Il viadotto crollò dopo una settimana ma Anas, ministero e Regione non chiedono i danni

Tranne l'associazione Codici, nessuno ha chiesto di costituirsi parte civile contro i 13 imputati accusati di aver inaugurato lo Scorciavacche senza collaudo: il ponte venne giù il 30 dicembre del 2014. Sollevata nuovamente la questione della competenza territoriale ed è certa ormai la prescrizione

Il viadotto Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento dopo il crollo

Né l'Anas, né il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, né l'assessorato regionale allo stesso ramo si sono costituiti parte civile nel processo sullo scandalo del crollo del viadotto Scorciavacche, quello inaugurato in pompa magna e prima del previsto alla vigilia di Natale del 2014 e che non riuscì però ad arrivare in piedi a Capodanno, per un crollo avvenuto il 30 dicembre. Un processo che peraltro è impatanato ormai da tre anni per una questione di competenza territoriale: da Termini Imerese dov'era stato incardinato è stato infatti inviato a Palermo, ma ora le difese hanno chiesto che venga trasferito a Roma e la Procura vuole a questo punto che sia la Cassazione a decidere definitivamente. Tempi lunghi, quindi, che rendono la prescrizione una certezza: mancano due anni e nessuno è stato ancora neppure rinviato a giudizio.

Anas, ministero e assessorato regionale assenti

Nell'udienza preliminare - in cui sono imputate 13 persone, tra cui l'ex presidente dell'Anas, Pietro Ciucci - si è costituita parte civile soltanto l'associazione Codici, rappresentata dall'avvocato Giovanni Crimi. Il gup Claudia Rosini scioglierà la riserva a dicembre sulla questione della competenza territoriale. Il sostituto procuratore Giovanni Antoci, che ha coordinato l'inchiesta, ha chiesto che venga investita la Suprema Corte, in modo da sciogliere il nodo una volta per tutte.

Il nodo della competenza territoriale

Per l'accusa la sede naturale del processo è proprio quella di Termini Imerese, visto che il ponte crollato della Palermo-Agrigento si trova in territorio di Mezzojuso. I giudici di quel tribunale hanno però deciso, dopo l'istanza di una parte degli avvocati, che la sede sia invece Palermo e hanno azzerato tutto. L'udienza preliminare è iniziata in città a marzo ed era stata subito rinviata per un problema di notifiche. Ora è partita, ma si sta affrontando di nuovo la questione territoriale. Alcuni avvocati ritengono adesso che sia Roma, perché lì ha sede l'Anas. Per il pm, il tribunale competente resta inveve quello di Termini.

L'inaugurazione a Natale, il crollo prima di Capodanno

Dalle indagini era emerso che il ponte sarebbe stato costruito su un terreno instabile e che sia l'Anas che la "Bolognetta scpa", la società che realizzò i lavori, ne fossero perfettamente a conoscenza. Nonostante non ci sarebbero stati i requisiti e neppure il collaudo dell'opera, si decise comunque di inaugurare in anticipo l'infrastruttura (completata - cosa più unica che rara in Italia - prima dei tempi stabiliti). Era il 23 dicembre del 2014. Esattamente una settimana dopo il viadotto crollò, per fortuna in una momento in cui nessuno lo stava percorrendo. Per la Procura, gli imputati avrebbero accelerato i tempi solo per poter ottenere dei premi di produttività. Le accuse vanno dalla concussione al falso fino all'attentanto alla sicurezza dei trasporti.

Un processo impantanato

L'inchiesta era stata chiusa a giugno del 2017 dal pm Antoci, che allora era in servizio a Termini. Le difese sollevarono in udienza preliminare il problema della competenza territoriale, sostenendo che fosse Palermo (dove materialmente era stata firmata l'ordinanza di apertura del viadotto) e non Termini, territorio in cui invece il ponte era concretamente crollato. Il gup respinse le istanze e rinviò tutti a giudizio: oltre a Ciucci, gli imputati sono altri dirigenti dell'Anas, Alfredo Bajo, Stefano Liani, Michele Vigna, Salvatore Giuseppe Tonti, Claudio Bucci, Maria Coppola, e poi i vertici della "Bolognetta scpa", Pierfrancesco Paglini, Stanislao Fortino, Giuseppe Russello, Fulvio Giovannini, Giuseppe Buzzanca e Nicolò Trovato.

La prescrizione è una certezza

Il fascicolo a quel punto finì per errore al tribunale monocratico, poi passò correttamente a quello collegiale, ma ad una sezione che aveva già troppi processi. Si perse quindi altro tempo per mandarlo all'altra. Davanti ai giudici venne sollevata di nuovo la questione della competenza territoriale che venne accolta: tutto era stato quindi azzerato e mandato a Palermo. E anche qui non stanno mancando gli intoppi che rendono una certezza la prescrizione, mentre il viadotto è tuttora chiuso.

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