Cronaca Tribunali-Castellammare

Boss della Kalsa e napoletani in affari per smerciare cocaina e eroina: 16 condanne

La Cassazione rigetta i ricorsi e la sentenza diventa definitiva. Il processo è nato dall'operazione "Tiro Mancino" del luglio 2016, in cui furono coinvolti anche Antonino Abbate (nipote del boss "Gino u mitra") e Giovanni Di Giovanni (fratello dei capimafia di Porta Nuova, Tommaso e Gregorio)

Lo storico asse tra Campania e Sicilia per fare arrivare a Palermo decine di chili di cocaina, ma anche di eroina, marijuana e hashish, da smerciare soprattutto alla Kalsa, ma anche in altri quartieri della città, come Brancaccio, Bonagia, Arenella e Zen, e pure in alcuni comuni della provincia (San Giuseppe Jato, Partinico e Altavilla Milicia). Dietro al business anche il nipote del boss Luigi Abbate, alias "Gino u mitra", Antonino, ma anche Giovanni Di Giovanni, fratello dei capimafia di Porta Nuova Gregorio e Tommaso. Adesso diventano definitive sedici condanne, emesse in primo grado con l'abbreviato nel 2017.

La quarta sezione della Cassazione ha infatti rigettato i ricorsi presentati dagli imputati, confermando quindi integralmente il verdetto emesso l'anno scorso dalla Corte d'Appello (collegio presieduto da Mario Fontana).

Nello specifico, proprio ad Antonino Abbate sono stati inflitti 15 anni di carcere, a Giovanni Di Giovanni 4 anni, a Giuseppe Bronte 2 anni e mezzo, a Giuseppe Tumminia 14 anni e 8 mesi, a Fabrizio Alfano 2 anni e mezzo, a Gaetano Giunta 4 anni, a Gaetano Leto 6 anni e 8 mesi, a Pietro Rubino 2 anni (pena sospesa), 4 anni a testa per Salvatore e Calogero Lupo, 8 anni e 8 mesi a Benito Eros Culotta, 8 anni ad Antonino Barbera. Confermate le condanne anche per i napoletani Ferdinando e Gaetano Matuozzo (rispettivamente 14 anni e 4 anni e mezzo), Luigi Parolisi (8 anni e 8 mesi) e Gaetano Ferrara (2 anni).

Gli arresti risalgono al luglio del 2016, quando la squadra mobile mise a segno l'operazione "Tiro Mancino", coordinata dall'allora procuratore aggiunto Teresa Principato e dai sostituti Amelia Luise eBruno Brucoli, che portò a 26 arresti. Durante le indagini vennero sequestrati diversi carichi di droga ed erano emersi gli interessi di Cosa nostra nel traffico di sostanze stupefacenti e nello spaccio, visto il coinvolgimento degli Abbate e dei Di Giovanni.


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