Cacciato per aver denunciato la presenza di telecamere in ufficio: licenziamento annullato

Cancellato anche in appello il licenziamento di un lavoratore dell'associazione nazionale Tiro a Segno. Il Tribunale ha riconosciuto il carattere "ritorsivo" del provvedimento

Aveva segnalato l'introduzione di videocamere di sorveglianza sul posto di lavoro. Ed era stato licenziato. Adesso ha vinto la sua causa anche in appello e sarà reintegrato. Il Tribunale di Palermo ha confermato la sentenza di nullità del licenziamento di un dipendente dell'associazione nazionale Tiro a Segno, riconoscendo il carattere “ritorsivo” del provvedimento, definito “illegittimo e discriminatorio”.

Il lavoratore, Guglielmo Canino, Rsa della Slc Cgil Palermo, aveva segnalato l'introduzione in aziende di telecamere di videosorveglianza in violazione dell'articolo 4 della legge del 1970 che tutela la la libertà e la dignità dei lavoratori. L'azienda l'aveva licenziato, adducendo motivi di carattere economico e la necessità di riduzione del personale. Il rappresentante sindacale, assistito dall'avvocato Pietro Vizzini, legale della Cgil, ha impugnato il licenziamento davanti al Tribunale di Palermo.

Già il 13 gennaio scorso, in primo grado, i giudici avevano aveva dato ragione al lavoratore. Adesso arriva la conferma del giudizio. Esprime soddisfazione il segretario Slc Cgil di Palermo, Maurizio Rosso: “Non si può pensare che alcuni diritti fondamentali dei lavoratori vengano calpestati. Non smetteremo di perseguire il rispetto delle regole ed il riconoscimento dei diritti e della dignità di tutti i lavoratori. La nostra battaglia per affermare la necessità di un lavoro strutturato continua”.

La replica dell'associazione

"Il Tribunale - spiegano dall'associazione Tiro a Segno - ha sì dichiarato illegittimo il licenziamento, ritenendolo ritorsivo e discriminatorio, ma non perché il Tiro a Segno avesse allocato telecamere sulla scrivania del dipendente. L’associazione che assisto collocò, previa autorizzazione ricevuta dal competente Ispettorato del Lavoro, un servizio di video sorveglianza, negli ambienti in cui si svolgeva la sua attività sociale, per rispondere a ragioni di sicurezza e prevenzione, ed una telecamera, esattamente la numero 13, venne posizionata fuori dal locale di segreteria in cui il nostro dipendente svolgeva il suo lavoro. Non vi è stata dunque - concludono - installazione illegittima di telecamere, atteso che la medesima era stata preceduta da un provvedimento autorizzatorio, né è accaduto che il nostro dipendente fosse spiato da più telecamere puntate sulla sua scrivania".

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