Frana sulla Palermo-Catania, Alfano: "Durata dei lavori? Un anno e mezzo"

Il costo dell'opera dovrebbe essere tra i 27 e i 30 milioni di euro. Così il ministro dell'Interno: "Il governo è pronto alla dichiarazione dello stato emergenza per consentire la realizzazione della bretella di collegamento provvisorio"

Angelino Alfano e Francesca Cannizzo in conferenza stampa

Era il 10 aprile: un pilone del viadotto Himera che scricchiola, l'autostrada Palermo-Catania di colpo "interrotta", la Sicilia che di fatto viene spezzata in due. Subito il sospiro di sollievo, poi giù polemiche, accuse, sopralluoghi, promesse, indici puntati. Adesso, a distanza di quasi un mese, arriva anche una schiarita sui tempi. La notizia è che i lavori avranno una durata che oscilla tra i 15 mesi e un anno e mezzo. A parlare è il ministro dell'Interno Angelino Alfano, intervenuto in conferenza stampa al termine di un vertice sulla sicurezza, che si è tenuto in Prefettura alla presenza dei responsabili della sicurezza a livello territoriali e dei prefetti di Palermo, Caltanissetta, Trapani e Agrigento. Il governo nazionale intanto è pronto a dichiarare lo stato di emergenza. E' il primo punto delle linee dettate oggi da Angelino Alfano,

Il piano, messo a punto e studiato dall'Anas, prevede la realizzazione della bretella di collegamento provvisorio e la demolizione dei due viadotti ceduti. "E' un segnale di chiarezza - ha detto Alfano - per dare un'immediata risposta ai siciliani che si trovano in due parti di due Sicilie separate. La gravità di questo danno è stata evidenziata dai prefetti di Palermo, Caltanissetta e Agrigento. E' una situazione di reale emergenza. I lavori avranno una durata tra 15 e 18 mesi con un costo che potrebbe aggirarsi tra i 27 e i 30 milioni di euro. Le opere - ha aggiunto Alfano - saranno discusse nel prossimo consiglio dei ministri fissato per venerdì".

Altri temi affrontati in vertice la questione dell'accoglienza, dell'ordine pubblico e della sicurezza, nonché degli episodi di criminalità di Gela e di criminalità organizzata a sfondo mafioso in tutto il territorio. A riguardo, il ministro ha annunciato che insieme con il generale di brigata della guardia di finanza, Giuseppe Governale, è stato deliberato che in data 9 maggio si svolgerà l'apertura del covo di Riina, "Un momento importante - ha affermato Alfano - di uno Stato che dimostra di saper vincere". 

Altro tema caldo quello degli scontri "no Expo" avvenuti a Milano sabato scorso. A riguardo Alfano ha voluto precisare che "non è il caso di fare polemiche nei confronti della magistratura. In questo momento il Paese ha bisogno di unità, e poteri e ordini dello Stato devono lavorare insieme. L'uso dell'ipotesi di reato di devastazione che prevede un massimo di 15 anni, centra l'obiettivo di punire questi farabutti col cappuccio col massimo della pena prevista dalla legge". 

A proposito dell'emergenza immigrazione, Alfano si è innanzitutto complimentato con il prefetto Francesca Cannizzo "per la grande abilità dimostrata nel gestire il fenomeno", sostenendo che "noi paghiamo il conto della questione libica". A riguardo, nella giornata di giovedì 7 maggio Alfano incontrerà il presidente dell'Anci Fassino e il presidente della Conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino per parlare delle forme migliori di gestione dell'accoglienza in Italia. Primo punto prevederebbe azioni mirate volte al blocco delle navi in partenza dalla Libia. "Continuiamo - stocca Alfano - a fare la battaglia sull'equa distribuzione dell'accoglienza. Per chiedere che vi sia un'equa distribuzione anche in Europa, bisogna prima ripartire gli sforzi tra le venti regioni". 

Un accenno poi alla latitanza di Matteo Messina Denaro, in merito al quale "lo sforzo dello Stato è massimo", ma sulla cui cattura "non ci sono previsioni certe" e ai casi di criminalità a Gela "sui quali il prefetto di Caltanissetta, Cucinotta, ha fatto un quadro e su cui si può dire si tratti sia di microcriminalità individuale che di altro genere". In merito al caso Lo Porto, Alfano ha detto che è "una questione sulla quale si sta lavorando e lavorerà". Dopo il vertice a Palermo, ne era previsto un altro a Catania, ma Alfano ha spiegato di dover rientrare prima a Roma a causa della questione dei voti in aula in materia di legge elettorale. 

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