Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

Intercettato un drone sopra il Pagliarelli, trovati smartphone nelle celle di 4 detenuti per mafia

Gli agenti di polizia penitenziaria indagavano proprio sull'introduzione di dispositivi quando hanno notato un piccolo velivolo radiocomandato. I cellulari erano nascosti nelle cassette del water di alcune persone recluse e legate a Cosa nostra e Camorra

Erano nascosti nelle cassette del water, avvolti nel cellophane e protetti da una bottiglia di plastica tagliata. Gli agenti di polizia penitenziaria hanno sequestrato quattro smartphone riconducibili a quattro detenuti del Pagliarelli che si trovano nel reparto di alta sicurezza poiché considerati "appartenenti a Cosa nostra e Camorra". Sono in corso le indagini per accertare se, come ritengono gli investigatori, i dispositivi siano stati consegnati attraverso un drone intercettato una settimana fa mentre sorvolava l'istituto penitenziario.

Negli ultimi mesi la polizia penitenziaria infatti ha intensificato i controlli per contrastare l'introduzione all'interno delle carceri di dispositivi utili per comunicare con l'esterno. Nei giorni scorsi gli agenti, grazie ad alcune potenti telecamere, hanno notato un drone che si avvicinava al reparto di alta sicurezza del Pagliarelli. Non è stato possibile bloccare il velivolo radiocomandato ma sono state eseguite alcune perquisizioni che hanno portato al sequestro dei cellulari.

Droga e cellulari al carcere Pagliarelli 1

Si trattava di quattro smartphone perfettamente funzionanti, dotati di scheda Sim e collegati anche con i vari social network. "L’operazione mette in risalto - spiegano gli investigatori - come i detenuti appartenenti al circuito di alta sicurezza tentino di mantenere la loro egemonia ben potendo proseguire nelle loro condotte illecite e vanificando la risposta repressiva dello Stato”.

Le forze dell’ordine impiegate negli istituti di polizia penitenziaria, guidate dal comandante Giuseppe Rizzo, mirano a "recidere ogni forma di comunicazione fraudolenta ritenendo ragionevolmente plausibile il coinvolgimento di più soggetti che si trovano in statuto di libertà con ruoli diversi tra loro". Anche se, confermano gli investigatori, non si escludono altre ipotesi sulle quali si indaga tuttora.

Dopo il rinvenimento i quattro responsabili sono stati denunciati secondo quanto previsto dall’articolo 391 ter del Codice penale che punisce, con pene da 1 a 4 anni, l’accesso indebito di dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti. Prosegue dunque la battaglia contro tale utilizzo di droni sempre più sofisticati e capaci di sfuggire, con un semplice cambio di frequenze, anche ai jammer che servono proprio a interferire con i segnali degli apparecchi radiocomandati.

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