Cronaca

Crollo sulla Palermo-Agrigento, i costruttori: "Pagheremo noi"

Entro due mesi, a partire dal dissequestro dell'area da parte dell'autorità giudiziaria, l'infrastruttura verrà ripristinata. Lo comunica la Bolognetta scpa, società appaltratrice, che però attribuisce la causa ad un "cedimento del terreno"

Il cedimento sul viadotto Scorciavacche della Palermo-Agrigento

"Ripareremo l'opera a spese nostre". Dopo il caso scoppiato per il crollo parziale della variante Scorciavacche della Palermo-Agrigento, la Bolognetta scpa, la società appaltatrice dei lavori, ha comunicato in una nota che provvederà entro due mesi, a partire dal dissequestro dell'area da parte dell'autorità giudiziaria, a ripristinare l'infrastruttura nel tratto tra Bolognetta e Lercara Friddi, dove ieri è andato a fare un sopralluogo il presidente dell'Anas Pietro Ciucci (GUARDA IL SERVIZIO - VIDEO). E senza che ciò comporti un ulteriore esborso per la comunità. L'Ance Sicilia, l'associazione regionale dei costruttori edili siciliani: "Siamo convinti che vada modificata la legge che regola il ricorso allo strumento del general contractor nella realizzazione delle opere pubbliche".

La Bolognetta scpa, che ha vinto l'appalto per l'ammodernamento di 34 chilometri della Palermo-Agrigento, ha previsto il completamento dell'opera nel 2017. "Nel rispetto del proprio programma dei lavori - prosegue la nota - il 23 dicembre è stata messa a disposizione del committente un tratto parziale di 1,3 chilometri, in località Scorciavacche, per l’apertura al traffico. A seguito del rilevamento di alcune fessure nel manto stradale realizzato sopra un terrapieno, il 30 dicembre 2014 è stata disposta la chiusura della tratta interessata, riportando il traffico sul tracciato precedente. Nei giorni successivi, si è registrato un consistente abbassamento su un tratto di circa 30 metri dello stesso terrapieno. L’esame tecnico ha portato ad individuare la causa del fenomeno nel cedimento del terreno naturale sottostante".

Oltre all'episodio specifico, l'Ance è intervenuta per fare un appunto sul quadro normativo che riguarda la realizzazione delle opere pubbliche: "Altri paesi dell’Europa, applicando i normali strumenti di appalto hanno saputo spendere bene e celermente tutte le risorse, senza ricorrere a queste o ad altre scorciatoie di sorta che sono in contrasto con gli indirizzi europei. La legge va cambiata, ma nel frattempo, per evitare di danneggiare solo i cittadini e le piccole imprese, questo grossolano errore del legislatore va affrontato e gestito con senso di responsabilità da parte di tecnici, politici, pubblica amministrazione, associazioni di categoria e l’Anas con la disponibilità e la trasparenza, sempre dimostrata, del suo bagaglio d’esperienza”.

Poi l'affondo dell’associazione regionale dei costruttori siciliani: "Qualcuno potrebbe trarne l’alibi per tentare di fare perdere credibilità al sistema e bloccare il mercato degli appalti proprio nel momento in cui l’Isola ha maggiore bisogno di attivare investimenti pubblici che altrimenti verrebbero dirottati altrove. Si pensi, ad esempio, ai fondi europei in scadenza quest’anno. In realtà - spiegano in una nota - nulla può far passare in secondo piano il vero problema: l’incapacità di programmare, il ritardo nel progettare e la mancanza di coraggio. Occorre più coraggio da parte dei politici e dei burocrati nel mandare avanti e con trasparenza l’apertura dei cantieri esercitando tutti i poteri di controllo, e soprattutto nel cofinanziare gli investimenti di Stato e Regione anche a costo di violare il Patto di stabilità".

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