Cronaca

"Smerciavano farmaci dopanti nelle palestre della città e della provincia": 7 condanne

Gli imputati, titolari di attività e atleti, erano stati coinvolti in un blitz del Nas dei carabinieri messo a segno a febbraio del 2020. Secondo l'accusa il giro avrebbe fruttato 300 mila euro

Avrebbero gestito un presunto giro di farmaci dopanti all'interno di alcune palestre della città e della provincia, sostanze che avrebbero smerciato - o iniettato direttamente - a diversi atleti, che poi avrebbero conseguito importanti risultati in diverse gare sportive, tra il 2016 ed il 2018. Un business che, secondo l'ipotesi della Procura, avrebbe fruttato circa 300 mila euro. Per questo sono state condannate 7 persone, coinvolte in un'operazione del Nas dei carabinieri del 12 febbraio 2020.

La sentenza, che è stata emessa lo scorso febbraio ma di cui PalermoToday è venuto a conoscenza solo ora, è del gup Lirio Conti, che ha processato gli imputati con il rito abbreviato. La pena più pesante, 2 anni e 8 mesi, è stata inflitta a Filippo Masucci, bodybuilder e gestore di un negozio di integratori in via Zappalà, che avrebbe smerciato gli anabolizzanti. Due anni (pena sospesa) per Gaspare Aiello, titolare della palestra "Free Time" di Partinico, 5 mesi e 10 giorni (pena sospesa) la condanna per Francesco Di Rosalia, titolare della palestra "Infinity Club" di Cinisi, stessa pena per Cesare Monte, personal trainer nella palestra di Aiello e che avrebbe procurato le sostanze e che le avrebbe anche somministrate ad alcuni atleti.

Condannati anche tre di questi atleti, tutti a 2 mesi e 20 giorni (pena sospesa): Manuela Fava (avrebbe assunto le sostanze prima di una gara che si era svolta a Catania del 2018, diventando campionessa regionale "bikini fitness over 35"), Giuseppe Riserbato e Prospero Testai che, secondo l'accusa, avrebbero preso anche loro i farmaci per ottenere performance migliori durante le competizioni.

L'inchiesta - che aveva portato all'arresto di Aiello, Monte, Masucci e Di Rosalia - era stata coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dal sostituto Giorgia Spiri e si basava anche su una serie di intercettazioni. Il tribunale del Riesame aveva tuttavia annullato le ordinanze di custodia cautelare per Di Roslia, Aiello e Masucci (difesi, tra gli altri dagli avvocati Giovanni Rizzuti e Pasquale Contorno) e diversi capi d'imputazione sono stati poi ritenuti non sussistenti anche dal giudice.

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