Raffica di denunce da Barone Gomme all'Ast: "Cda senza donne per 8 mesi, atti nulli"

Secondo l'azienda i vertici della partecipata regionale sarebbero stati nominati "in violazione di statuto" per mancato rispetto della parità di genere. Fornitura pneumatici, scatta decreto ingiuntivo: "In credito di 263.419 euro". E all'Ast Aeroservizi poltrona contesa dalla politica

Una raffica di denunce investe i vertici dell’Ast, la partecipata delle Regione che si occupa di trasporto pubblico locale. A puntare il dito contro la società controllata da Palazzo d’Orleans è uno dei principali fornitori: Barone Gomme. Sotto accusa la nomina del Cda che, secondo l’azienda, sarebbe avvenuta “in violazione dell’articolo 24 dello statuto sociale dell’Ast”.

Il motivo? Mancato rispetto della parità di genere. Per comprendere bene i fatti bisogna andare a ritroso nel tempo e precisamente all’1 agosto dello scorso anno, quando al timone dell’Ast sono stati nominati Gaetano Tafuri (nel ruolo di presidente) ed Eusebio Dalì (vicepresidente). A completare la triade Stefano Mangano, componente dimissionario del Cda, già in precedenza nominato. Nessuna donna.

L'Ast e il Cda senza donne

Sebastiano Barone, titolare dell’omonima ditta, non ci sta. E, statuto alla mano, denuncia quella che ritiene “una grave violazione di legge”, mettendo nero su bianco i fatti contestati davanti ai dirigenti della sezione Anticorruzione della Squadra Mobile e scrivendo una serie di esposti tra gli altri al ragioniere generale della Regione, agli assessori competenti, al presidente dell’Ars, alla Corte dei conti, all’Anac, alla Guardia di finanza, financo al prefetto di Palermo.

Nelle denunce si fa riferimento anche alla potenziale “nullità degli atti compiuti dal Cda di Ast” fino a quando non è stata ripristinata la parità di genere. Ovvero il 14 marzo del 2019, ben oltre il limite massimo di due mesi - stabilito nello statuto - per la convocazione dell’assemblea dei soci da parte del Cda (“pena la decadenza”) o in subordine del collegio sindacale. La questione è posta in punta di diritto e Barone Gomme ravvisa anche un presunto danno erariale, “per l’acquisizione indebita - si legge negli esposti - degli stipendi percepiti dai due amministratori e la produzione di atti nulli, con rilevante danno a tutti i fornitori e i terzi interessati, oltre che alla medesima Ast e al socio unico Regione”.

La "guerra" dei fornitori

“Peraltro - viene aggiunto - con conseguente nullità pure della nomina del direttore generale di Ast Ugo Fiduccia, operata dagli amministratori illegittimamente insediatisi l’1 agosto 2018”. La denuncia di Barone sul mancato e ritardato rispetto della parità di genere in seno al Cda dell’Ast fa seguito a quelle relative alla cosiddetta guerra dei fornitori. Due storie che s’intrecciano, portando alla luce episodi del passato (prim’ancora che s’insediasse l’attuale Cda) già oggetto di indagini da parte della Procura di Palermo. Come la gara da circa 450 mila euro per la fornitura di pneumatici, bandita da Ast nel 2016. Alla gara di tre anni fa partecipano due aziende, Barone Gomme e Schirò srl di San Giuseppe Jato. Barone contesta alcuni criteri e la documentazione portata in sede di gara dalla ditta concorrente; dopo un lungo braccio di ferro si rivolge all’Anac. L’Autorità nazionale anticorruzione “dopo tre mesi avvalora le anomalie rilevate e comunica all’Ast l’illegittimità della procedura adottata”.

Passano due anni e l’Anac impone all’Ast di aggiudicare a Barone Gomme l’appalto, escludendo Schirò srl. Un imprevisto - le gomme indicate da Barone vengono messe fuori produzione dalla Continental - rimette tutto in discussione, con l’Ast che contesta la fornitura e non versa alcune somme alla Barone Gomme. L’azienda, ad oggi, è creditrice di 263.419 euro. Il titolare Sebastiano Barone ricorre così ad un decreto ingiuntivo per il recupero coatto delle somme. Una decisione presa perché, a differenza di altri fornitori regolarmente pagati, non ha ancora rivcevuto dall’Ast quanto dovuto. Recentemente, al fine di recuperare i soldi delle forniture, Barone Gomme ha messo in mora anche l’assessorato regionale all’Economia: deputato al controllo sulle Partecipate. Ed ha chiesto all’assessore Armao di intervenire sul Cda per la vicenda della quota rosa.

Ast Aeroservizi e la poltrona contesa

Dagli appalti alle nomine, sono parecchi i casi aperti all’Ast. L’ultimo riguarda Ast Aeroservizi, controllata di Ast che gestisce l’aeroporto di Lampedusa. Qui lo scontro è politico e in ballo c’è la poltrona di amministratore unico della società. Carica attualmente ricoperta dall’avvocato catanese Gaetano Tafuri, che si è autonominato amministratore unico il 5 settembre del 2018. La medesima persona, quindi, ricopre così il ruolo di controllore (Ast) e controllato (Ast Aeroservizi). Da più parti sono stati sollevati dubbi sull’incompatibilità e inconferibilità dell’incarico, ma a distanza di un anno non c’è stato nessun indietro. E così quella che doveva essere una nomina temporanea o quanto meno - come dichiarato all’epoca da Tafuri a La Sicilia - “una decisione presa nell'ottica di un contenimento dei costi, per evitare di affidare l’incarico a soggetti esterni”, è diventata duratura. A ciò si aggiunga che per i revisori della società il rimborso spese forfettario, autodeterminato da Tafuri in 12 mila euro annui (il predecessore Giovanni Amico ne percepiva 9 mila), è un vero e proprio compenso. Ad Amico, direttore dell’aeroporto lampedusano, Tafuri ha conferito una procura generale per occuparsi della gestione dello scalo. Tant’è che raramente avrebbe garantito la sua presenza nell’isola delle pelagica.

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La vicenda è andata avanti in un clima di sostanziale pax politica, rotta qualche tempo fa allorché Forza Italia ha reclamato il posto di amministratore di Ast Aeroservizi. La società, che dopo un lungo iter ha ottenuto la concessione ventennale dello scalo di Lampedusa, fa gola. E, oggi più di ieri, rientra nella contesa che vede contrapposti da una parte il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, e dall’altra l’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao. Quest’ultimo, assieme a Raffaele Lombardo (leader dell’Mpa), “sponsorizza” la permanenza di Tafuri in Ast Aeroservizi. Miccichè e Dalì (vicepresidente di Ast), invece, ritengono che il posto spetti a Forza Italia. Roba da “manuale Cencelli”. E non solo. Perché dopo il blocco del collegato alla Finanziaria - a causa del disavanzo scoperto dalla Regione, che impedisce di approvare leggi di spesa - deputati e partiti sono rimasti a bocca asciutta. Ma questa è un’altra storia. 

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