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Sparò all'impazzata e uccise padre e figlio allo Zen 2, condannato a venti anni di carcere

Giovanni Colombo, 26 anni, il 14 marzo dell'anno scorso ammazzò Antonino e Giacomo Lupo in via Rocky Marciano. Il giovane confessò il duplice omicidio e raccontò di aver reagito a un raid punitivo: "O morivano loro o morivo io". La Procura aveva chiesto l'ergastolo

Sparò all’impazzata in via Rocky Marciano, allo Zen 2, lasciando sull’asfalto i corpi di Antonino e Giacomo Lupo, padre e figlio, e ora Giovanni Colombo, 26 anni, è stato condannato a 20 anni di carcere per il duplice omicidio.

Il giovane - che aveva confessato il delitto, avvenuto la sera del 14 marzo dell’anno scorso - è stato processato con il rito abbreviato dal gup Marco Gaeta. Una pena mite, quella inflitta dal giudice, che ha in parte accolto le tesi dell’avvocato Corrado Sinatra, che difende l’imputato: sono state infatti ritenute insussistenti tutte le aggravanti, cioè la premeditazione, i futili motivi e la crudeltà. Il procuratore aggiunto Ennio Petrigni ed i sostituti Ilaria De Somma ed Enrico Bologna, che avevano coordinato l'inchiesta, avevano chiesto invece la condanna all'ergastolo.

Fino all’ultimo durante le indagini si era ipotizzato che dietro alla sparatoria potesse esserci un regolamento di conti legato alla gestione dello spaccio nel quartiere, visto che Antonino Lupo era noto per essere uno dei ras dello smercio di droga in quella zona. Questa pista, però, non ha trovato riscontri ed è dunque rimasta in piedi la spiegazione fornita dall’imputato. Colombo il giorno dopo gli omicidi si era infatti costituito ed aveva pure consegnato l’arma utilizzata per ammazzare padre e figlio alla squadra mobile.

In base alla sua versione, a scatenare lo scontro sarebbe stata una “taliata laria”, uno sguardo non gradito che avrebbe rivolto alla compagna di Francesco Lupo, figlio e fratello delle vittime. L’imputato ha affermato di essere stato poi l’obiettivo di un raid punitivo e di essersi ritrovato sotto casa “sessanta persone con mazze e spranghe”, pronte a linciarlo. Da lì, per difendersi, la decisione di impugnare la pistola ed aprire il fuoco contro i Lupo, che aveva rincorso per diversi metri tra i padiglioni dello Zen 2.

“E’ stata una follia - aveva detto dopo l’arresto Colombo - ma o morivano loro o morivo io”. Non avrebbe avuto scelta, dunque, questa la sua versione. Alla quale, però, gli investigatori non avevano creduto, giudicando il movente troppo debole. Peraltro, anche per via dell’omertà nel quartiere, è stato praticamente impossibile trovare dei riscontri. Così si era pensato alla droga, anche in relazione ad un piccolo precedente per spaccio dell’imputato che, nel 2011, era stato condannato a 8 mesi. Gli accertamenti, però, non hanno dato conferme concrete a questa pista.

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