Palermitano accusato di aver violentato detenuto: "Sono mafioso, queste cose non le facciamo"

Francesco Scaglione, 72 anni, è stato assolto dopo che era stato condannato in primo grado a due anni e sette mesi. I (presunti) fatti nel carcere di Bari. La vittima a sua volta era tra le sbarre per reati di natura sessuale

Lui è un detenuto palermitano. Si chiama Francesco Scaglione e ha 72 anni. In questi giorni è stato assolto dall’accusa di tentata violenza sessuale ai danni di un altro detenuto. Che a sua volta era tra le sbarre per reati di natura sessuale. La storia nasce all'interno del carcere di Bari. A raccontarla è stata la Gazzetta del Mezzogiorno: "Stando alla ricostruzione della Procura, quando Scaglione era detenuto nel carcere di Bari dove stava scontando una pena definitiva per associazione di stampo mafioso, avrebbe seguito in bagno un altro detenuto, lo avrebbe afferrato per il collo, 'spingendogli con forza la testa', con l’obiettivo di costringere la vittima a subire un atto sessuale".

Un tentativo non riuscito "per cause indipendenti dalla sua volontà", contestava la pubblica accusa. La vittima, un uomo di 51 anni, barese, si era costituita parte civile, sostenendo di avere subito danni nello spirito e nel fisico. Oltre a diverse lesioni il detenuto aveva subito il distacco della retina che lo avrebbe poi costretto a più interventi chirurgici. Secondo la Procura Scaglione avrebbe minacciato la vittima: "Drogato di m...", "infame", "ti faccio sciogliere nell’acido". E ancora: "Io sono un grosso esponente della mafia". Una frase - quest'ultima - che per la difesa contribuiva, insieme ad altri elementi, a scagionare Scaglione.

Sì, perché il palermitano si è difeso così, appellandosi a vecchi codici: "Sono un grosso esponente della mafia, impossibile che possa avere tentato di violentare un detenuto in carcere". Una teoria basata su una legge non scritta che vige dentro Cosa nostra: "I mafiosi non commettono reati di questo tipo". Scaglione era stato condannato in primo grado a due anni e sette mesi per tentata violenza sessuale, ma la Corte d’Appello di Bari ha ribaltato il verdetto, assolvendolo con la formula più ampia "perché il fatto non sussiste".

Come riporta la Gazzetta del Mezzogiorno, la difesa, nell'atto di appello, ha sostenuto questo: "Scaglione, uomo di mafia, che si ritiene di onore, come regola mafiosa, seppur non stimabile e dignitosa, non ha gradito la presenza della vittima per lui disonorante". Sì, perché i mafiosi non sopportano chi potrebbe avere commesso reati sessuali. Quindi, seconda la difesa è impossibile che un mafioso possa avere commesso reati di questo tipo.

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