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Martedì, 24 Maggio 2022

VIDEO | La provocazione di Fava: "Togliere il reddito di cittadinanza a chi non manda i figli a scuola"

Presentata all'Ars la relazione finale dell'inchiesta della commissione Antimafia sulla dispersione scolastica: "Indici tra i più alti d'Europa. La criminalità organizzata recluta e seduce quei giovani che vivono in condizioni di vulnerabilità e disagio. Lo Stato non c'è. Serve una legge regionale che coordini le buone prassi esistenti"

"Togliere il reddito di cittadinanza a chi non manda i figli a scuola. Rifiutate lo Stato ma pretendete che si occupi di voi?". E' la provocazione del presidente della commissione Antimafia Claudio Fava nel corso della presentazione dei dati conclusivi dell'inchiesta sul fenomeno della dispersione scolastica e sul reclutamento dei minori da parte della criminalità organizzata. Il quadro che emerge è sconfortante: "La mafia ancora oggi ha forti capacità di reclutamento e seduzione nei confronti di quei giovani che vivono in condizioni di vulnerabilità e disagio. Lo Stato non c'è".

Una relazione, quella approvata oggi all'unanimità, che arriva dopo otto mesi di lungo lavoro, 65 aduzioni dal luglio 2021 a oggi, e da numerosi incontri con le scuole, volti a ricostruire le condizioni e le ragioni di questa vulnerabilità sociale, il faticosissimo rapporto con i quartieri che la ospitano, soprattutto nelle periferie e le ancora troppe incertezze amministrative e burocratiche nella risposta di sostegno sociale e sanitario. 

"Se una ragazza problematica di una periferia palermitana - dice il presidente - dovrà aspettare dieci mesi per una visita psichiatrica, se diciassette scuole di frontiera continueranno ad avere a disposizione un solo assistente sociale per migliaia di studenti, se palestre e campi sportivi resteranno chiusi perché i comuni non riescono a recuperare le cifre modeste che servono a renderli fruibili, se le scuole resteranno l’unico presidio isolato e malvisto, non stupiamoci quando mafie e criminalità avranno vita facile a reclutare, a trasformare adolescenti in carne da cannone". Scuole, tra l'altro, a volte accettate, a volte subite, spesso rifiutate, in strutture spesso fatiscenti che rappresentano comunque l'unico presidio istituzionale tangibile. Fuori da quelle aule, il deserto.

Per provare a combattere il fenomeno la Regione nei mesi scorsi aveva stanziato 32 milioni e mezzo di euro all'interno del "Piano straordinario 2021-2023" sulla povertà educativa nell'Isola. In quell'occasione - secondo uno studio realizzato dalla fondazione Openpolis su una serie di dati Istat ed Eurostat -  il dato balzato agli occhi era che, nonostante dal 2018 al 2021 il tasso di abbandono si fosse ridotto di circa 5 punti percentuali, passando dal 24,3% di tre anni fa al 19,4 dell'anno appena trascorso, la Sicilia restava comunque in testa nella classifica. Una inversione di tendenza che comunque ha riguardato, in generale, tutto il Meridione. 

I Tribunali per i minori fotografano una realtà preoccupante: gli indici di dispersione restano tra i più alti d'Europa, con un picco nel passaggio tra scuola media e superiori. Dove non arriva l'offerta formativa, arriva così la criminalità organizzata. Uno scenario reso ancor più drammatico dall’emergenza pandemica e da ciò che essa ha determinato, ossia un isolamento nell’isolamento. "Isolamento e confronto con un modello educativo familiare impregnato fin dall'infanzia - aggiungono dalla Commissione - di disvalori criminali o comunque fortemente condizionato dalla loro influenza. Per tale motivo il cosiddetto 'familismo criminale' costituisce un modello culturale di difficile eradicazione, i cui strascichi sono capaci d’indurre comportamenti violenti, fino all’omicidio, nei confronti perfino di componenti dei nuclei familiari che decidono di uscire dal condizionamento mafioso".  

Per Fava "è vero, l’ascensore sociale nelle periferie siciliane si è fermato ai piani alti. Ma si tratta di un esito che non può essere accettato o, ancor peggio, passivamente subito. A tal riguardo la relazione della Commissione antimafia lancia una serie di suggerimenti al Parlamento siciliano nella prospettiva di un comune sforzo fra tutti gli attori istituzionali: la necessità di una legge regionale che raccolga e coordini le buone prassi esistenti; l’urgenza di dotarsi di un’anagrafe scolastica e di un piano dell’infanzia regionali; l’importanza di ricostituire la Commissione regionale per i problemi della devianza e della criminalità; l’imprescindibile valorizzazione delle figure dei garanti locali". 

Come si può sconfiggere, allora, la concorrenza seduttiva delle organizzazioni criminali? La Commissione non ha dubbi: "Attraverso puntando sulle pratiche educative. Per rendere più attraente il percorso scolastico, bisogna indurre i giovani ad accostarvisi con interesse. La scuola deve puntare a essere, oltre che agenzia di informazioni, anche occasione di incontro, di lavoro mascherato da gioco, di aiuto per consigliare ai giovani un percorso di legalità".

Sembra importante porre l’accento sui centri di aggregazione per i minori che possono essere oggetto di implementazione dei valori dati dalla scuola. "Non è un caso - aggiunge la componente cinquestelle della Commissione Roberta Schillaci - se in luoghi come il centro commerciale Forum non si spaccia ma lo si fa in altre zone del quartiere perché questo viene visto come simbolo di divertimento. Apriamo, allora, maggiori spazi aggregativi per togliere i ragazzi dalla strada". 

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