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Cronaca Palazzo Reale-Monte di pietà

"Spaccio di droga tra le bancarelle del Capo", arrivano 10 condanne

Pene pesantissime nonostante il rito abbreviato per gli imputati, che erano stati arrestati a settembre con l'operazione "Cuncuma": ben 20 anni di carcere a testa per Benito Miccichè e Francesco Paolo Cusimano, fratello di Andrea, ucciso a colpi di pistola nel 2017. I carabinieri avevano documentato 725 cessioni in appena 15 giorni

Più di 725 dosi di droga smerciate in appena 15 giorni tra i vicoli del Capo, mediamente due cessioni all'ora, anche davanti a bambini e turisti, con la "roba" da spacciare nascosta anche in una cassetta delle lettere e tanto di pizzini per tenere la contabilità. Un business fiorentissimo che era stato interrotto dai carabinieri con gli arresti dell'operazione "Cuncuma", lo scorso 30 settembre.  Adesso sono arrivate anche 10 pesantissime condanne, inflitte dal gup Stefania Brambille con il rito abbreviato.

Il giudice ha accolto le richieste del procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dei sostituti Bruno Brucoli e Salvatore Leopardi e ha inflitto la pena più pesante - 20 anni di carcere - sia a Benito Miccichè che a Francesco Paolo Cusimano, quest'ultimo è un fruttivendolo del mercato del Capo, fratello di Andrea, il giovane ucciso a colpi di pistola proprio tra le bancarelle il 26 agosto del 2017.

Daniele Garofalo ha invece rimediato una condanna a 17 anni e 5 mesi di reclusione, a Davide Mirabile sono stati inflitti 17 anni 2 mesi e 6 giorni, 14 anni e 8 mesi a Mario Presti, 12 anni 3 mesi e 10 giorni a Cristian Paolo Silvestri, 10 anni 2 mesi e 20 giorni ad Alessio Spina, 10 anni e un mese a Mauro Miccichè, 8 anni e mezzo ad Emanuele Miccichè e 8 anni un mese e 20 giorni a Vincenzo Miccichè.

Secondo la Procura, a capo della presunta banda ci sarebbe stato Benito Miccichè. Lo spaccio sarebbe stato costante e l'attività si sarebbe sospesa soltanto la notte. Ogni sera, l'imputato avrebbe fatto i conteggi degli introiti, facendosi consegnare pizzini da ogni pusher. Per tenere la contabilità sarebbe stato aiutato da Vincenzo Miccichè e da Cusimano, che avrebbe avuto anche il ruolo di "coordinatore" delle attività serali. Dopo aver lasciato una piccola percentuale agli spacciatori, Benito Miccichè, secondo l'accusa, si sarebbe adoperato per recuperare le somme necessarie per acquistare altra droga da smerciare. La cocaina sarebbe stata venduta a 100 euro al grammo, l'hashish a 5 euro e la marijuana a 10. Il giro d'affari, secondo gli investigatori, sarebbe stato di circa mille euro al giorno.

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