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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Donna di 59 anni muore al Civico, i familiari devastano il pronto soccorso

La paziente è stata intubata ma per lei non c'è stato nulla da fare. I parenti, appresa la notizia, hanno seminato il caos nell'area d'emergenza danneggiando macchinari diagnostici del valore di migliaia di euro e i lettini utilizzati temporaneamente per le degenze. Necessario l'intervento della polizia

Scene di guerriglia urbana e devastazione al Civico. E’ successo al pronto soccorso dell'ospedale dove ieri sera è deceduta una donna di 59 anni, arrivata poco prima con il 118 per un’insufficienza respiratoria. I familiari, alla notizia del decesso, hanno distrutto l’area d’emergenza: vetri rotti, macchinari buttati a terra, attrezzature sparse tra le stanze e nel piazzale esterno. Sul posto sono intervenuti gli agenti delle volanti di polizia che hanno identificato e denunciato i responsabili.

Paziente muore al Civico, i familiari devastano il pronto soccorso

Secondo una prima ricostruzione la donna, residente nella zona di via Perpignano, è stata portata in ospedale con un’ambulanza ed è entrata subito nell’area rossa con un delicato quadro clinico. I medici l’hanno subito presa in carico e l’hanno intubata, ma in pochi minuti la situazione precipitata e il cuore della paziente ha smesso di battere. I familiari, appreso il tragico epilogo, avrebbero spintonato le guardie giurate per fare irruzione nel pronto soccorso.

In poco tempo i familiari della donna avrebbero distrutto gli arredi, colpendo e infrangendo tre vetrate che separano le diverse aree dedicate ai pazienti, danneggiando macchinari diagnostici del valore di migliaia di euro e i lettini utilizzati temporaneamente per le degenze. Un caos che ha costretto medici e infermieri a sospendere le attività nell’area d’emergenza per oltre un’ora. Appena avrà terminato di quantificare i danni, la direzione generale sporgerà formale denuncia.

"Esprimiamo solidarietà - si legge in una nota del sindacato Nursind - ai lavoratori e ai pazienti per una vicenda che purtroppo ricorda quanto pericoloso sia ancora lavorare la notte nei pronto soccorso. Apprezziamo l'impegno dell'amministrazione in questi anni per garantire la sicurezza e proponiamo di potenziare ulteriormente le misure, garantendo  ad esempio il posto di polizia, che al momento è  presente la mattina e il pomeriggio, anche la sera".

"Gli ospedali - afferma il presidente dell'Ordine dei medici di Palermo, Toti Amato - sono ormai campi di battaglia dove malati e familiari possono tranquillamente dare sfogo a tutta la loro rabbia incontrollabile, salvo poi essere fermati dalle forze di pubblica sicurezza e contare i danni. Per i medici siciliani non c’è più tempo da perdere. Come componente del direttivo della federazione nazionale e a nome di tutti i camici bianchi, reitero la richiesta di incontro urgente al Prefetto per rappresentare la pericolosità di quanto sta accadendo ogni giorno nelle aree emergenziali e i presidi di guardia medica contro medici e sanitari, strutture ospedaliere comprese".

Anche la Fp Cgil esprime "massima solidarietà ai medici e agli infermieri coinvolti". Il sindacato chiede di intensificare i livelli di sicurezza all'interno dell'azienda. "Occorreranno diversi giorni per ripristinare gli oggetti vandalizzati e un'ala del pronto soccorso sarà fuori uso. Un disagio che influirà sui livelli di assistenza per l'utenza. Capiamo la rabbia, il dolore, lo sconforto ma non possono essere un alibi a atti di inaudita violenza e ad aggressioni nei confronti del personale medico e infermieristico – dichiara Tino Corrao responsabile aziendale per la Fp Cgil dell'Arnas Civico – Chi reagisce in questo modo incivile e violento ostacola il diritto all'assistenza degli altri. Come Fp Cgil ribadiamo la richiesta di avere più sicurezza al pronto soccorso dove tra codici gialli, rossi e verdi due soli vigilantes a controllare gli ingressi non bastano. Così come non è sufficiente un posto di polizia che opera solo 12 ore e alle 20 chiude. Riteniamo doveroso – aggiunge la Fp Cgil - che l'azienda si faccia parte civile al processo, dal momento che sono stati presi di mira servizi e operatori. E che chi ha sbagliato paghi. Non possiamo andare al lavoro in ospedale e diventare noi stessi pazienti, rischiando così ogni giorno la vita”. 

Razza: "Atto violento, sconsiderato, insopportabile"

"Devastare un pronto soccorso - ha scritto sui social l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza - presidiato da guardie giurate, è un atto violento, sconsiderato, insopportabile. Non si può  giustificare con il dolore per la scomparsa di un proprio congiunto, arrivato in gravissime e disperate condizioni. Il pronto soccorso, come l’ospedale in genere, è un luogo di sofferenza e di speranza, di vita e di morte. Non possiamo inneggiare agli eroi in camice e poi farci sopraffare dalla emotività che diventa violenza. Ai medici e operatori del Civico di Palermo va il mio sentimento di solidarietà".

Il primario del pronto soccorso del Civico, Massimo Geraci, ha condiviso il post dell’assessore aggiungendo alcune considerazioni: "Premettendo che nel caso in questione l’assistenza è stata immediata e la drammatica evoluzione purtroppo inevitabile, e condannando senza appello l’esecrabile comportamento dei selvaggi devastatori, si deve dire che i conflitti nelle aree di emergenza spesso prendono origine da un latente e diffuso sentimento di sfiducia e pregiudizio, a volte immotivato, a volte riconducibile ad una oggettiva discrepanza tra ciò che il cittadino si attende rispetto alle proprie esigenze assistenziali (a volte appropriatamente rivolte ai pronto soccorso, troppo spesso no) e ciò che è oggettivamente possibile fare. Il patto di alleanza tra operatori della salute e cittadini resta un’utopia, tanto più quanto maggiore è il senso di frustrazione che insiste anche da questa parte della barricata e che motiva la fuga di centinaia di professionisti dell’emergenza-urgenza verso settori più ‘tranquilli’. La valorizzazione - conclude - professionale e contrattuale del lavoro in pronto soccorso è un primo passo, una esigenza inderogabile al fine di assicurare le risorse necessarie, in termini di quantità e qualità, ai pronto soccorso per continuare a garantire il diritto di tutti i cittadini a cure adeguate e la difesa del sistema sanitario pubblico che nel settore dell’emergenza urgenza esprime il più alto grado di universalità ed accessibilità".

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