mesi successivi al saldo del pagamento e invece dalla scorsa estate sono spariti, non rispondevano alle mail e alle chiamate. E come me è successo a tanti altri", spiega a PalermoToday Davide Spedaletti.

Il saldo in estate: "Da allora sono spariti"

L'epilogo delle case editrici palermitane è emerso dopo le segnalazioni di alcuni autori. "Avevo scritto un libro - continua Davide Spedaletti - e mi sono rivolto a Edizioni Kemonia. Ho firmato un contratto, sottoscritto da Romano, con cui mi impegnavo a pagare 900 euro per la pubblicazione del libro. In cambio avrei ricevuto un determinato numero di copie da rivendere personalmente, delle altre si sarebbero occupati loro. Ho saldato a fine estate - dice mostrando la fattura - e da allora non sono più riuscito a mettermi in contatto con nessuno. Nelle mie stesse condizioni un'altra decina di persone: altri autori, il grafico, il correttore di bozze". "Durante la pandemia avevo scritto alcune poesie - spiega Caterina Tubiolo - e mi ero decisa a pubblicarle. Ho conosciuto questa casa editrice nel 2021, tramite il post di una ragazza su Facebook, e mi sono convinta a impegnare la somma di 1.800 euro per questo progetto. Dopo aver saldato tutte le fatture, ad agosto-settembre, sono spariti nel nulla".

Un altro autore: "Volevano vendermi le copie rimaste"

Rispetto ad altri, che si sono sentiti "truffati" da un punto di vista umano ed economico, c’è anche chi fa rivendicazioni di altra natura: "Oltre ai soldi, che comunque ci devono essere restituiti, il contratto firmato - spiega un’altra autrice, Mariella Intravaia - ci impegna per due anni a cedere i diritti alla Edizioni Kemonia che ne è esclusiva proprietaria. E se io volessi pubblicare tramite un altro canale? Se volessi partecipare a un concorso con quelle mie poesie? Devono risolvere questa situazione, così hanno pure chiuso in gabbia le nostre opere".

Diversa l’esperienza di chi aveva già pubblicato un volume. Come Daniele Ventura, che nel 2018 aveva raccontato la sua storia di ribellione al pizzo con il volume "Cosa nostra non è cosa mia": "Durante il periodo di Natale, dalla segreteria della Edizioni La Zisa, mi hanno tempestato di mail per comunicarmi che, non essendo riusciti a salvare l’azienda, avrebbero chiuso dopo 34 anni di attività. Mi chiedevano - spiega - se volessi acquistare le copie invendute rimaste nei loro magazzini. Due euro ciascuna. E accettavano anche eventuali controproposte. Questa storia è andata avanti fino a dicembre 2022, poi si sono fermati".

Le parole di Davide Romano

"Abbiamo accumulato più debiti che crediti. E’ stata fatta un'assemblea - spiega l'ormai ex amministratore unico, nonché giornalista che anni fa sognava di diventare pastore valdese, Davide Romano - e nessuno dei soci voleva coprire il capitale sociale. Il mio dramma è il fallimento di una storia lunga 50 anni. Io ne rispondevo personalmente fino a quando ho avuto la ditta individuale mentre poi, con la costituzione della srl, sono cominciati i problemi. A un certo punto sono stato costretto a dimettermi. Sta botta l’ho presa lo scorso autunno, che bel regalo di compleanno. Il tempo di prendere consapevolezza della contabilità e i contratti, se regolari, verranno onorati. C’era una società - conclude Romano che afferma di trovarsi a Roma per alcuni colloqui di lavoro - non ne rispondo personalmente".

Il socio di minoranza: "Estromesso dalle scelte"

Diversa la versione del socio di minoranza Giampiero Tre Re, dottore di ricerca in Diritti dell'uomo presso l'Università di Palermo e licenziato in Teologia morale presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. "Non ho ancora depositato una querela nei confronti di Davide Romano ma presto lo farò. Da circa un anno e mezzo ha iniziato a prendere decisioni da solo, visto che ne ha facoltà in virtù delle quote di maggioranza che ha. Nell’ultimo periodo ha fatto scelte che io non condividevo, quindi alla fine ho dichiarato la mia volontà di sciogliere la società, che non era in sofferenza. Non conosco il liquidatore e non so perché la sede sia stata trasferita in Toscana. Credo che l’epilogo sia legato anche a questioni che Romano ha avuto nel suo peregrinare tra le varie confessioni non cattoliche. Dovevano affidargli la casa editrice della Chiesa protestante unita. Poi, ed è notizia pubblica, "è stato revocato dal suo percorso - si legge sul sito della Chiesa protestante unita - ed espulso per indegnità".

Poi torna su Progetto editoriale Sintagma: "Oltre al dispiacere - continua Tre Re - c’ho rimesso anche il mio capitale. I bilanci sono disponibili, manca quello del 2022 perché ancora doveva essere votato, ma secondo me ci sono delle irregolarità formali e avanzi che non figurano. L'azienda ha lavorato molto, non credo che questo pareggio di bilancio sia veritiero". Cosa ne sarà delle due case editrici ancora non si sa: "Il 25 febbraio - conclude Tre Re - abbiamo la presentazione di un libro di Don Cesare Rattoballi. Sarò lì sia per l’affetto che mi lega a questa persona sia, per l’occasione, per rappresentare la casa editrice. Mi risulta che Romano invece si sia rifiutato di presentarsi in quella data".

La nota del liquidatore

La Progetto editoriale Sintagma (che gestisce entrambi i marchi), fa sapere il liquidatore, è stata messa "in liquidazione per causa di forza maggiore e pertanto la gestione ordinaria è da quel momento decaduta. In virtù delle leggi italiane e delle normative europea la gestione liquidatoria, che peraltro alla data odierna non è stata ancora perfezionata a causa delle solite lungaggini burocratiche, dovrà seguire strade certe, tangibili e verificabili. L'intenzione dell'attuale liquidatore è quella di non ‘fermare le rotative’ per dare più sostanza e concretezza alle dismissioni. Sarà compito dello stesso liquidatore e del suo gruppo di lavoro approntare un piano di liquidazione da portare all'approvazione della prossima assemblea che sarà convocata per l'approvazione del bilancio. Per quanto sopra menzionato si mette a disposizione un indirizzo mail di riferimento (liquidazioneprogettoeditoriale@naykleros-1647.it) in modo da poter trattare ogni eventuale richiesta che risulti ampiamente documentata e riscontrata", conclude rivolgendosi agli autori-creditori.

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