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Coca ed eroina da Napoli a Palermo: 13 fermi, i capi avevano il reddito di cittadinanza

La polizia ha eseguito ordinanze a carico di cittadini nigeriani, a capo dell'organizzazione, e italiani. La droga era smistata anche in provincia di Trapani e Agrigento. Le dosi erano nascoste spesso in confezioni di bagnoschiuma o fra gli indumenti. Altre volte venivano ingerite dai corrieri, anche 50 per volta

Una rete di corrieri della droga è stata smantellata dalla polizia, che ha dato esecuzione a un provvedimento di fermo d'indiziato di delitto emesso dalla Direzione distrettuale antimafia a carico di 13 persone, in prevalenza cittadini extracomunitari di nazionalità nigeriana. L'operazione è stata denominata "Sister white" ed è nata dalle indagini condotte dalla Squadra mobile diretta da Rodolfo Ruperti e coordinate dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca. E' stata fatta luce su "un'associazione a delinquere di tipo gerarchico e piramidale". Al vertice c'erano due nigeriani con precedenti specifici in materia di stupefacenti, regolarmente presenti sul territorio nazionale tanto da beneficiare anche del reddito di cittadinanza. Ad aiutarli c'erano altri cinque connazionali e un italiano. 

VIDEO | Dosi in flaconi di bagnoschiuma o in ovuli ingeriti dai corrieri: così arriva la droga a Palermo

Le indagini di polizia giudiziaria, curate dagli investigatori della sezione “Criminalità Straniera e Prostituzione” della locale squadra Mobile, sono scattate a fine aprile 2020 sono state svolte sia con metodi d’investigazione tradizionali - osservazione e pedinamenti - sia con intercettazioni telefoniche e ambientali, supportate da riprese video che hanno consentito di documentare il traffico di cocaina ed eroina che giungeva a Palermo prevalentemente dalla provincia di Napoli, per poi essere smistata, oltre che sulla locale piazza di spaccio, anche nei comuni di Marsala, Mazara del Vallo, Castelvetrano e Licata. "E' stata neutralizzata - dicono gli inquirenti - una delle principali roccaforti del traffico di sostanze stupefacenti del capoluogo siciliano".

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L'organizzazione della banda

In particolare, Joseph Nnodu Onwujiobi chiamato Oga Joe, ossia 'Capo', era "l'intellettuale del gruppo" per gli investigatori. "Era lui - dicono dalla Questura - che si occupava di trovare i legali per i membri dell'organizzazione che finivano in manette e si poneva quale trat d'union con i vertici. Solomon Gukas Emmanuel intratteneva l'asse fornitore-acquirente-spacciatore di grossi quantitativi di sostanze stupefacenti, con l'ausilio di diversi corrieri e ovulatori".

Del gruppo facevano parte anche Christopher Odoh, "gestore di un proprio business illegale che si affidava alla struttura e ai mezzi dell'associazione per garantirsi la disponibilità di droga da rivendere, anche qualora fosse sprovvisto della liquidità economica necessaria, nonché dei canali di approvvigionamento propri di quest'ultima. C'era poi John Okaofor detto 'Big Shark' che intratteneva i rapporti con gli ovulatori, Mary Irriah che custodiva nella propria abitazione la droga e i profitti delle vendite oltre a fungere da corriere. Infine, c'erano Morgan Steven e Collins Ewanyaho, pusher delegati alla vendita al minuto ai tossicodipendenti". A un italiano, Gioacchino Scaglione, sarebbe spettato per la polizia curare la logistica, fungendo da autista del gruppo disponibile ad accompagnare i membri dei vertice nei luoghi utili alla cura del loro business".

Nelle altre province, per l'accusa, incaricati alla commercializzazione al dettaglio erano rispettivamente gli italiani Leonardo Casano e Antonino Barbera, e la nigeriana Precious Edidhala detta "Cindy".

Dosi a prezzi bassi per imporsi sulla concorrenza

Secondo quanto spiegato dalla Questura "il sodalizio criminoso era punto di rifornimento di una ramificata rete di spaccio locale ed extra provinciale anche per la 'concorrenzialità' dei prezzi praticati nonché per la possibilità di far giungere importanti quantitativi di sostanza stupefacente, nonostante le misure restrittive sugli spostamenti previste dalle norme volte al contrasto della diffusione del Covid-19. Per il trasporto, infatti, il gruppo si avvaleva di corrieri, la gran parte dei quali viaggiavano a bordo di pullman di linea o tramite treno, i quali nascondevano la sostanza stupefacente in confezioni di bagnoschiuma precedentemente svuotate, fra gli indumenti, nelle parti intime o ingerite, previo confezionamento in ovuli, anche 50 alla volta. A loro volta i pusher occultavano le dosi in bocca per consegnarle ai clienti, che raggiungevano tramite mezzi elettrici o biciclette in punti d’incontro concentrati prevalentemente nel centro storico, in particolare fra le vie del quartiere rionale di Ballarò e della Stazione centrale – via Oreto. 

Per ordinare o trasportare i quantitativi di sostanza stupefacente era stato coniato un vero e proprio glossario, con l’utilizzo di parole in codice. Nel corso dell'operazione che oggi ha portato all'emissione di 13 fermi, sono state arrestate nove persone e sequestrati un chilo e mezzo di cocaina e 500 grammi di eroina. Lo scorso 14 agosto erano stati sequestrati 102 grammi di eroina e arrestati a Palermo Antonello Sanfilippo, 34 anni, Andrea Perlotti, 76 anni, Alessandro Figgini, 40 anni e Luigi Gharrad, 30 anni tutti i di Mazara del Vallo. Il 19 agosto era stata sequestrata cocaina per circa 40 grammi ed era stato arrestato Fanssou Drame nato in Senegal di 28 anni. Il 2 settembre era stata sequestrata eroina per 8 grammi ed era stata arrestata Federica Porcarello di Palazzo Adriano (Pa) di 32 anni. Il 7 novembre invce era stato  sequestrato un chilo di cocaina e 420 grammi di eroina e arrestato Ola Abbas di 26 anni nato in Nigeria. Il 18 novembre sequestrati 15 grammi di cocaina e arrestato a Buonfornello Abdelmajid, El Hachimi, 41 anni, nato in Marocco. Il 23 novembre infine erano stati sequestrati 421 grammi di cocaina e arrestato Pascal Dofe, 26 anni, nato in Nigeria.

La droga sequestrata, tutta di purissima qualità, aveva un valore all’ingrosso di circa 100.000 euro che sulle piazze di spaccio avrebbe reso sino a 300.000 euro a seconda della percentuale di sostanza con cui sarebbe stata tagliata. I provvedimenti restrittivi della libertà personale sono stati eseguiti in varie parti del Sud Italia, da Palermo sino a Castel Volturno (NA), con l’ausilio di personale delle Squadre Mobili di Napoli e Trapani e i destinatari associati nelle case di reclusione di competenza territoriale.

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