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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca

Suicidio all'Ucciardone, Gazziano (Dc): "Inascoltate le richieste dell'avvocato del detenuto"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

"Oggi un ragazzo di 25 anni si è tolto la vita legando il suo collo ad un lenzuolo bianco. Era un detenuto nel carcere Ucciardone di Palermo. Circa un anno e mezzo fa l'avvocato che seguiva il ragazzo aveva presentato delle istanze perché venisse seguito proprio per timore che potesse farsi male o addirittura suicidarsi. Oggi la triste notizia".

Trovato in cella con un lenzuolo attorno al collo, giovane detenuto si suicida

Lo dichiara Eleonora Gazziano, responsabile regionale per i Diritti umani e civili della Democrazia cristiana Nuova in Sicilia. "Palermo avrà il garante per i diritti dei detenuti ma la giustizia continua ad essere accanita nel suo stile farraginoso - prosegue - ed io ho paura che anche questa misura risulti insufficiente. Il sovraffollamento degli istituti penitenziari e la vita o la morte che si produce all’interno è al massimo storico. E nonostante Alessio Scandurra, coordinatore dell’Osservatorio sulle condizioni di detenzione dell’associazione Antigone, ci dice che il tasso di atti di autolesionismo è il più alto degli ultimi due decenni, abbiamo intravisto la luce, nella proposta di Giachetti, nelle interlocuzioni con la ministra Marta Cartabia e dell'ex capo del Dap Bernardo Petralia".

"Abbiamo legato la nostra speranza alle parole del presidente Mattarella sulla riforma della giustizia - conclude Gazziano - ma la nostra speranza non ha cambiato il destino di un ragazzo di 25 anni con problemi psichiatrici 'morto per pena'. Il suicidio di una persona privata della libertà annuncia il fallimento più evidente del ruolo rieducativo dello Stato. Perché uno Stato di diritto non può esercitare il proprio monopolio attraverso la forza, legittimando l’utilizzo della violenza stessa ignorando la conciliazione umana tra l’esigenza di salvaguardare il corpo e la salute del reo. Uno Stato che tortura attraverso la forza e la negazione dei diritti umani anche difronte ad un malato psichiatrico di 25 anni è uno Stato che si delegittima da solo perché insensibile. La più grande disumanità del nostro tempo è la mancanza di umanità".

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