I mille ostacoli dei disabili a scuola, l'Istat: "Al Sud pochi assistenti alla comunicazione"

L'Istituto di statistica ha tracciato un quadro della situazione lungo lo Stivale. Nel Mezzogiorno le figure specializzate scarseggiano. Con l'avvento della Dad, 70mila ragazzi esclusi dalle lezioni. Troppe anche le barriere architettoniche. La Cgil: "Lo Stato non fa abbastanza"

Aumenta il numero di alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane e allo stesso tempo aumentano anche gli insegnanti di sostegno, ma al Sud restano ancora pochi - troppo pochi - gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione. E' quanto fotografa l'Istat nel rapporto  “L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità"

Nell’anno scolastico 2019/2020 gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane sono quasi 300 mila (pari al 3,5% degli iscritti), oltre 13 mila in più rispetto all’anno precedente, con un incremento percentuale, ormai costante negli anni, del 6%. In crescita anche il numero di insegnanti per il sostegno, con un rapporto alunno-insegnante migliore delle previsioni di legge, ma il 37% non ha una formazione specifica. "Carenti - dicono dall'Istituto - gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione nel Mezzogiorno, dove il rapporto alunno/assistente è di 5,5, oltre 13 in Campania e in Molise". Resta scarsa l’accessibilità per gli alunni con disabilità motoria (solo nel 32% delle scuole) e molto critica la disponibilità di ausili per gli alunni con disabilità sensoriale (2%).

La dad e i disabili

Secondo il quadro tracciato dall'Istituto di statistica, l’attivazione della didattica a distanza per il Covid-19 "ha rappresentato un ostacolo al
proseguimento dei percorsi di inclusione intrapresi dai docenti, riducendo sensibilmente la partecipazione degli alunni con disabilità". La dad ha reso più complesso un processo delicato come quello dell’inclusione scolastica. Tra aprile e giugno 2020, oltre il 23% degli alunni con disabilità (circa 70 mila) non ha preso parte alle lezioni, quota che cresce nelle regioni del Mezzogiorno dove si attesta al 29%. Gli altri studenti che non partecipano costituiscono invece l’8% degli iscritti. Anche in questo caso si riscontrano ampie differenze territoriali: le regioni del Centro si distinguono per la più bassa percentuale di studenti esclusi (5%), mentre nel Sud del Paese la quota risulta quasi raddoppiata (9%).

Perchè i disabili sono "esclusi" dalla Dad

I motivi che hanno reso difficile la partecipazione degli alunni con disabilità alla didattica a distanza sono diversi; tra i più frequenti la gravità della patologia (27%), la mancanza di collaborazione dei familiari (20%) e il disagio socio-economico (17%). Per una quota meno consistente ma non trascurabile di ragazzi, il motivo dell’esclusione è dovuto alla difficoltà nell’adattare il Piano educativo per l’inclusione (PEI) alla didattica a distanza (6%), alla mancanza di strumenti tecnologici (6%) e, per una parte residuale, alla mancanza di ausili didattici specifici (3%). Le difficoltà di carattere tecnico e organizzativo, unite alla carenza di strumenti e di supporto adeguati e alle difficoltà d’interazione, hanno reso quindi la partecipazione alla Dad più difficile per i ragazzi con disabilità, soprattutto in presenza di gravi patologie, o se appartenenti a contesti con un elevato disagio socio-economico.

Gli insegnanti specializzati

Secondo i dati Istat gli insegnanti per il sostegno che nell’anno scolastico 2019/2020 operano nelle scuole italiane sono poco più di 176 mila. A livello nazionale il rapporto alunno-insegnante (pari a 1,7 alunni ogni insegnante per il sostegno) è migliore di quello previsto dalla Legge 244/2007 che raccomanda un valore pari 2 (fonte Miur). Tuttavia, il numero di insegnanti specializzati risulta ancora insufficiente; la richiesta di queste figure aumenta di anno in anno più velocemente di quanto non cresca l’offerta. Per questa ragione nel 37% dei casi si selezionano i docenti per il sostegno dalle liste curricolari; si tratta di docenti individuati per rispondere alla carenza di insegnanti per il sostegno, ma che non hanno una formazione specifica per supportare al meglio l’alunno con disabilità. Questo fenomeno è più frequente nelle regioni del Nord, dove la quota di insegnanti curricolari che svolgono attività di sostegno sale al 47% mentre si riduce nel Mezzogiorno attestandosi al 24%.

Pochi assistenti all’autonomia nel Mezzogiorno

Nelle scuole italiane gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione (assistente ad personam), che affiancano gli insegnanti per il sostegno, sono più di 57 mila. Si tratta di operatori specializzati, finanziati dagli enti locali, la cui presenza può migliorare molto la qualità dell’azione formativa facilitando la comunicazione dello studente con disabilità e stimolando lo sviluppo delle sue abilità nelle diverse
dimensioni d’autonomia. Inoltre, con l’avvio della didattica a distanza, il suo coinvolgimento può risultare determinante nel supportare l’alunno e sollevare le famiglie da un impegno a volte molto gravoso. Tra gli assistenti che operano nelle nostre scuole risulta poco diffusa la conoscenza della lingua italiana dei segni (LIS) che riguarda solo il 5% degli operatori.

La disponibilità di queste figure professionali varia molto sul territorio. A livello nazionale il rapporto alunno/assistente è pari a 4,6; nel Mezzogiorno cresce a 5,5, con punte massime in Campania e in Molise dove supera, rispettivamente, la soglia di 14 e 13 alunni con disabilità per ogni assistente. La presenza di assistenti aumenta nelle regioni del Centro e del Nord (4,4) raggiungendo i livelli più alti
nella Provincia Autonoma di Trento, in Lombardia e nelle Marche, con un rapporto che non supera la soglia di 3,1 alunni per assistente.

Barriere architettoniche ancora presenti

Nell’anno scolastico 2019-2020 solamente una scuola su tre risulta accessibile per gli alunni con disabilità motoria. La situazione appare migliore al Nord, dove si registrano valori superiori alla media nazionale (36% di scuole a norma) mentre peggiora, raggiungendo i livelli più bassi, nel Mezzogiorno (27%). La mancanza di un ascensore o la presenza di un ascensore non adatto al trasporto delle persone con disabilità rappresentano le barriere più diffuse (44%). Frequenti sono anche le scuole sprovviste di bagni a norma (26%) o servoscala (interno ed esterno, 25%). Raramente invece si riscontra la presenza di scale o porte non a norma (rispettivamente 6% e 3%).

"Lo Stato - dice Adriano Rizza, segretario della Flc Cgil Sicilia - non fa abbastanza per garantire agli alunni con disabilità il diritto all’istruzione, soprattutto nel Mezzogiorno. La pandemia poi ha aggravato la situazione. Tutto questo è inaccettabile per un Paese che si definisce civile e avanzato. Il sistema scolastico italiano, in particolar modo nel Meridione, è inadeguato alle esigenze degli studenti con disabilità dal punto di vista della dotazione organica, tecnologica e dell'infrastruttura”. 

“Servono più docenti – spiega Rizza – ore di sostegno e assistenti all’autonomia. Anche se a livello nazionale il rapporto alunni/insegnanti è inferiore quello previsto dalla legge (pari a 2), non c’è dubbio che sarebbe necessario avere un insegnante per ogni alunno anche per garantire la continuità della relazione educativa. Questo dato, inoltre, va letto in relazione alle ore di sostegno riconosciute, che nella maggioranza dei casi non sono pari alle ore che lo studente con disabilità trascorre a scuola. Proprio per questo motivo nelle regioni del Sud il 10,2% delle famiglie fa ricorso al Tar, spesso con esito positivo. Oltre ai docenti di sostegno – continua – mancano gli assistenti all’autonomia che svolgono un compito fondamentale. Se la media nazionale è di 1 assistente ogni 5 alunni, nel Mezzogiorno questa si alza a 1 assistente ogni 6 alunni. Anche in questo caso la scuola di un Paese civile dovrebbe avere un assistente per ogni alunno”. “La pandemia – prosegue Rizza – ha evidenziato la carenza di ausili tecnologici per la didattica, come apparecchiature multimediali e software specifici per l’apprendimento. Ne avrebbero bisogno il 25% degli studenti del Nord del Paese e il 37% del Mezzogiorno. Come se non bastasse quelli forniti dalle scuole non sono idonei rispettivamente nel 10% e nel 13% dei casi. Nel frattempo – conclude – visto che molti istituti sono chiusi, sarebbe il caso di intervenire a livello infrastrutturale per adeguare i plessi. Ad oggi, infatti, in tutta Italia il 38% delle scuole è a norma, mentre nel Mezzogiorno il 29,4%. Qui, infine, solo il 2,1% dispone degli ausili senso-percettivi destinati a favorire l’orientamento”.


 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Coronavirus, Sicilia in zona rossa: i divieti e cosa si può fare

  • Nuovo Dpcm "spacca weekend" e spostamenti vietati: si cambia colore tra sabato e domenica?

  • Coronavirus, quasi duemila contagi in 24 ore: la Sicilia presto sarà "zona rossa"

  • Coronavirus, Musumeci chiede la zona rossa a Conte: "Altrimenti firmo io l'ordinanza"

  • Nuovo Dpcm: Governo conferma l'ipotesi dello stop all'asporto per i bar dopo le 18

  • La quindicenne costretta a prostituirsi: "Mi davano anche 150 euro a rapporto, ero un oggetto"

Torna su
PalermoToday è in caricamento