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Operazione Zefiro - Le intercettazioni

Operazione Zefiro - Le intercettazioni

Mafia e droga, il processo ai boss di Brancaccio: 13 condanne

Lo ha stabilito il gup Giuliano Castiglia nell'ambito del procedimento nato dall'operazione "Zefiro", che nel novembre del 2014 ha portato in carcere 18 persone. Assolto il cantante Filiberto Palermo, noto con il nome d'arte di Gianni Clemente

Condanne per oltre 50 anni di carcere e un solo imputato assolto (il cantante neomelodico Gianni Clemente) su 14 portati alla sbarra. E' quanto stabilito dal gup Giuliano Castiglia nell'ambito del processo nato dall'operazione della polizia "Zefiro", che nel novembre del 2014 ha portato in carcere 18 persone accusati a vario titolo di mafia, estorsioni e spaccio di droga.

Gli investigatori hanno ricostruito gli affari della cosca  - sottolineando la centralità sia del traffico di droga sia delle estorsioni - e hanno individuato in Natale Bruno (che ha però scelto il rito abbreviato) il ruolo di nuovo boss di Brancaccio. Bruno stesso si vantava di essere stato "allevato alla scuola di Michele Graviano, il papà di Giuseppe e Filippo".

Queste le condanne: Giuseppe Furitano a 10 anni: 5 anni e 8 mesi; Francesco Paolo Valdese (collaboratore di giustizia a cui non è stato riconosciuto lo sconto di pena previsto per i pentiti): 2 anni e 2 mesi a Pietro La Vardera; 3 anni e 7 mesi a Vincenzo Di Piazza; 6 anni e 8 mesi a Cristian Balistreri; 3 anni a Patrizio Catanzaro; 2 anni e 8 mesi a Giuseppe Cusimano; 4 anni e 4 mesi a Mario Iannitello; 4 anni e 2 mesi a Claudio Crocillà; 3 anni e 11 mesi a Vincenzo Montescuro; 3 anni e 9 mesi a Santo Cozzuto; 4 anni a Egidio Zucchini; 3 anni e 4 mesi a Antonio Zucchini. Assolto Filiberto Palermo, ben più noto con il nome d'arte di Gianni Clemente. Queste condanne si aggiungono alle tre emesse in un altro processo nei confronti di Maurizio Costa e dei fratelli Natale e Giuseppe Bruno

Come è emerso dalle indagini, le estorsioni venivano fatte a tappeto sotto il controllo del capomafia. I soldi servivano per il sostentamento del mandamento e dei numerosi carcerati. Ma il denaro non bastava mai e Cosa nostra cercava introiti più sostanziosi nello spaccio di droga (LE INTERCETTAZIONI) con la collaborazione di altri gruppi criminali.

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