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Cronaca

"Cellulari ai detenuti dell'Ucciardone grazie all'agente corrotto": arrivano 5 condanne

I telefonini, nascosti all'interno di panini e patate, sarebbero stati lanciati nel cortile del penitenziario. Per averne uno sarebbero bastati 500 euro: "Paghi e qui entra qualsiasi cosa", dicevano nelle intercettazioni. La pena più alta, 8 anni, a uno dei carcerati che avrebbe usufruito degli apparecchi

"Ci sono le guardie corrotte... Paghi la guardia e ti entra qualsiasi cosa". Sarebbe stato questo il meccanismo all'interno del carcere Ucciardone, dove alcuni detenuti sarebbero riusciti ad avere a disposizione dei cellulari e sarebbe entrata anche droga. Adesso il gup Marco Gaeta ha inflitto 5 condanne con il rito abbreviato ad altrettante persone che erano state arrestate ad ottobre dell'anno scorso.

Il giudice ha accolto le richieste del procuratore aggiunto Sergio Demontis e del sostituto Andrea Fusco e, nello specifico, ha condannato l'agente della polizia penitenziaria Giuseppe Scafidi a 3 anni, Fabrizio Tre Re e la moglie, Teresa Altieri, rispettivamente a 8 anni e a 4 anni, Rosario Di Fiore a 6 anni e James Burgio a 2 anni.

Le intercettazioni: "Paghi e entra qualsiasi cosa"

Secondo la ricostuzione dell'accusa vi sarebbe stato un patto tra Tre Re, la moglie, Di Fiore e l'agente per avere cellulari in cambio di 500 euro. Una circostanza che Scafidi aveva poi ammesso, sentito dagli inquirenti, il 19 aprile dell'anno scorso: "Sono stato contattato da un mio conoscente, Rosario Di Fiore, detto 'Saro', di Pallavicino, che mi ha detto che era venuto a conoscenza della mia disponibilità ad entrare telefonini e che ci saremmo dovuti recare nella piazza dell'Acquasanta per incontrare una terza persona per ricevere i cellulari da far entrare".

E aveva aggiunto: "Un altro detenuto mi ha chiesto l'ingresso di telefonini... Mi sono pervenute un paio di richieste, in un caso erano stati pattuiti 1.500 euro, con pagamento da fare su una Postepay intestata alla madre della mia attuale compagna".

Un fenomeno, quello dei cellulari all'interno delle carceri, molto diffuso e, quanto scoperto all'Ucciardone sarebbe soltanto la punta di un iceberg. Il gip Piergiorgio Morosini, nell'ordinanza di custodia cautelare, aveva stigmatizzato come "la disponibilità di un telefono cellulare durante il periodo di detenzione è funzionale a obiettivi criminali e a coltivare la supremazia nell'ambito dei rapporti carcerari" perché "quella disponibilità permette al detenuto di mantenere continui rapporti con il proprio ambiente esterno di provenienza e persino di continuare ad impartire disposizioni criminose da eseguire al di fuori della struttura carceraria, con ricadute assai negative sia sulla praticabilità di percorsi rieducativi (ove si tratti di condannati definitivi), sia per il soddisfacimento di eventuali esigenze cautelari per i così detti 'non definitivi', sia in generale per l'ordine pubblico".

I cellulari, come ricostruito durante l'indagine, sarebbero stati nascosti in panini, nelle suole delle scarpe e persino nelle patate, prima di essere lanciati nel cortile del carcere borbonico.

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