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Cronaca

Il caso dell'anziana legata alla barella, ispezione della Regione a Villa Sofia: "Procedure corrette"

Dopo il racconto a PalermoToday in cui una donna ha denunciato la non adeguata assistenza alla madre, l'assessorato alla Salute ha ascoltato lo staff ed è stata verificata la documentazione non riscontrando nulla di anomalo. Ma intanto si moltiplicano le segnalazioni sulla cattiva assistenza dei pazienti al pronto soccorso

Il caso della donna legata alle sponde della barella della shock room di Villa Sofia per 48 ore, poi dimessa e portata a casa dalla famiglia (dove poi è morta, per via delle sue condizioni già critiche prima dell'accesso al pronto soccorso) ha scatenato un'onda di solidarietà nei confronti della famiglia e decine segnalazioni dello stesso tenore. Sono in tanti ad aver scritto a PalermoToday raccontando situazioni analoghe accadute proprio al pronto soccorso dell'ospedale. 

Per l'assessorato della Salute nulla di anomalo 

L'azienda ospedaliera ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello è intervenuta sulla vicenda, precisando che "la paziente già terminale, è stata accudita con massimo scrupolo durante la sua permanenza al pronto soccorso. Il fatto poi che siano state adottate misure di contenzione è stato motivato dalla necessità di metterla in sicurezza da stessa". Per l'ospedale, insomma, quelle bende ai polsi sono frutto di un protocollo che deve essere adottato in situazioni come questa. 

Sul caso è intervenuto anche l'assessorato regionale della Salute, guidato da Giovanna Volo. Dopo la notizia, è stata infatti immediatamente avviata un'ispezione, è stato ascoltato lo staff ed è stata verificata la documentazione. "Gli esiti - spiegano dall'assessorato della Salute a PalermoToday - hanno permesso di riscontrare la corretta esecuzione delle procedure previste". Anche in questo caso, la posizione è chiara: niente di anomalo nella gestione e nelle cure di questa paziente. 

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Altre esperienze simili al pronto soccorso di Villa Sofia 

Ma nonostante l'azienda ribadisca che si sia trattato di un iter da manuale, l'assessorato abbia avviato un'ispezione che non ha riscontrato nessun caso di "mala gestio", sono tanti i malumori da parte di cittadini che hanno avuto esperienze simili a quello denunciato da Angela Lanfranca, figlia della 75enne. "Mia madre ha vissuto esattamente la stessa cosa - racconta a PalermoToday Marco Sonseri - sempre al pronto soccorso di Villa Sofia, lo scorso dicembre. A causa di una frattura al femore è rimasta tre giorni presso l'ospedale, tre giorni da dimenticare, dove l'assistenza era tendente allo zero e l'impossibilità di parlare con il medico la condizione normale. La situazione in cui versa Villa Sofia è nota ai palermitani e sappiamo bene, tutti, che nessuno merita assistenze di questo tipo". 

"Ho provato sulla mia pelle un'esperienza simile - scrive in un commento sulla fan page di PalermoToday Renata Casamichele - ero sulla barella, con dolore toracico forte, mi sentivo malissimo, dovevo urgentemente andare in bagno ma nessuno mi ha aiutato". A farle da eco altre due lettrici. "Anche mia madre ha vissuto la stessa esperienza - racconta Chiara Polizzi - per due giorni proprio nella shock room di Villa Sofia. Quello che ricordo con sgomento è che mia madre mi ha poi raccontato che l'avevano legata al letto". "Mio padre - è invece il racconto di Roberta - è stato legato alla barella del pronto soccorso di Villa Sofia, con addosso soltanto il pannolone. Abbiamo firmato per portarlo via". 

Un'altra storia arriva da Anna: "Mio padre ha fatto la stessa fine di questa donna - racconta - abbandonato e legato. Anche noi familiari abbiamo avuto notizie dalle guardie giurate senza che avessero alcun titolo. Ho un grande rimorso per essere stata alle regole allo stesso modo di quella famiglia. Cerco di non pensarci, ma poi leggo storie come questa e mi rendo conto che nonostante tutto non cambia mai nulla. Siamo impotenti. Il pronto soccorso di Villa Sofia è la porta dell'inferno, pensiamo di salvarli i nostri amati, inconsapevoli che li lasciamo lì senza alcun conforto". Cinzia, invece, racconta di sua madre "ricoverata per due giorni nella shock room, ne ha viste di tutti i colori, chiamava aiuto perché aveva dolori molto forti ma veniva ignorata". 

La lettera di condoglianze dell'ospedale alla famiglia 

Intanto l'azienda ospedaliera ha inviato una mail di condoglianze alla famiglia della donna, spiegando nel dettaglio quanto accaduto. "Lo stadio di terminalità della paziente è risultato subito evidente all’ingresso. La paziente è stata tenuta sotto stretta osservazione proprio in shock room a dimostrazione dell’attenzione che le è stata prestata. I mezzi di contenzione fisica e farmacologica sono stati attuati nel rispetto dei protocolli a tutela della paziente (come si evince dal referto). Il giro visite di pulizia è stato eseguito tre volte al giorno e la paziente è stata adeguatamente idratata; è stata dimessa al domicilio dopo 2 giorni e mezzo ovviamente terminale, come era la sua condizione di base". 

Per quanto riguarda le notizie ai parenti, l'azienda puntualizza che "vengono date tre volte al giorno a fine turno e non è possibile purtroppo interrompere le attività mediche per dare notizie a qualsiasi orario. La legge sull’accanimento terapeutico nei malati terminali non permette di effettuare esami diagnostici e terapie che vadano oltre la palliazione. Al pronto soccorso sono state escluse emergenze curabili e la paziente, sempre terminale come all’ingresso, è stata rinviata a domicilio all’affetto dei familiari, unica terapia possibile. Speriamo pertanto che, in situazioni simili, il servizio territoriale di assistenza domiciliare possa venire incontro al meglio ai bisogni dei pazienti e con più competenza di noi, visto che la nostra mission è rivolta a risolvere problematiche diverse". 

In casi come questo, in via definitiva, ci si dovrebbe rivolgere all'Asp e ad associazioni per l'assistenza domiciliare. "Ci scusiamo - si legge in calce alla lettera firmata dall'ospedale - e siamo dispiaciuti per l’esperienza negativa da voi vissuta, rendendoci conto del vostro disappunto. Considerate che il pronto soccorso però è un luogo di emergenza e che nel vostro caso, un buon lavoro territoriale avrebbe costituito un più valido sostegno per assicurare a vostra madre una palliazione di accompagnamento dignitoso al fine vita. Vi assicuriamo però che i sanitari dedicano tutto il loro impegno per essere al servizio dei pazienti e per ridurre le criticità che quotidianamente riscontrano, soprattutto in questo difficile periodo post pandemia". 

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