Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Movida più sicura, solo il 10% del ghiaccio dei cocktail è contaminato: "C'è sempre più attenzione"

Se nel 2016 i dati si attestavano al 56%, nel 2017 i numeri si sono fortemente ridotti. Pari a un quarto, invece, gli esercizi pubblici siciliani non conformi. All'Ars presentato un vademecum per la produzione di cubetti a norma

Cocktail più sicuri nel capoluogo: la movida palermitana non è quasi più contaminata. Nessuna doccia gelata sulle calde notti della capitale italiana della cultura. Se nel 2016, infatti, il ghiaccio che rinfrescava cocktail e bevande dei palermitani presentava batteri nel 56 per cento dei casi, ossia in 23 operatori del settore sui 41 controllati lungo l'area costiera della provincia, il dato nel 2017 si è ridotto al 10 per cento. Un numero che fa pensare che nel giro di pochi anni ci sarà un'attenzione tale da azzerare del tutto le non conformità.

Cubetti sempre più puliti, dunque, in Whisky, Negroni e Margarita. A dispetto dell'allarme lanciato dopo l'approvazione e divulgazione del manuale di corretta prassi operativa per la produzione del ghiaccio alimentare, i nodi sembrerebbero, dunque, essersi sciolti. Lo studio pilota condotto nel periodo di luglio-agosto 2016 nel palermitano - che aveva "scovato" nei 23 operatori "incriminati" ben 30 non conformità di tipo microbiologico e 3 di tipo chimico, ha portato infatti ad approfondire e allargare i controlli a tutto il territorio siciliano. Pari a quarto i locali non a norma nell'Isola: nel 2017, infatti, su 125 esercizi pubblici esaminati sempre lungo i distretti costieri, a risultare non conformi rispetto al campione oggetto dell'indagine sono 31 operatori, tra locali e ristoranti. A far preoccupare sono, però, sempre le tipologie di non conformità, che risultano sempre per lo più di tipo microbiologico (66 su 67) e derivanti dunque da una scarsa attenzione igienica nel ciclo di produzione.

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I dati emergono da un piano avviato dalla Regione che ha effettuato controlli a campionatura tra i locali pubblici e stilato un vero e proprio vademecum che possa servire da guida perché chi lavora nel settore non cada in errore, ai danni in primis dei clienti della notte. Le analisi raccolte sono state presentate oggi nella sala rossa dell'Ars durante un seminario organizzato dall’Inga, l’istituto nazionale ghiaccio alimentare, alla presenza, tra gli altri, di Giuseppe Plutino della direzione generale per l’Igiene e la Sicurezza degli alimenti del ministero della Salute, della dottoressa Elena Alonzo, direttore del Sian di Catania, di Dario Pistorio, presidente del Fipe Sicilia e di Pietro Schembri, dirigente servizio 7 Sicurezza alimentare dipartimento attività sanitarie dell'assessorato regionale alla Salute.

Proprio la dottoressa Alonzo ha sciorinato i quattro punti chiave della check list redatta per la produzione e gestione del ghiaccio per uso alimentare. "In primis - ha spiegato - è necessario prestare attenzione alle corrette prassi igieniche di base, cioè al tipo di acqua utilizzata e alla pulizia dei filtri. Occorre poi stare attenti alla sanificazione delle macchinette per la produzione dei cubetti e allo stoccaggio. Se il ghiaccio è, infine, autoprodotto all'interno dei bar, è necessario inserire nel manuale di autocontrollo la procedura per l'individuazione dei punti critici nella produzione del ghiaccio". "Allo stato attuale - dice Schembri - la Sicilia è ancora l’unica regione ad occuparsi della problematica. Il ghiaccio alimentare, è un alimento perché destinato ad essere ingerito dall’uomo. La conferenza regionale per la sicurezza alimentare ha istituito una specifica sottosezione dedicata al ghiaccio alimentare, che ha elaborato il nostro piano regionale”.

A complimentarsi per l'attenzione data al problema dagli organizzatori del convegno, il presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè, che non ha potuto prendere parte alla giornata per impegni istituzionali ma che ha voluto comunque lasciare un messaggio. “Una sfida globale - ha detto - che passa anche dall’utilizzo del ghiaccio alimentare, indicato dall’Oms come uno degli alimenti a più alto rischio di contaminazione biologica. È apprezzabile che la Regione siciliana sia la prima ad avere avviato uno studio sul ghiaccio alimentare e avere effettuato controlli su una vasta campionatura di bar e ristoranti. Buona anche l’idea - ha concluso - del vademecum operativo per chi lavora nel settore”.

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