Carcere Pagliarelli, detenuto arrivato da pochi giorni trovato impiccato in cella

Un uomo di 45 anni si è tolto la vita approfittando del momento in cui il suo compagno di cella si trovava fuori per l'ora d'aria. Inutili i tentativi di rianimarlo da parte dei medici e dei sanitari del 118

Il carcere Pagliarelli visto dall'alto

Un altro suicidio in carcere. Un detenuto di 45 anni ieri si è tolto la vita impiccandosi all’interno della sua cella al Pagliarelli, l’istituto penitenziario di piazza Cerulli in cui era entrato da pochi giorni. A nulla è servito l’intervento dei medici e del personale del 118 che hanno tentato una serie di manovre per rianimarlo.

Ad accorgersi della tragedia che si stava consumando sarebbero stati altri detenuti lavoranti che hanno lanciato l’allarme. Secondo una prima ricostruzione il 45enne, originario della Provincia e coinvolto in una vicenda di maltrattamenti, avrebbe approfittato di un momento in cui si trovava da solo. Il suo compagno di cella infatti si trovava fuori per l'ora d’aria.

Appena una settimana fa un altro detenuto del Pagliarelli, dentro per stalking e maltrattamenti, si era suicidato. L'uomo già in passato aveva avuto problemi con la giustizia e per questo era finito precedentemente in carcere. Tornando a casa con la moglie e i figli sarebbero iniziati i problemi. Una storia di violenza domestica, con liti frequenti e minacce.

Sull'episodio sono intervenuti l'avvocato Fabio Bognanni, responsabile regionale dell’Osservatorio carcere dell’Unione camere penali italiane nonché vicepresidente della Camera penale di Palermo e il collega del direttivo nonché componente dell’Osservatorio diritti umani, Giorgio Bisagna: "Questo ulteriore caso, avvenuto a pochi giorni dall'ultimo, preoccupa moltissimo perché denuncia evidenti carenze di sorveglianza e di efficienza nella catena di sorveglianza e custodia del Pagliarelli. Nel 2020 sono stati già registrati 36 suicidi fra tutte le carceri italiane".

"Due suicidi in una settimana nel carcere Pagliarelli e uno a Caltagirone. Tre detenuti in attesa di giudizio. Il disagio nelle carceri non é solo 'un problema loro' ma di tutta la società che ha la responsabilità - dice Pino Apprendi, presidente di Antigone Sicilia - di tutelare la vita di tutti. I detenuti riconosciuti colpevoli devono scontare la pena in condizioni di vita dignitose. La detenzione non deve trasformarsi in tortura psicologica come in un girone dell'inferno dantesco. Va istituito il garante comunale in ogni territorio dove esiste un carcere. A Palermo, il Comitato esistono i diritti con il suo presidente Gaetano D'Amico, già da tempo lo chiede e il consiglio comunale presto ne approverà il regolamento".

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